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Al via '5+5', i designer di successo sostengono le nuove leve della moda

In mostra da oggi al Palazzo delle Esposizioni di Roma il progetto sperimentale di Altaroma per promuovere i giovani talenti

MODA
Al via '5+5', i designer di successo sostengono le nuove leve della moda

Dare spazio al talento sembra l’obiettivo primario di questa edizione di Altaroma, dove i riflettori sono puntati tutti sulle nuove leve del fashion system. Lo confermano i cinque designer di successo che hanno scelto di affiancare le loro creazioni a quelle di designer emergenti nella mostra ‘5+5’, presentata oggi nella cornice di Palazzo delle Esposizioni di Roma. Un allestimento a metà tra una mostra statica e un atelier evocativo, in cui vedere, toccare e studiare gli accessori e gli abiti dei creativi, un progetto sperimentale firmato Altaroma in collaborazione con Vogue Talents, nella sezione Fashion Hub di Altaroma, dedicata ai progetti di scouting e alla promozione di nuovi talenti.


L’esperimento di mentoring innovativo vede affiancati a talenti ormai affermati e di successo come Thomas Tait, Marco De Vincenzo, Nicholas Kirkwood, MSGM Massimo Giorgetti e Paul Andrew i progetti delle nuove leve della moda internazionale, dalle creazioni concettuali di Carlo Volpi alle minibag di Maria Sole Cecchi, passando per i gioielli di Fernando Jorge, e l’unisex di Martine Rose e Matteo Lamandini. Tutti mostrano i propri lavori in un’esposizione che durerà tre giorni, da oggi fino a lunedì.

Se Marco De Vincenzo, vincitore nel 2009 del contest ‘Who Is On Next?’ sostiene l’estro creativo del giovanissimo Carlo Volpi, specialista nel knitwear concettuale, MSGM, il brand di Massimo Giorgetti porta a battesimo il giovane Matteo Lamandini, vincitore l’anno scorso del concorso ‘Designer for Tomorrow’. Lamandini ha mosso i primi passi nel menswear, come assistente designer nelle collezioni uomo per Msgm, per passare poi da Marni, e ha realizzato anche una capsule collection per il brand americano Tommy Hilfiger.

Per questa collezione che ‘controbilancia’ i capi di Giorgetti, Lamandini ha lavorato molto sui tessuti, suo tratto distintivo, e sui capispalla: “Msgm è una grande potenza e questa è una grande opportunità per me - ha detto lo stilista all’Adnkronos - Per la mia collezione sono partito dall’osservazione della realtà di oggi, di quello che stiamo vivendo. Tra i giovani non vedevo la voglia di andare avanti, quindi ho pensato di ispirarmi all’idea del gioco, e l’ispirazione della collezione è il bambino. Ho cercato di ironizzare i tempi odierni con il bambino, che è spensierato, ha voglia di giocare e di divertirsi anche sbagliando, e da questa idea è nata la scelta dei tessuti, come il popeline tutto ricamato e le righe interrotte nelle giacche, che rappresentano il divertimento ma anche gli errori”.

“Ho giocato anche sul mix di tessuti, e in tutti i capispalla la manica a sinistra è di sbieco - ha sottolineato il designer - inoltre, per ribadire l’idea del bambino, ho giocato molto su capi lunghi e corti, ossia sul doppiopetto cortissimo sia per la donna, sia per l’uomo, e anche sulle camicie. Parto sempre dal concetto classico perché mi piace la figura dell’uomo in un certo modo, ma cerco di sdrammatizzarla, rivisitando l’aspetto formale. Ho cercato di mettere capi maschili sulla donna e viceversa, mescolando i generi”.

Stesso discorso per Martine Rose, la stilista londinese che sembra trarre ispirazione dal gender bender, contribuendo con i suoi capi ad abbattere la barriera tra il menswear e il womenswear. Le sue creazioni sono state scelte da Thomas Tait per presentare il suo lavoro a Roma, una serie di abiti ispirati alla cultura giovanile e underground, ma anche ‘alternativi’ come la felpa smanicata in spugna, che non è altro che un asciugamano tagliato e adattato al menswear, tessuti inusuali che nessuno si aspetterebbe di trovare appesi nel proprio guardaroba.

Alcune delle collezioni di Rose hanno avuto risonanza anche tra le celebrities, come Rihanna e Kanye West che hanno indossato uno dei capi iconici della stilista, una pelliccia verde arricchita da patchwork di stampe che richiamano la reclame dei volantini degli anni ‘90.

“Per questa mostra ho scelto dei pezzi chiave e iconici delle mie tre collezioni precedenti, un vero mix dei miei lavori – ha affermato la stilista - le mie collezioni sono basate sullo sportswear. Mi piace molto giocare con i volumi e le forme come i pantaloni da ginnastica flare, molto ampi. La mia è principalmente un’etichetta per il menswear ma molte donne adorano i capi e li adottano nel loro guardaroba. Mi piace lavorare con tessuti inusuali come il lurex o il tessuto spugna degli asciugamani e sapere che sebbene realizzi degli abiti per gli uomini, molte donne li scelgono. Per me è davvero un grande onore”.



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