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Marella Agnelli, 'l'ultimo cigno' amato da Truman Capote

23 febbraio 2019 | 15.38
LETTURA: 3 minuti

Al gran ballo in maschera al Plaza Hotel di New York nel 1966 fu la più ammirata

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(Fotogramma/Ipa)

di Paolo Martini

Marella Agnelli è il raro caso di una persona che è uno stile, un modo di essere. Fin da quando il fotografo statunitense Richard Avedon, nel dicembre 1953, la fissò in un celebre ritratto e la definì "il cigno". Quel ritratto, in cui la moglie dell'Avvocato si mostra in tutta la sua diafana bellezza, con la luce che mette in risalto il collo come se fosse un dipinto di Amedeo Modigliani, grazie a una posa di tre quarti, è da tempo esposto tra le opere del Metropolitan Museum of Art di New York e spicca nella sezione 'Style Icons' che celebra i miti del XX secolo.

Quella definizione di "cigno" piacque molto allo scrittore statunitense Truman Capote, leggendario autore del romanzo "Colazione da Tiffany (1958), da cui fu tratto l'omonimo film. Capote aveva ribattezzato l'amica Marella proprio "The Last Swan", l'ultimo cigno, una definizione con cui oggi il "New York Times" titola il necrologio a lei dedicato nell'edizione online.

Il 28 novembre 1966 Truman Capote organizzò una festa memorabile per celebrare l'uscita del suo nuovo libro, "In Cold Blood" (A sangue freddo). Al famoso ballo in maschera 'Black & White' al Plaza Hotel di New York tra i 500 invitati, la più ammirata fu Donna Marella, vestita con un caftano bianco ricamato di Mila Schon, al braccio del consorte, l'Avvocato, in impeccabile smoking. Accogliendo l'invito del 'padrone di casa', che aveva chiesto agli ospiti di mascherarsi, Marella stette al gioco coprendosi gli occhi con una mascherina bianca da cui si irradia un casco di piume.

Scegliere gli invitati non fu facile per Truman Capote. "Ho invitato cinquecento persone e mi sono fatto 15mila nemici", raccontò lo scrittore. Insieme a Gianni e Marella Agnelli, Frank Sinatra, Mia Farrow, Leonard Bernstein, Richard Burton, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Lillian Hellman, Edward Kennedy, Arthur Miller, Andy Warhol, Stavros Niarchos, i Rothschild. Di quella festa dà conto il libro "The Swans of Fifth Avenue" di Melanie Benjamin.

Marella Agnelli ha attraversato le fasi più turbolente e affascinanti del secondo Novecento con passo leggero e somma eleganza, dedicandosi alla sua passione preferita, il giardinaggio, dando forma a luoghi e case, nonché a orti e parchi, applicando ovunque il suo tocco sobrio e ammaliante.

Questa avventura personale, intima e allo stesso tempo per certi aspetti pubblica è stata raccontata per la prima volta da Marella Agnelli, in conversazione con la nipote Marella Caracciolo Chia, nel libro autobiografico "Ho coltivato il mio giardino" (Adelphi, 2015).

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