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Lombardia: volontari in festa a Milano, +30% associazioni in ospedale

15 maggio 2014 | 17.31
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Milano, 15 mag. (Adnkronos Salute) - Cresce la 'Milano con il cuore in mano'. Le associazioni di volontariato che operano in città all'interno di ospedali e luoghi di ricerca e cura sono sempre più numerose. Oggi sono 237 le realtà che collaborano ogni giorno con i 10 ospedali e Irccs pubblici. Con un trend positivo confermato in diverse strutture, dove si è avuto un aumento delle associazioni accreditate con punte fino al 30% rispetto allo scorso anno. Per ringraziare pubblicamente chi mette il suo tempo a servizio dei più deboli, ospedali e Irccs pubblici del capoluogo lombardo, insieme ad Asl Milano, hanno organizzato una grande festa in loro onore nell'Aula magna dell'università degli Studi.

E' stato un momento per conoscersi a vicenda, per confrontarsi sulle diverse realtà e far nascere legami e collaborazioni, per farsi conoscere dal grande pubblico e sensibilizzare anche i giovani all'attività di volontariato tra i malati. Accompagnate dal concerto della Fanfara del 3° battaglione carabinieri Lombardia - riferisce una nota dell'Asl - sul palco della Statale si sono susseguite diverse testimonianze volte a illustrare l'ampia e variegata realtà delle associazioni. All'evento hanno presenziato le autorità regionali, della provincia e dei comuni.

Tra le varie iniziative delle associazioni la clownterapia, con clown-dottori che ogni settimana visitano i reparti pediatrici per strappare un sorriso ai bimbi ricoverati, e il Progetto giovani e pazienti adolescenti, dedicato ai ragazzi malati di tumore, che ha l'obiettivo di creare un nuovo modello di organizzazione medica e di cultura specifica, con la sfida di occuparsi non solo della malattia, ma della vita dei ragazzi. Altri progetti, supportati da associazioni, si occupano di creare spazi e proposte per rendere il luogo di cura un posto migliore per gli adolescenti malati, ma anche di organizzare incontri per parlare in modo aperto delle diverse patologie, per portare il malato a conoscere il proprio medico in un luogo e in un tempo che non sono solo quelli della visita, aiutandolo ad aprirsi nei confronti del personale sanitario, creando un'empatia utile anche al prosieguo della terapia e una rete di assistenza per i pazienti fuori sede e le loro famiglie, aiutando a trovare la giusta accoglienza.

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