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Maradona, l'omaggio dell'Eliseo: tributo da capo di Stato

26 novembre 2020 | 11.58
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Foto Afp

Di Marco Liconti

L'Ellseo ha riservato a Diego Armando Maradona, morto ieri all'età di 60 anni, un tributo da autentico capo di Stato, da leader di una Patria senza confini, quella del calcio, alla quale appartengono centinaia di amanti di questo sport, in ogni angolo del mondo.

"Il Presidente della Repubblica saluta questo indiscusso dominatore del pallone che i francesi hanno tanto amato. A tutti coloro che hanno risparmiato la paghetta per completare finalmente l'album Panini Mexico 1986 con la sua figurina, a tutti coloro che hanno cercato di negoziare con la propria compagna o col proprio compagno per battezzare il figlio Diego, ai suoi connazionali argentini, ai napoletani che hanno disegnato affreschi degni di Diego Rivera con la sua effigie, a tutti gli amanti del calcio, il Presidente della Repubblica rivolge le sue più sentite condoglianze. Diego rimane". Si conclude così, la toccante nota con la quale la Presidenza francese ha voluto commentare la scomparsa del grande campione, spentosi ieri a 60 anni.

Un lungo comunicato, che con toni commossi ricorda l'epopea di Maradona. "La mano di Dio aveva messo sulla terra un genio del calcio. Ce l'ha appena ripreso, con un dribbling imprevisto che ha ingannato tutte le nostre difese. Voleva, con questo gesto, chiudere il dibattito del secolo: Diego Maradona è il più grande calciatore di tutti i tempi? Le lacrime di milioni di orfani rispondono oggi con prove dolorose", è l'inizio del comunicato dell'Eliseo.

"Nato in un sobborgo povero di Buenos Aires, Diego Armando Maradona fa sognare la sua famiglia e il suo quartiere con i suoi dribbling, che presto crocifiggeranno i migliori difensori europei. Il Boca juniors e i leggendari derby lo rivelano nel calcio mondiale. È stato il Barcellona a portare a casa il diamante, convinto di aver finalmente trovato il successore di Johan Cruyff per dominare ancora una volta il calcio europeo", prosegue il comunicato, che somiglia più al commosso omaggio di un giornalista sportivo di rango, che ad una comunicazione istituzionale.

"Ma fu a Napoli che Diego divenne Maradona - prosegue - Nel sud Italia, il pibe de oro riscopre l'eccessività degli stadi sudamericani, il fervore irrazionale dei tifosi e porta il Napoli sulla via dello scudetto, sui tetti d'Europa. Il Mezzogiorno ha la sua rivincita sulla storia ed è solo il rinforzo di Platini che vedrà la Juventus ancora una volta in parità con i suoi storici rivali", scrive l'Eliseo, ricordando i trionfi napoletani di Maradona.

"Giocatore sontuoso e imprevedibile, il calcio di Maradona non ha pari. . Con un'ispirazione sempre rinnovata, inventava costantemente gesti e colpi. Ballerino sui tacchetti, non proprio un atleta, più un artista, incarnava la magia del gioco. Ma doveva ancora scrivere la storia di un Paese segnato dalla dittatura e dalla sconfitta militare".

"Questa resurrezione - ricorda l'Eliseo - ha avuto luogo nel 1986, nella partita più geopolitica della storia del calcio, un quarto di finale della Coppa del Mondo contro l'Inghilterra, guidata da Margaret Thatcher. Il 22 giugno 1986, a Città del Messico, segnò il suo primo gol con Dio come compagno di squadra. Il miracolo è contestato, ma l'arbitro non ha visto niente:la spavalderia di Maradona strappa il punto".

Il racconto del quarto di finale con l'Inghilterra, che spianò la strada del Mondiale all'Argentina, continua. "Segue poi 'il gol del secolo', che richiama gli spiriti dei più grandi dribblatori del calcio: Garrincha, Kopa, Pelé uniti in una sola azione. Oltre i 50 metri, in un'azione strabiliante, ha superato metà della squadra inglese, ha dribblato il portiere Shilton prima di mandare la palla in rete e la Albiceleste negli ultimi quattro del Mondiale. Nella stessa partita, dio e diavolo, ha segnato i due gol più famosi della storia del calcio. C'era un re Pelé, ora c'è un dio Diego".

"Con la stessa grazia, la stessa superba insolenza, si avvicina alla finale che segna con il gesto più bello del calcio: il passaggio decisivo, il gol del numero 10. Quando alza il trofeo si crea un mito. Nato come l'enfant terrible è diventato il miglior giocatore del mondo. E il Mondiale torna in Argentina: questa volta tocca al popolo, non ai generali. Questo gusto di gente, Diego Maradona lo vivrà anche fuori dal campo. Ma le sue sortite con Fidel Castro e Hugo Chavez avranno il sapore di un'amara sconfitta. È sui campi che Maradona ha fatto la rivoluzione", si conclude l'omaggio dell'Eliseo e quindi di tutta la Francia, al più grande giocatore della storia del calcio. Diego se queda.

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