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Coni: Malagò a Barelli, stop ricorso Tar o decadi da presidente Fin

24 maggio 2016 | 14.55
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Il presidente del Coni Giovanni Malago'

Se Paolo Barelli non ritirerà il ricorso al Tar contro l'assoluzione di Giovanni Malagò, decadrà dalla carica di presidente della Federazione italiana nuoto. È l'ultimatum lanciato dal numero uno del Coni nella Giunta odierna. Il monito del presidente del Coni segue l'archiviazione della denuncia per calunnia firmata da Barelli contro il segretario generale del Comitato olimpico italiano, Roberto Fabbricini. In precedenza, Barelli e la stessa Fin avevano presentato ricorso al Tribunale amministrativo contro la decisione del Collegio di Garanzia, presieduto da Franco Frattini, di accogliere il ricorso di Malagò cancellando l'inibizione di 16 mesi che gli era stata inflitta per giudizi lesivi nei confronti di Barelli.

"Le carte sono molto chiare", ha sentenziato Malagò ricordando, a margine della Giunta odierna, come l'ineleggibilità e la decadenza dalla carica di presidente siano previste nei casi di controversie giudiziarie contro il Coni, sia dall'articolo 7.4 (comma 7) dei Principi Fondamentali degli statuti delle federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive ed associate, sia dall'articolo 25 (punti 7 e 8) dello statuto della Fin. “Finalmente oggi c'è una sentenza definitiva che chiarisce questo contenzioso. E forti di questa sentenza oggi si è potuto finalmente parlare in Giunta. Quello che per noi contava era la liceità comportamentale di Frabbicini", ha sentenziato Malagò.

"Non si può non evidenziare che il 14 giugno c'è il ricorso al Tar. Noi abbiamo fatto il nostro dovere, ci appelliamo a quelle che sono le regole", ha proseguito il capo dello sport italiano, rilevando che "oggi qualcuno in Giunta ha invitato Barelli a ritirare il ricorso dopo tutto l'imbarazzo procurato. Con molta franchezza mi stupirebbe se lo facesse, e se pure fosse lo farebbe solo per evitare l'applicazione di un codice è molto chiaro".

Parlando del contenzioso tra Barelli e Fabbricini, il presidente del Coni ha rivelato che "in questi due anni il segretario generale ha sempre detto che se questa querela fosse andata avanti, lui si sarebbe dimesso. Con Roberto (Fabbricini, ndr) c'è una condivisone totale di quelle che sono le nostre responsabilità e io per primo non lo avrei messo in condizione di lasciarlo da solo". Malagò ha inoltre spiegato che la posizione assunta da Barelli contro Fabbricini, è stata "molto dura, pesante, anche nei termini usati sotto il profilo delle accuse fatte. È significativo invece che il giudice ha, non solo archiviato con formula piena, ma ha anche riconosciuto il diritto e anche il dovere del segretario generale come atto dovuto, in linea con la sua persona nei suoi poteri e nelle sue funzioni".

Non si è fatta attendere la risposta del numero uno della Fin. "La Federnuoto è stata attaccata da suo padre, il Coni, e ha reagito. Le conseguenze le vedremo", è la replica di Paolo Barelli, presidente della Federnuoto, al numero uno del Coni, Giovanni Malagò, che lo ha invitato a ritirare il ricorso al Tar contro la sua assoluzione, decisa dal Collegio di Garanzia, per non incorrere nella sua decadenza dalla presidenza della Fin. La vicenda ha monopolizzato il Consiglio nazionale odierno, nel corso del quale ha preso la parola anche l'avvocato del Coni, Alberto Angeletti, con una sintesi della vicenda giudiziaria che divide ormai da anni i due dirigenti.

"Angeletti entra nel merito della questione, io non ho qui l'avvocato e mi autodifendo", dice Barelli, prima di sottolineare che la denuncia per truffa nei suoi confronti "è stata archiviata perché il fatto non sussiste" e che "in questo momento non c'è nessun ordine perentorio di iscrivere me nel registro degli indagati". Per quanto riguarda la denuncia penale contro Barelli per malversazione e falso, il numero uno della Fin sostiene che "non è assolutamente vero che Marco Befera (consulente del Coni, ndr) ha indicato la necessità di denunciare Federnuoto" e che "la denuncia nasce da un parere pro veritate che salvaguarda Fabbricini (il segretario generale del Coni, ndr) stesso dall'ipotesi di dolo".

Poi, rivolgendosi agli altri membri del Consiglio: "Io e la Fin ne abbiamo le tasche piene molto più di voi, che ogni mese dovete sentire parlare di questa cosa e di come la canta in modo magistrale il presidente del Coni".

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