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Lo spread chiude in rialzo

09 agosto 2019 | 17.41
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Per il differenziale tra Btp e Bund un anno vissuto tra prese di posizione, litigi e minacce. Pesante Piazza Affari: Ftse Mib -2,48%

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Immagine d'archivio (FOTOGRAMMA)

Chiude in rialzo a 241 punti base lo spread tra Btp e Bund. Il rendimento del decennale sale all'1,84%. E chiude pesante Piazza Affari, che paga gli effetti della crisi di governo con una giornata inizia male e finita peggio: il Ftse Mib ha chiuso con un -2,48% e oltre 15 miliardi di capitalizzazione bruciati. Male i bancari che hanno pagato il rialzo dello spread con Banco Bpm a tirare la volata in rosso con una perdita di oltre il 9%.

Un anno vissuto sulle montagne russe e a danzare tra prese di posizione, litigi, minacce e dati economici: per lo spread non è stato un anno semplice. Eppure le premesse per assottigliare la differenza di rendimento tra titoli italiani e tedeschi non erano poi così male. Almeno a vedere il credito iniziale concesso dai mercati. Il nuovo governo nasce con uno spread tutto sommato contenuto: apre attorno a 226 punti il primo giugno del 2018, il giorno dell’insediamento. Certo i mercati vigilano e sulle dichiarazioni contro l’Unione del vicepremier Matteo Salvini e la nomina di persone 'no euro' nelle commissioni parlamentari, lo spread sale fino a 238 per saggiare quota 280 punti ad agosto dello scorso anno con la linea dura del governo sulla manovra nei confronti dell’Unione europea. Acchiappa quota 290 dopo il crollo del ponte di Morandi, quando il vicepremier Salvini si chiede se di fronte alla sicurezza non sia il caso di allentare i vincoli e con l’agenzia Fitch che cambia l'outlook per l’Italia da stabile a negativo

A settembre le dichiarazioni della Lega sul rispetto delle regole Ue prima e del vicepremier Luigi Di Maio poi, su una manovra che manterrà i conti in ordine, lo fanno calare a quota 250. Ma dura poco: la richiesta dei Cinque stelle di 10 miliardi da inserire in manovra per il reddito di cittadinanza dà il via a nuovi rialzi e si arriva a sfondare quota 300. Tocca 340 punti il 19 dello scorso ottobre con i titoli di Stato sotto pressione per lo scontro tra governo e Ue sui conti, con l’Unione che invia una lettera sul progetto di bilancio.

Anche a novembre lo spread trova nuovo slancio per tornare oltre quota 300 (311 punti base) con il governo che mantiene la linea delle proprie previsioni economiche contro la visione della Commissione. Il rendimento del decennale si aggira sul 3,5%. A dicembre si torna a scendere il 10 è intorno ai 280 punti base per calare attorno a quota 250 a fine mese con un rendimento del decennale pari al 2,74%.

E' a 247 punti il 30 gennaio e a 260 punti base a fine febbraio. Torna giù a 234 punti passata la metà di marzo quando Moody's decide di rinviare il rating sul debito sovrano dell’Italia. Si trova poco sopra i 255 punti base a fine marzo e resta su quella quota anche a fine aprile. Ma è dopo le elezioni europee a maggio che lo spread torna a scalare le vette per impennarsi fino a 290 punti il 30 di maggio quando l’unione europea invia una lettera al nostro Paese in cui si sostiene che sulla base dei dati notificati, l’Italia non ha fatto progressi sufficienti per rispettare il criterio del debito nel 2018.

Verso la fine di giugno lo spread scende sui 245 punti base quasi a festeggiare l’assegnazione dei giochi olimpici invernali 2026 a Milano e Cortina. E a luglio lo spread sembra tendere al ribasso. Ai primi del mese con la Commissione che blocca la procedura d'infrazione sull'Italia lo spread va sotto quota 200 vede i 189 punti e a fine mese è sui 202 punti con un rendimento sotto l'1,55%. Ancora il 6 agosto stava a 205 punti base. Poi le tensioni nel governo e infine la crisi con lo spread che ora viaggia a 240 punti base, in attesa di indicazioni da parte dei protagonisti sul passo da tenere.

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