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Marelli torna al Ccnl: sindacati in guardia, esulta Fiom

19 settembre 2022 | 20.28
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Il gruppo Marelli torna al Contratto collettivo nazionale. Entro il 2023 , infatti, disdetterà il contratto specifico di lavoro, più noto come contratto Fiat, adottato nel 2012 ma voluto fortissimamente già nel 2010 dall'ex ad Sergio Marchionne per dare corpo ad un contratto di settore, quello auto. Il nuovo Ccsl, che prese il posto del tradizionale contratto di Federmeccanica e che portò il Lingotto a fuoriuscire da Confindustria, debuttò a Pomigliano e di fatto tagliò fuori per lungo tempo la Fiom dalla rappresentanza sindacale nelle fabbriche in quanto non firmataria dell'accordo che invece fu condiviso da Fim e Uilm generando così una frattura storica tra le tute blu di Cgil, Cisl e Uil. L'annuncio di voler tornare nell'ambito contrattuale di Federmeccanica è stato dato oggi dal gruppo nel corso di un incontro con Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf e in seconda battuta con la Fiom.

Alla fine del prossimo dicembre infatti scadrà l'ultimo rinnovo del Ccsl siglato nel 2019 dalle aziende dei Gruppi Fca, oggi Stellantis, di cui all’epoca faceva parte anche Marelli, così come il gruppo Cnh Industrial. Ma non essendo più parte di questi Gruppi dal maggio 2019 è emersa da parte dell'azienda, si legge in una nota, "l’esigenza di sviluppare una politica di relazioni industriali autonoma, che rifletta in maniera specifica le caratteristiche peculiari della propria missione di componentistica automotive e risponda in maniera più mirata agli interessi dell’azienda e dei suoi dipendenti". Il sistema di rappresentanza della filiera produttiva del settore metalmeccanico offre d'altra parte, aggiunge, "le condizioni più idonee per soddisfare questi obiettivi".

Marelli si appresta per questo ad aprire un negoziato con i sindacati per raggiungere "un accordo specifico nel quale armonizzare comunque gli elementi di valore presenti nel Ccsl". Il gruppo infatti, conclude, "riconosce l’importanza fondamentale delle relazioni industriali e con i propri dipendenti". Per il momento ed in via provvisoria l'azienda continuerà comunque ad applicare il Ccsl.

Grande comunque la cautela con cui i sindacati firmatari del Ccsl, Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf commentano l'annuncio considerato che negli anni hanno sempre rimarcato il valore del contratto Fiat, più performante, dal punto di vista salariale, sotto il profilo delle maggiorazioni e delle indennità nonchè di un solido sistema premiante, rispetto a quello dell'area Federmeccanica. "Prendiamo atto della scelta di Marelli, ma accogliamo positivamente la disponibilità ad aprire un confronto. Rivendichiamo che i lavoratori non perdano nulla dei trattamenti di miglior favore che attualmente sono previsti rispetto al Ccnl", sintetizzano in una nota unitaria dando voce alla vera preoccupazione in corso: "i rapporti commerciali fra Stellantis e Marelli sempre più tesi" alla luce del fatto che molti stabilimenti "sono mono committenti".

Esulta invece la Fiom che ricorda come il contratto Fiat fosse stata "una forzatura del sistema di regole" e come oggi, con la compagine societaria profondamente cambiata "non trovi più nemmeno la giustificazione di tipo industriale". E torna a chiedere la stessa apertura a Stellatins. "È il momento che anche in Stellantis, CNHi e Iveco Group si apra un confronto che riporti nel sistema contrattuale del Ccnl per dare forza al sistema industriale italiano e ai suoi lavoratori. È il momento di riunire i metalmeccanici per affrontare insieme la situazione complessa che stiamo vivendo e le sfide del futuro”, conclude il segretario generale Michele De Palma. (Alessandra Testorio)

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