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Macula Today. Tornare a vedere con un microchip sotto la retina

03 ottobre 2016 | 18.55
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Modello di ultima generazione 'Prima' di Pixium Vision - Adnkronos Salute

E' grande un cinquantesimo di un'unghia e permetterà di raddoppiare la qualità della visione rispetto ai modelli passati. Passando dal buio totale a potersi orientare nello spazio. E' il microchip retinico di terza generazione la cui sperimentazione sull'uomo partirà entro fine anno in Francia grazie al lavoro di Serge Picard. L'esperto e' stato ospite a Roma del convegno 'Macula Today', promosso dal 'Macula & Genoma Foundation Onlus', insieme a oculisti, genetisti e pazienti affetti da patologie generative della macula.

Nel mondo sono state già impiantate circa 300 protesi epiretiniche. Se la sperimentazione del modello di terza generazione avrà successo si amplierà la platea di chi potrà usufruire del dispositivo. "Al momento le protesi epiretiniche hanno dimostrato di poter restituire una parte della visione - sottolinea Picard all'Adnkronos - per questo dobbiamo continuare su questa strada e aumentare gli studi. A brevissimo, entro la fine dell'anno, inizieremo la sperimentazione sull'uomo della terza generazione di protesi retiniche, molto piu' perfomanti dei modelli passati e con un qualità di visione molto buona".

Secondo l'esperto francese la vera novità del futuro sarà l’optogenetica, che mescola le terapie ottiche tradizionali all’uso della genetica per individuare e colpire esattamente le zone interessate da malattie degenerative dell'occhio. In particolare si sta studiano il gene di un'alga marina con la possibilità di impiantare la proteina fotosensibile del microrganismo nell'occhio. "Usare il gene di un'alga per tornare a vedere - chiosa Picard - Tra un anno partirà la sperimentazione su questa possibilità”.

"L'obiettivo di restituire la vista ai non vedenti e' ambizioso e forse e' quello per cui molti di noi hanno deciso di diventare oculisti - spiega Andrea Cusumano, presidente della 'Macula & Genoma Foundation Onlus' - Questo e' oggi già perseguibile, ma si deve considerare che il recupero visivo che oggi noi abbiamo a disposizione, con le protesi artificiali e altri mezzi come l'optogenetica e l'ingegneria molecolare (geni modificati che riducono la progressione della cecità), incide sulla percezione delle cose che sono intorno alla persona. Ma per chi ha vissuto nel 'nero assoluto' anche poter riguadagnare un minino di autonomia e' molto".

"Esistono delle protesi artificiali che usano già microchip epiretinici. Oggi presentiamo un salto di qualità di queste protesi - osserva Cusumano - con un raddoppio della risoluzione. Il futuro prossimo e' dunque in Francia con un nuovo microchip epiretinico che si prefigge non solo di restituire un minimo di visione utile a chi ha la retinite pigmentosa, distrofia dei coni o altre patologie molto rare, ma si prefigge di restituire una qualità visiva a chi soffre della degenerazione maculare legata all'eta'. Non più ciechi assoluti ma ipovedenti, consentendo in futuro, se la sperimentazione avrà successo, di ampliare lo spazio della vita di relazione di chi oggi usa solo la visione periferica".

Ma come funzionano queste protesi? "C'e' un microchip, impiantato con un'operazione chirurgia sotto la retina - risponde Cusumano - che genera un segnale recepito dalle cellule della retina ed elaborato da uno speciale tipo di occhiali, sempre più 'hi tech', indossati dal paziente".

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