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Marcinelle, Letta contro Meloni: "Sua lettera grave"

08 agosto 2022 | 13.08
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Le parole del leader Pd dopo la missiva della leader FdI sulla tragedia, pubblicata oggi dal Corsera

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"Ho trovato la lettera della Meloni incomprensibile e anche molto grave". Lo ha detto il segretario del Pd Enrico Letta a margine della visita a Marcinelle in Belgio, commentando la lettera pubblicata oggi dal Corriere della Sera della presidente di Fratelli d'Italia, che chiede di non strumentalizzare la tragedia.

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"Chi si candida a fare presidente del Consiglio deve sapere che bisogna unire il Paese e non dividerlo. Fare polemiche su Marcinelle è incomprensibile e sbagliato - ha proseguito il leader dem -. Sono fiero di essere qui, nel rispetto dei nostri connazionali morti qui, per onorare la loro memoria, per parlare di futuro, un futuro in cui immigrazione e emigrazione non possono avere quell’esito che ebbe allora, 66 anni fa".

"La cosa più grave è dividere i morti in morti di serie A e serie B, ed è quello che fa quella lettera, divide i morti in morti di serie A e morti di serie B, cosa che noi non faremo mai. Per noi - ha spiegato Letta - sono tutte persone umane che meritano il rispetto. La prima cosa da fare è cercare di unire e non cercare di dividere. Sento di aver fatto bene a esserci e a dire queste parole. Che sono parole di rispetto per uno dei più grandi drammi del nostro tempo, che non può essere strumentalizzato con l'idea che ci sono morti di serie A e morti di serie B".

"Sono a Marcinelle - ha poi twittato Letta -. Leggo un lungo articolo di critiche sul Corriere della Sera da parte di Giorgia Meloni. Mi vien da dire che dividere invece di unire, su Marcinelle, non lo farebbe nessun capo di governo patriota che ama l'Italia".

LA LETTERA DI MELONI - Non usiamo la tragedia di Marcinelle, nella quale l'8 agosto del 1956 persero la vita 262 minatori, 136 dei quali italiani, per fare paragoni con il fenomeno delle migrazioni in Europa. E' il concetto che la presidente di Fdi, Giorgia Meloni, sviluppa in una lettera pubblicata oggi dal "Corriere della Sera" nel giorno in cui il segretario del Pd, Enrico Letta, si è recato in visita in Belgio ("gesto apprezzabile", scrive la leader di Fdi), per commemorare i lavoratori deceduti nella miniera, "Quella tragedia - rimarca Meloni - è un tassello della nostra vicenda nazionale e di una necessaria memoria storica condivisa".

"È con questo spirito - ricorda Meloni - che nel 2001 un uomo orgogliosamente di destra come l'indimenticato Mirko Tremaglia, allora Ministro per gli Italiani nel mondo, propose di fare dell'8 agosto la Giornata del sacrifico del lavoro italiano nel mondo. Da 21 anni quindi, nel commemorare i nostri connazionali caduti nel Bois du Cazier, ricordiamo i tanti altri italiani morti sul lavoro in ogni continente, simboli di un'emigrazione che ha visto milioni di figli d'Italia non soltanto cercare fortuna lontano da casa, ma contribuire, da italiani, al progresso economico, sociale e culturale delle nazioni che li hanno accolti. Anche quando questo non avveniva in condizioni ottimali, come fu per i nostri minatori in Vallonia".

"L'Italia post-bellica - continua Meloni - aveva siglato nel 1946 un protocollo con il Belgio, che si impegnava a rifornirci di carbone in cambio di manovalanza per le loro miniere. I proprietari si impegnavano a garantire salari e condizioni di lavoro dignitose, ma una volta arrivati sul posto tanti dei nostri connazionali si ritrovarono a dormire nelle baracche destinate fino a qualche mese prima ai prigionieri di guerra tedeschi e a lavorare in condizioni ai limiti dell'umana sopportazione. Ora, non credo sia difficile notare come il quadro fosse radicalmente diverso da quello dell'attuale situazione dell'immigrazione verso l'Italia".

"Qui e oggi, accanto all'immigrazione regolare, fatta di milioni di stranieri che si sono integrati positivamente nella nostra società e che meritano il nostro apprezzamento - prosegue la presidente di Fdi - da anni conosciamo ingenti flussi di immigrati irregolari che i governi di sinistra (o ai quali la sinistra ha partecipato) non hanno mai saputo né voluto arginare, alimentando così un traffico inumano e un business inaccettabile, sostenuto da certe Ong ideologizzate e ben remunerati professionisti dell'accoglienza.

"Una parte consistente di questi irregolari diventa manodopera per la criminalità organizzata, altri, certo, per caporali e pseudo-imprenditori senza scrupoli, che li utilizzano per rivedere al ribasso le condizioni sociali e salariali dei lavoratori italiani. Soltanto una minima parte è invece costituita da aventi diritto allo status di rifugiato, che naturalmente meritano la tutela prevista dalle Convenzioni internazionali. Di fronte a questo dramma quotidiano, è doveroso ristabilire il principio elementare che in Italia si può accedere e permanere soltanto rispettando le nostre leggi".

"Ma la cosa più distante con la tragedia degli italiani che emigravano per lavorare nelle miniere belghe, è che molti degli immigrati irregolari di oggi, per lo più giovani maschi in età da lavoro, considerano l'accoglienza stessa come un diritto inalienabile da cui far discendere presunti diritti molto più materiali, che costano alle casse dello Stato italiano, per ogni straniero accolto, più di quanto ricevano di pensione molti nostri anziani.

"Questa è la ragione per la quale ritengo che utilizzare la tragica ricorrenza di Marcinelle per comparazioni forzate e strumentali non sia un modo corretto né di ricordare gli italiani di ieri, né di affrontare il tema degli stranieri di oggi. Di fronte alla tragedia di Marcinelle e di tutti gli italiani che oggi ricordiamo, caduti sul lavoro lontano dalla patria, chiniamo il capo rispettosamente impegnandoci a preservarne la memoria da una certa, interessata, retorica di parte", conclude Meloni.

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