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Mani Pulite, il Di Pietro di '1992': "E' stato un boato enorme ma non è cambiato nulla"

14 febbraio 2022 | 17.12
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L'attore Antonio Gerardi all'AdnKronos: "Il mio giudice non un'imitazione da Bagaglino ma

un personaggio che lo ricordava"

Un'occasione mancata. Per l'attore Antonio Gerardi, che nella serie televisiva '1992' del 2015 ha vestito i panni di Antonio Di Pietro, Mani Pulite ha offerto l'opportunità di cambiare l'Italia senza però produrre alcun risultato. "Io - racconta all'AdnKronos - ho creduto seriamente che Mani Pulite cambiasse il Paese. Era una grande possibilità. In realtà c'è stato un boato enorme ma alla fine dei conti non è successo nulla. E' tutto come prima: prima c'era la tangente e ora ci sono le royalties legalizzate. Hanno trovato il sistema per fare quello che facevano prima". Gerardi non nasconde la delusione ribadendo che "quella era l'occasione di un grande cambiamento. In realtà non è cambiato nulla".

L'attore nella serie si è calato nella figura dell'ex magistrato: "Il rischio nel fare Di Pietro, un personaggio così forte e popolare, era grosso. O andavi al Bagaglino - dice - nel senso che trovavi qualcuno che lo imitasse, oppure dovevi trovare la dimensione per fare un Di Pietro tuo che in qualche modo lo ricordasse. Quindi si è trattato di non una vera imitazione arricchita dalla solita frase 'che c'azzecca'. Di Pietro è un personaggio con una personalità talmente forte che se lo interpreti ti accorgi che sei su una lama, è un attimo che sbarelli. Ho provato a fare il mio Di Pietro. Dopo la serie '1992' è arrivata '1993' e '1994'". Insomma, "si parte dall'arresto, con le mani in pasta, di Mario Chiesa al Pio Albergo Trivulzio e si racconta quello che è successo in seguito. La produzione è stata di altissimo livello, non capita sempre di girare con persone così".

Per Gerardi, quindi, prestare il volto al Pm di allora è stato un impegno gravoso perché "all'epoca era famosissimo. C'è stato il periodo in cui quando Di Pietro si fermava al semaforo si bloccava Milano. Ricordo che con la scorta andava a mangiare vicino a Bergamo e le ragazze dei centri commerciali dei paesi limitrofi andavano dove stava lui. A Milano ho visto gente che lo applaudiva dalle macchine. Tutti ci abbiamo creduto e poi è finita come è finita. Era uno come noi", conclude Gerardi.

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