Aruba, la scommessa per il futuro è nel cloud (e nella Superbike)

Ad Cecconi, siamo già al di sopra delle nostre aspettative

CYBERNEWS
Aruba, la scommessa per il futuro è nel cloud (e nella Superbike)

La tecnologia cloud e i domini .cloud rappresentano le due scommesse per il futuro di Aruba. Perché se è vero che l'azienda guidata da Stefano Cecconi è una realtà consolidata in Italia, ora la sfida è fare in tutto il mondo quanto realizzato sul territorio nazionale. Anche con 'l'aiuto' di un altro marchio famoso a livello internazionale: Ducati, con il quale Aruba 'corre' per il secondo anno consecutivo nel campionato mondiale di Superbike con il team ufficiale della casa di Borgo Panigale.


"Fin dall'inizio abbiamo pensato, quando siamo partiti con i servizi cloud, che dovevamo replicare il successo nel resto del mondo. Oggi posso dire che siamo sopra al di sopra delle aspettative", dice all'Adnkronos l'ad Cecconi. "Stiamo arrivando in altri Paesi con due approcci differenti. In alcune nazioni apriamo dei datacenter locali. Lo facciamo perché anche se l'Europa è vista come un mercato unico, non è così o quantomeno non lo è considerabile".

Il secondo approccio è più semplice: "Dove non siamo partiti con le nostre infrastrutture, offriamo servizi attraverso datacenter localizzati in altri Paesi". Una possibilità che va bene a chi, ad esempio, in qualche parte lontana del mondo vuole servire clienti europei, e la soluzione è utilizzare una infrastruttura in Europa. Ma anche qua le cose potrebbero cambiare: "Abbiamo in programma di aprire datacenter sia in Asia e negli Usa".

Due mercati, questi ultimi, dove la concorrenza non va sottovalutata. "C'è quella globale, come può essere quella di Google o di Microsoft. Poi c'è quella locale, che magari da lungo tempo hanno un rapporto consolidato col cliente del posto". Ma in ques'ultimo caso, secondo Cecconi non c'è da allarmarsi, perché se può essere un problema per i servizi di hosting, che oramai esistono da decenni, per il mercato del cloud è ben diverso. "Siamo ripartiti tutti dallo stesso livello, dall'inizio, dai blocchi di partenza. Ce la giochiamo, ad esempio, con la vecchia clientela che deve passare da una infrastruttura locale e un datacenter cloud che sia privato o pubblico. E' un caso in cui - spiega l'ad - c'è una forte discontinuità con il passato, per cui non ci sono remore a cambiare fornitore".

Quello del cloud, ricorda inoltre Cecconi, "non è un settore maturo come quello della telefonia mobile, dove la battaglia è spostare utenza da un operatore ad un altro. Nel cloud va proprio scelto l'operatore e le differenze sono soprattutto tecniche. Insomma - aggiunge - non sono commodity e quindi non si gioca sul prezzo".

E su cosa si gioca, allora, la partita? Per l'ad di Aruba è lasciare libertà di scelta al cliente su alcune cose, come quella di scegliere in quale Paese avere il datacenter. "E poi - racconta - abbiamo rilevato, e condividiamo, la paura dei costi della bolletta di un servizio cloud".

Questo perché, attualmente, in molti casi i servizi non sono prevedibili per costi, in quanto i parametri su cui si basano non sono misurabili direttamente. "Una cosa che fa paura e che a volte - scherza Cecconi - nemmeno un ingegnere informatico riesce a calcolare. Quindi abbiamo lasciato alcune risorse a consumo, quelle calcolabili. Mentre gli utilizzi, come quelli della memoria o dello spazio di archiviazione, sono flat".

Cloud, per Aruba, non significa solo servizi nella nuvola. C'è anche il dominio .cloud, uno di quelli offerti dall'azienda italiana, che piace a chi vuole aprire una pagina web, un sito aziendale o uno personale. Al momento, dice Cecconi, "sono circa 50mila i nomi attivi con questo dominio, con una crescita stabile che ci fa stare tra i primi dieci. Essere nella top ten in meno di due mesi dal lancio del .cloud ci rende particolarmente felici". Questo perché, precisa l'amministratore delegato, "non abbiamo nemmeno fatto politiche particolarmente aggressive per attivarli. Sono domini acquistati e basta, e tra chi li ha comprati abbiamo anche molte startup".

Proprio sulle startup, Aruba ha un programma ben preciso che, racconta Cecconi, funziona in maniera molto semplice: "Se viene presentata da un incubatore certificato, daremo i servizi a credito, quindi gratuitamente, per permettere alle startup di nascere e di crescere". Poi c'è il versante investimenti: "Siamo in un fondo, Club Italia Investimenti, a livello di pre seed. Altre startup invece le abbiamo acquistate perché funzionali ai nostri servizi. Le altre sono da una parte un investimento, ma dall’altra ci fa anche piacere vederle crescere. Perché più florido è l'ecosistema, più fa comodo anche a noi".

Mentre a proposito della presenza di Aruba in Superbike, si correrà questo fine settimana la quinta tappa del campionato, a Imola. Il team Ducati è partito bene quest'anno e il pilota Chaz Davies è secondo in classifica, alle spalle di Jonathan Rea della Kawasaki. La scelta di partecipare da protagonisti in Superbike, racconta Cecconi, è arrivata dopo un lungo percorso. Aruba ha iniziato nel mondo del grande sport come sponsor in Serie A del Torino. Ma con l'arrivo dei servizi cloud e del dominio .cloud, l'azienda aveva bisogno di qualcosa "di più ampio respiro. Abbiamo iniziato ad esplorare varie opzioni. Ci siamo accorti - dice - che il target dei servizi tecnologici è affine a quello degli sport motoristici. Tra le tante discipline abbiamo individuato la Superbike".

I motivi sono tanti: innanzitutto c'è il fatto "che si tratta di uno sport che ha una copertura principalmente europea, quella che Aruba cerca per i suoi servizi, e viene trasmessa su canali non a pagamento". E poi, aggiunge, mentre "un team tutto nostro. Volevamo un ruolo diverso e alla fine abbiamo deciso per Ducati, che oltretutto - ricorda Cecconi - è tra i brand più noti al mondo, è italiano. Insomma, siamo compatibili. E così dall'idea di dare vita a una scuderia privata, abbiamo fatto di più, ci siamo uniti e abbiamo dato vita alla squadra ufficiale". E se Aruba punta sulle startup in 'territorio' tecnologico, fa lo stesso anche in campo motoristico: "Quest’anno abbiamo siglato anche un accordo in Superstock 1000. Magari scoviamo qualche talento...".

Quanto, infine, al campionato in corso di Sbk, dice Cecconi, "siamo partiti meglio dell'anno scorso. La moto è stata migliorata, se faremo come il precedente campionato già potrebbe andare bene. Un peccato la gara di Assen, il meteo ci ha un po' penalizzati", conclude l'ad.



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