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Francia: Lemaitre, società democratiche fragili di fronte alla violenza

13 marzo 2015 | 20.37
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Con l'attentato a 'Charlie Hebdo' "non solo si è voluto colpire la libertà di stampa, ma anche la libertà artistica e creativa. Si è trattato, insomma, di un duplice omicidio", ha detto il premio Goncourt 2013, a Roma per la rassegna 'Libri Come', parlando con i giornalisti

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Pierre Lemaitre (Infophoto) - INFOPHOTO

"Le società democratiche diventano molto fragili di fronte alla violenza". Lo ha affermato lo scrittore Pierre Lemaitre, premio Goncourt nel 2013 con 'Ci rivediamo da lassù', parlando anzitutto della 'sua' Francia, in relazione all'attentato a Charlie Hebdo. Lo scrittore francese, a Roma in questi giorni per la rassegna 'Libri come. Festa del libro e della lettura', in svolgimento all'Auditorium Parco della Musica, dove è atteso domani, ha conversato con i giornalisti affrontando a tutto tondo i temi della sua letteratura, ma anche argomenti di stretta attualità, non risparmiando neanche il presidente Hollande:"Se fosse contento della Francia di Hollande sarei un personaggio raro", ha detto.

"Sono stato - ha scandito Lemaitre- come tutti i miei connazionali, emotivamente e intellettualmente colpito da quello che è successo a Charlie Hebdo. Ho fatto ciò che tutti coloro che hanno un minimo di notorietà avrebbero dovuto fare in casi simili: ho denunciato quanto è successo attraverso i media, intervenendo alla radio, in tv e sui quotidiani".

Per Lemaitre "non ci si è limitati soltanto ad assassinare dei giornalisti, che erano vignettisti, caricaturisti e, più in generale, degli artisti. Non solo si è voluto colpire la libertà di stampa, ma anche la libertà artistica e creativa. Si è trattato, insomma, di un duplice omicidio. Le società democratiche diventano molto fragili di fronte alla violenza". Per questo motivo, per lo scrittore francese, "quando viene attaccata la creatività ci troviamo dinnanzi ad un fenomeno estremamente grave".

Allargando poi la sua riflessione Lemaitre si è soffermato sul nodo della forte presenza di musulmani in Francia: "Sulla questione dell'Islam - ha evidenziato Lemaitre- mi sento ferito perché in Francia, come in molti altri Paesi, molti musulmani sono repubblicani e democratici".

"Tantissimi musulmani - ha proseguito lo scrittore- vivono in Francia la loro religiosità in piena conformità alla legislazione della Repubblica. Sono ferito, però, per i tanti musulmani che vengono dominati dagli estremisti. Sono affranto per loro perché sono dominati dagli estremisti con cui vengono confusi. E' necessario fare una netta differenza tra i musulmani che hanno deciso di vivere in pace con la Repubblica e quelli che hanno deciso di imporre la loro religione al mondo intero".

Di Lemaitre, Mondadori ha appena pubblicato 'Irène' e 'Alex', i primi due romanzi di una trilogia noir ad alta tensione. Romanzi che vedono come protagonista il commissario Camille Verhoeven, un nano "felicemente sposato con Irène e in attesa del suo primo figlio". Per Lemaitre "in 'Irène', l'aspetto sociale riguarda l'esclusione e l'handicap. Infatti, Camille ha un handicap legato alla sua altezza. Nel libro descrivo tutte le difficoltà legate alla sua statura. Difficoltà che lo portano ad essere diverso". D'altro canto, ha spiegato Lemaitre, "il filo conduttore di tutti i miei romanzi è l'esclusione".

Tra le tante figure di commissari di cui la letteratura è colma, ciò che rende originale e specifico Camille Verhoeven "è che guarda il mondo in un'ottica diversa, dal basso verso l'alto. In secondo luogo, Camille non è un intellettuale. Possiamo dire che la sua mano è la prolunga del suo cervello", ha chiarito Lemaitre.

Quanto poi ad un possibile adattamento cinematografico della trilogia, Lemaitre ha detto che "il primo e il terzo libro non sono ritenuti adatti al cinema". Ma, ha poi aggiunto, che il "secondo, cioé 'Alex', diventerà un film. Ho redatto il copione con una produzione americana e l'attore al quale abbiamo tutti pensato è Peter Dinklage protagonista della serie tv 'Trono di Spade'".

Lemaitre, infine, è al lavoro "su una serie televisiva poliziesca su un tema originale di 10 episodi di 52 minuti". Una serie che "non è un adattamento di un romanzo".

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