Venerdì in Questura lo Sco per gli esami irripetibili su pc, tablet e telefonini di tutta la famiglia, alla presenza dei legali. Tramontata l'ipotesi di un'ingestione accidentale della ricina, si procede per duplice omicidio aggravato: nessun indagato
Gli investigatori, al lavoro sul giallo di Pietracatella, vogliono sapere se, a cercare in rete notizie sulla ricina, siano state le stesse donne poi morte avvelenate, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia. E’ quanto emerge dalla convocazione dei legali delle parti offese e degli indagati, per venerdì mattina, in Questura a Campobasso, quando saranno estratti i dati da telefoni, modem, pc e tablet prelevati nei giorni scorsi dalla casa di Pietracatella.
I nuovi accertamenti tecnici non ripetibili, per il caso di Pietracatella, su telefoni e computer, saranno effettuati da personale dello Sco, delegato dalla Procura di Larino. Gli esperti informatici dell'Anticrimine dovranno estrarre i dati dai 7 dispositivi elettronici prelevati nella casa della famiglia Di Vita lo scorso 4 maggio. Lo Sco avrà poi 60 giorni di tempo per consegnare il lavoro.
La Procura, nel dettaglio, chiede di estrapolare da ciascun apparato dati utili per accertare rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet eventualmente dirette a procurarsi ricina, anche da parte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. Poi l’estrapolazione delle eventuali chat intrattenute tra mamma e figlia, inerenti la patologia da ricina. Viene anche chiesta l’estrapolazione di tutti i dati relativi ai rapporti con familiari, parenti e amici, da identificare, per accertare fatti e circostanze idonee a ricostruire le abitudini di vita, i rapporti interpersonali delle vittime; infine, i dati relativi alla presenza di documenti, note, pagine di diario, missive inerenti eventuali patologie sofferte dalle vittime e non conosciute.
C’è un elemento che ora emerge con chiarezza dagli atti dell’inchiesta sul giallo di Pietracatella e che contribuisce a definire meglio il quadro nel quale la Procura di Larino sta sviluppando le indagini sulla morte di Antonella e della figlia Sara. "Nel procedimento aperto contro ignoti, vengono contestati gli articoli 575, 576, comma 1 numero 2, e 577, comma 1 numero 2, del Codice Penale, elementi che inquadrano il fascicolo nell'ambito del duplice omicidio volontario aggravato" afferma la procuratice Antonelli in una sua nota per la stampa. L’articolo 575 disciplina l’omicidio volontario. L’articolo 576 introduce aggravanti che rendono il quadro più grave sotto il profilo penale. Ma il passaggio che assume particolare rilievo investigativo è il richiamo all’articolo 577, comma 1 numero 2. Ovvero l'aggravante dell’avvelenamento, che può prevedere come pena l'ergastolo. Come ha precisato la stessa procuratrice Antonelli, con il suo comunicato. Resta però un punto fermo: non risultano al momento persone formalmente iscritte nel registro degli indagati per il filone del duplice omicidio, che continua a procedere contro ignoti. Così come appare chiaro che l'ipotesi di ingestione accidentale della ricina è ormai tramontata. Nelle prossime ore dovrebbero essere riascoltati, Gianni Di Vita, sua cugina Laura e la zia Maria.