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Maglie vs Ferragni: "Depressione post partum produce denunce". Ecco la replica

03 aprile 2021 | 19.08
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Botta e risposta social con scintille tra la giornalista e Fedez e poi con l'influencer

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(Fotogramma)

Botta e risposta social con scintille fra la giornalista Maria Giovanna Maglie e Fedez. "La depressione post partum di Chiara Ferragni produce denunce politiche feroci alla Lombardia Sempre la vecchia storia di fare il proprio mestiere (si fa per dire)...", scrive su Twitter Maglie, riferendosi al post di denuncia dell'influencer che ieri ha accusato di 'incapacità' la regione Lombardia sulla gestione del piano vaccinale.

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Puntuale la replica del rapper, che, citando il tweet, risponde per le rime: "Questa signora ha diagnosticato una depressione post parto a mia moglie via Twitter, avanguardia. E io che mi limitavo a riconoscere le idiozie partorite da certi imbecilli. Devo aggiornarmi", ribatte. Il post della giornalista ha suscitato moltissimi commenti, alcuni a supporto dell'opinione, altri di critica. "Una depressione non credo possa essere diagnosticata via Twitter (spero non fosse intesa come insulto, continuo credere nell’intelligenza), se il preposto a fare il mestiere di vaccinare gli anziani lo avesse fatto non ci sarebbe stato caso, per non parlare della ridicola toppa", scrive Luca Bizzarri.

La giornalista, in un altro tweet, ha ribadito il concetto espresso. "Ribadisco il concetto, rivendico la battuta che i fan di sinistra della Ferragni pensano sia loro privilegio. L’omessa segnalazione del Comune di residenza nella compilazione dell'adesione è stato l'unico problema della nonna di Fedez. Il resto è propaganda", scrive secca Maglie.

Chiara Ferragni replica: "E per la giornalista che mi ha diagnosticato una depressione post partum via Twitter per il fatto di essermi esposta vorrei dire che così non solo risulta poco professionale (si è trasformata in medico in un tweet in cui afferma che ognuno debba fare il proprio lavoro) ma anche completamente fuori luogo ridicolizzando una situazione molto grave e invalidante che colpisce almeno il 10/15% delle donne e che deve assolutamente essere presa sul serio".

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