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Mafia, Dia di Bari confisca beni del boss Stramaglia

21 marzo 2014 | 14.42
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La Dia, Direzione Investigativa Antimafia, di Bari ha eseguito il provvedimento con il quale il Tribunale di Bari ha disposto la confisca di un centro ippico sito nel casertano e beni immobili, tutti riconducibili agli eredi del defunto boss Angelo Michele Stramaglia, assassinato il 24 aprile 2009.

Il provvedimento giunge nell'ambito del procedimento di prevenzione innanzi la Sezione per le Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari all'indomani del sequestro anticipato che venne eseguito il 1° agosto 2012 dagli agenti del Centro Operativo Dia di Bari che, dopo le indagini dirette dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, avevano individuato e censito una serie di disponibilità finanziarie riconducibili al boss Angelo Michele Stramaglia e che riguardavano i cavalli da corsa.

La Dia di Bari così, nell'ambito della operazione ''ferro di cavallo'', aveva individuato, facendo ricorso anche ad intercettazioni telefoniche, l'allevamento Arena di Vincenzo Orefice in provincia di Caserta formalmente intestato a due napoletani ma in realtà nella indiretta disponibilità del boss Stramaglia attraverso prestanome e uomini di fiducia e, quindi dopo il suo decesso, riconducibile al figlio e moglie di questi cui i formali intestatari continuavano ad effettuare versamenti di denaro.

Le indagini condotte dalla Dia hanno dimostrato come i cavalli gestiti dal centro ippico erano in realtà nella piena disponibilità di Stramaglia, esponente di spicco della criminalità organizzata locale e da sempre considerato il luogotenente del boss Savino Parisi. I beni, oggetto del sequestro anticipato operato nell'estate del 2012 ed oggi confiscati, sono così risultati il frutto delle attività delittuose poste in essere da Stramaglia, pur se intestati alla moglie ovvero a terzi ritenuti fittizi.

Anche dopo l'omicidio del capo clan, "è apparso chiaro ed evidente - dalle indagini della Dia - il coinvolgimento degli eredi nella gestione del patrimonio da cui ricevevano ritorni economici, costituiti anche dalla liquidazione dei proventi derivanti dalla gestione dell'allevamento e dalle competizione cui partecipavano i cavalli. Peraltro, l'inesistenza di capacità patrimoniali in capo ai prestanome idonee a giustificare ogni forma di investimento hanno dato sostanza alla ipotesi di effettiva gestione degli affari da parte del boss Stramaglia e quindi dei suoi eredi".

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