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Malattie rare: Iss, con 'videofavola' bambini raccontano fragilita' e integrazione

24 febbraio 2014 | 14.48
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Roma, 24 feb. (Adnkronos Salute) - Le malattie rare scoperte e raccontate dai bambini attraverso la fiaba, il confronto, i colori, l'arte. E' la videofavola 'Con gli occhi tuoi', un articolato progetto dell'Istituto superiore di sanità per Uniamo Fimr onlus, frutto di un impegno corale, oltre che dei bambini di due classi elementari, di diverse istituzioni, che da domani sarà online sul portale del ministero della Salute. L'iniziativa, è infatti promossa dal dicastero di Lungotevere Ripa e realizzata in collaborazione con l'ospedale pediatrico Bambino Gesù e il ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, e con il patrocinio del Centro per la Pastorale della Salute del Vicariato di Roma.

Si tratta di un'esperienza-pilota che potrà essere ripetuta in tutte classi. Anche per questo la favola e i materiali, compresa una Guida all'uso per i docenti, saranno disponibili da domani sul portale del ministero. 'Con gli occhi tuoi' è una favola d'autore, nata dalla fantasia dei bambini che, insieme con l'artista Vera Puoti che ha rielaborato per Uniamo i loro disegni, hanno inventato le trame. Dalla fantasia di giovani alunni di II e III elementare è nata una storia - con finali differenti e che lascia spazio alla rielaborazione - per grandi e piccoli che affronta il tema dell'inclusione e dell'integrazione attraverso la vicenda di un bambino fragile divenuto eroe grazie alla musica e ai suoi amici. La favola è interamente realizzata dai bambini per i bambini. Oltre che dagli allievi delle classi 'Ermenegildo Pistelli' e 'Giacomo Leopardi' di Roma, le musiche del video sono state eseguite dagli allievi della Scuola di musica 'Sylvestro Ganassi'.

"Al nostro telefono verde arrivano tante telefonate sul disagio che provano i bambini malati nei contesti sociali, nelle diverse comunità - afferma Domenica Taruscio, direttore del Centro nazionale delle malattie rare dell'Iss - La scuola è uno degli scogli più difficili da affrontare per questi bambini, ma spesso le difficoltà cominciano proprio dagli altri genitori e dalla paura che genera la condizione di malattia ed è per questo che, accanto alla ricerca, che è la nostra principale attività, cerchiamo di promuovere anche tutto ciò che intorno a queste persone crea un tessuto di solidarietà e accoglienza perché la loro invisibilità non sia per loro l'ennesima ferita". (segue)

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