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Mafia Capitale, Grillo: "Marino via e il prefetto sciolga il Comune"

06 dicembre 2014 | 12.10
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Il sindaco dispone la rotazione dei dirigenti. Tre autosospesi nel Pd: Ozzimo, Coratti e Patanè. Orfini: "Gli auguro di riuscire a dimostrare la propria estraneità". Non è mafia capitale per legale di Buzzi: "Porrò questione a Tribunale del Riesame". Parolin: "Forte preoccupazione per l'illegalità". Berlusconi: "Uno scempio, si devono dimettere tutti". Spuntano contatti con calciatori e vip. Renzi: ''E' uno schifo, subito i processi''

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Ignazio Marino (Adnkronos)

Il Movimento 5 Stelle chiede al Prefetto "di valutare con urgenza la possibilità di sciogliere il Comune di Roma per infiltrazioni mafiose e poi andare al voto" e al sindaco Ignazio Marino che "faccia un passo indietro per il bene della sua città e del Paese tutto". Lo affermano in una nota congiunta Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio, i membri del 'direttorio' Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco, Carlo Sibilia e il capogruppo del Movimento 5 stelle in Campidoglio Marcello De Vito.

"Il Movimento 5 Stelle -si legge nella nota- vuole una Roma libera dalla mafia, una Capitale guidata da persone oneste e trasparenti che combattono realmente la corruzione. Per questo, alla luce dei gravissimi fatti emersi e che continuano a emergere dall'inchiesta 'Mafia capitale', il Movimento 5 Stelle chiede al Prefetto di valutare con urgenza la possibilità di sciogliere il Comune di Roma per infiltrazioni mafiose e poi andare al voto". "I presupposti di aggregazione mafiosa sono sotto gli occhi di tutti. L'unica collaborazione la offriamo al prefetto e alla magistratura e invitiamo i romani a segnalarci qualsiasi informazione utile all'inchiesta. A Marino, che continua a difendere la sua Giunta, diciamo -conclude la nota- che ora è il momento della responsabilità: faccia un passo indietro per il bene della sua città e del Paese tutto".

Intanto, Marino dispone la rotazione dei dirigenti del Comune. “La straordinarietà e la rilevanza degli eventi connessi alle indagini della Procura della Repubblica di Roma, che interessano l’Amministrazione capitolina in queste ore, coinvolgono anche le strutture amministrative dell’Ente, e le funzioni nevralgiche da loro assicurate. Ho dato quindi specifiche disposizioni per procedere tempestivamente a un adeguato riordino, a cominciare dagli incarichi apicali di tutte le strutture, proseguendo con l’applicazione del principio della rotazione già avviato da mesi, nel rispetto della competenza curricolare". È quanto dichiara il sindaco di Roma. "Ciò avverrà - continua - a tutela dell’Amministrazione e del gruppo dirigente, ferma la necessaria continuità amministrativa e il perseguimento degli obiettivi stabiliti, nell’ambito della corrente programmazione strategica”.

Matteo Orfini, presidente del Partito Democratico e commissario del partito a Roma, ha annunciato su Twitter che "Ozzimo, Coratti e Patanè si sono autosospesi dal Pd. Li ringrazio e gli auguro di riuscire a dimostrare la propria estraneità a questa storia". I tre risultano indagati nella vicenda Mafia capitale.

Commentando l'inchiesta su Mafia capitale, il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti ha spiegato che si tratta di "un modello criminale autoctono, una realtà che andava avanti da molti anni. Un modello criminale che, a mio sommesso avviso, riflette tutti i caratteri dell'associazione mafiosa, quindi forza d'intimidazione, omertà, assoggettamento, capacità di corruzione nei rapporti con la pubblica amministrazione, con il potere politico e con il potere imprenditoriale". "Non ci sono infiltrazioni della mafie, hanno replicato un modello - ha aggiunto - Nella vecchia Banda della Magliana c'erano tutti i caratteri dell'associazione mafiosa, questo è uno sviluppo di quel modello autoctono con i suoi rapporti col potere politico e col potere economico".

Intanto non si placano le reazioni e a intervenire è anche il Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, a margine di una visita all'ospedale Bambino Gesù di Roma. "Come può non preoccupare" la situazione di illegalità a Roma, "come si fa a vivere senza legalità. Una società che non guarda alla legalità è una società destinata a lasciare il predominio al più forte e a calpestare il più debole" ha detto il Segretario di Stato vaticano. "Certamente tutto questo provoca molta preoccupazione. Io direi che dovremmo venire qui - ha aggiunto inaugurando la Cappella della struttura pediatrica capitolina - qualche volta, per capire qual è il senso vero della vita. E ritrovare quei valori autentici fra cui c'è anche questo senso profondo della legalità e del rispetto della legge. Non solo come formalismo ma come rispetto sostanziale dei diritti di ciascuno e soprattutto dei più deboli e vulnerabili".

Sulla vicenda è nuovamente intervenuto anche il ministro del'Interno, Angelino Alfano, ospite di 'Omnibus' su La7. ''La capacità dei partiti deve essere quella di avere le antenne sensibili sul territorio - ha rimarcato - Un partito non deve essere avvertito dalla Polizia o dai Carabinieri se di un suo esponente si dice che è un ladro. Il si dice non è una condanna ma può essere un elemento di cautela''. ''E' un'opera faticosa - ha sottolineato il ministro - perché a chiunque sia stato a un certo livello sulla scena politica può essere capitato di avere a che fare con qualcuno che si riteneva perbene e forse non lo era, ma questo fa parte dei rischi del mestiere, quando sei nella gestione di un'organizzazione complessa come è un partito politico''. Il punto, per rispondere alla crisi di sfiducia dei cittadini, ''è che la politica perbene, che non ruba deve mettersi in prima linea per cacciare quelli che rubano - ha concluso Alfano - Non si possono inseguire gli scandali, si deve avere una linea di condotta assolutamente severa e impermeabile alla corruzione''.

Va all'attacco Silvio Berlusconi. "Avete visto lo scempio di Roma. Non possiamo accettare che la città più antica del mondo, la nostra capitale possa essere gestita ancora da chi è compromesso da quanto è accaduto - ha detto il leader di Forza Italia in collegamento telefonico durante un'iniziativa a Palermo dei club Forza Silvio - Si devono tutti dimettere, occorre indire nuove elezioni per dare a Roma gestione di assoluta trasparenza ed onestà, cosa che oggi non c'è".

M5S ribadisce che Matteo Calvio non ha mai fatto parte del Movimento. "Nonostante la rapida smentita da parte del M5S sul fatto che Matteo Calvio non c'entri nulla con il movimento, alcuni organi di informazione diffondono tale falsità - si legge in un comunicato del portavoce Rocco Casalino - Il M5S, dopo una attentissima verifica, afferma e sottolinea che Matteo Calvio non risulta iscritto negli elenchi del M5S, né hai mai ricoperto alcun incarico all'interno del M5S". Calvio, ritenuto dai magistrati titolari dell'indagine 'Mondo di mezzo' il 'duro' incaricato di recuperare crediti e convincere politici e imprenditori a collaborare con l'organizzazione malavitosa, "non ha nulla a che vedere con il M5S" ribadisce Casalino.

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