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M5S, libro Sabatini: "Operazione 'affama Rousseau' per eliminare democrazia interna"

17 febbraio 2022 | 12.40
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"Una volta fatto fuori Rousseau, si sarebbe cancellata ogni forma di democrazia interna assistendo a imbarazzanti 'elezioni' con monocandidati – come nel caso della nomina di Giuseppe Conte a presidente del MoVimento 5 Stelle – o a strumentali e sterili ratifiche di nomine imposte dall’alto da persone, a loro volta, nominate da qualcun altro, come in occasione della definizione della struttura partitica composta da decine di comitati. Per questo chi attaccava Rousseau per i disservizi lo faceva per un motivo specifico: eliminare la democrazia partecipata per trasformarla – come sarebbe avvenuto con Giuseppe Conte capo politico – in una mera e mediatica attività di approvazione di provvedimenti imposti dall’alto che avrebbe consentito, da una parte, di continuare a raccontare al mondo esterno una democrazia interna che in realtà non esisteva più e, dall’altra, di rassicurare all’interno chi questa stessa democrazia la voleva cancellare". E' una delle accuse mosse da Enrica Sabatini, attivista storica del M5S, socia dell'Associazione Rousseau e compagna di vita di Davide Casaleggio, nel suo libro 'Lady Rousseau', un duro j'accuse contro il Movimento e i vertici che ne hanno distrutto, a suo dire, valori e progetto.

"Creare un’infrastruttura solida per ampliare il potere decisionale degli iscritti avrebbe scatenato - scrive Sabatini nel libro, edito da Piemme e letto in anteprima dall'Adnkronos, in cui vengono narrati segreti e i retroscena della piattaforma Rousseau e del conflitto Casaleggio-Movimento 5 Stelle - un effetto antitetico moltiplicando l’offensiva verso Rousseau e verso chi si batteva per proteggere i principi di partecipazione dei cittadini alla vita politica e per il rinnovo generazionale all’interno del MoVimento. Il problema non era la tecnologia, il problema era il suo utilizzo".

"Dopo le dimissioni di Luigi e a seguito della riunione nella quale venne illegittimamente stabilito di non votare il suo successore perché avrebbe vinto Alessandro Di Battista, si avviò il periodo più buio del MoVimento, la sua forma peggiore: il disconoscimento di se stesso e la distruzione dell’altro. La prima azione nei nostri confronti fu quella di crearci problemi economici. Qualcuno in Senato lo esplicitava sbeffeggiandoci: operazione 'affamiamo Rousseau '. Era molto semplice, in fondo, si trattava di usufruire della nostra professionalità e non pagarla".

Un ruolo rilevante, in questa guerra, viene rivestito da Vito Crimi, a cui Sabatini riserva le parole forse più dure nel suo libro. "In qualità di capo politico reggente e di presidente del comitato di garanzia, mise in atto una decisione eclatante: bloccare i probiviri nell’avviare provvedimenti disciplinari contro chi non restituiva parte dello stipendio o verso chi non era in regola con i pagamenti a Rousseau. Un atto senza precedenti che rovesciava totalmente il principio cardine del MoVimento: il rispetto delle regole stabilite. Ma c’era di più".

"Il doppio ruolo rivestito gli conferiva un potere incredibilmente superiore a qualunque capo politico. In quanto presidente del comitato di garanzia, Vito Crimi presiedeva il comitato che fungeva da organo di appello per chiunque fosse stato oggetto di eventuali sanzioni". Si trattava, rimarca Sabatini, "di un’autorità abnorme. Un potere in grado di ledere ogni contrappeso di garanzia in una comunità. Un potere in grado di rendere una sola persona il padrone assoluto senza alcun bisogno di un passaggio assembleare . Avvalendosi, in quanto membro anziano del comitato di garanzia, della possibilità di reggenza da quasi più di un anno e mezzo, Vito Crimi si attribuì di fatto una forza al di sopra di chiunque altro. Ovviamente gli esiti non tardarono ad arrivare".

"Il MoVimento, - si legge sempre nel libro della Sabatini - attraverso Vito Crimi, iniziò a chiedere e a ottenere da noi un numero assolutamente eccessivo di attività aggiuntive" e i membri del'associazione Rousseau, secondo la compagna di vita di Davide Casaleggio, "da vittime" vennero "descritti agli occhi del mondo addirittura come carnefici". "La tecnica del procrastinare e dello sfruttare il lavoro degli altri unita a una nostra forse anche ingenua sicurezza di una buona fede delle persone che avevamo davanti, avrebbe portato in pochi mesi alla conseguenza peggiore: un debito di oltre mezzo milione di euro del MoVimento 5 Stelle nei confronti di Rousseau con svariati professionisti che attendevano di essere retribuiti per le prestazioni garantite e con il MoVimento che si rifiutava di farlo".

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