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Marino assolto, Pd nel mirino

10 aprile 2019 | 10.09
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Gioia e soddisfazione per la decisione della Cassazione nei commenti social, ma anche rabbia nei confronti dei dem, ritenuti primi responsabili della caduta dell'ex sindaco di Roma. Renzi: 'Battaglia scontrina voluta dal M5S'. Ma Orfini non si scusa: "Sfiduciato per incapacità"

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(Fotogramma) - FOTOGRAMMA

Attestati di stima e inviti a candidarsi ancora. Finisce un incubo per Ignazio Marino, assolto in Cassazione per il caso scontrini "perché il fatto non sussiste", e i profili social dell'ex sindaco di Roma vengono letteralmente presi d'assalto dai suoi sostenitori, decisi a festeggiare la sentenza come una nuova vittoria. "Ti ho sempre creduto", "non ho mai avuto dubbi su di te e sulla tua onestà", "ho sempre creduto fossi una persona per bene", "sarai sempre il mio sindaco", i commenti più gettonati fra quanti, tuttavia, non perdonano al Partito democratico le ormai famigerate "dimissioni dal notaio".

"Un capitolo davvero triste", "un'ingiustizia assurda", "una porcata quello che le hanno fatto", ricordano, senza omettere nomi e cognomi di quelli che ritengono i primi responsabili della caduta dell'ex sindaco: "In un partito giusto e coerente questo dovrebbe valere la testa di Orfini", puntano il dito, imputando all'ex presidente del partito la decisione di portare "dal notaio i consiglieri a dimettersi". E se nel calderone delle accuse finisce "l'intero e vergognoso Pd romano", a Matteo Renzi si riconosce il ruolo di "mandante", colpevole di aver "tramato contro un sindaco che voleva liberare Roma dal malaffare" insieme agli allora vertici.

RENZI INCOLPA IL M5S - A parlare, attraverso le enews anche lui, l'ex presidente del Consiglio: "Dopo il sindaco Raggi anche un altro sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato assolto. Ne sono felice perché solo i vigliacchi brindano per le condanne. Noi siamo garantisti sempre. La vicenda degli scontrini contro Marino è stata una violenta campagna di fango del Movimento Cinque Stelle contro l’allora sindaco per i suoi guai giudiziari- scrive Matteo Renzi, ricordando anche che "portarono persino le arance in Consiglio Comunale, gesto barbaro, che peraltro si è ritorto contro gli stessi grillini".

"Quanto alle polemiche interne al Pd, ricordo che le dimissioni di 26 consiglieri del Pd e il decadimento del sindaco non avevano niente a che fare coi problemi giudiziari o con gli scontrini", aggiunge l'ex-segretario dem. "Nel 2015 la scelta del Pd romano fu totalmente figlia di valutazioni amministrative legate al governo di Roma. Il Pd romano prese una decisione politica, non fece una guerriglia giudiziaria. Si può essere d’accordo con la scelta dei consiglieri oppure no. Sovrapporre i piani serve solo a regalare ai Cinque Stelle un alibi per le responsabilità nella campagna di fango che vide protagonisti loro, non certo il Pd", conclude il senatore del Partito Democratico.

Ma per i commentatori sono in ogni caso "tanti i dirigenti del Pd che ti devono le scuse", rei soprattutto di "non essersi schierati" e di aver "abbandonato" il primo cittadino nel momento più buio "piegandosi al populismo e non alla ragione". A fare rabbia non solo "l'occasione perduta per la città", ma anche la consapevolezza che, almeno "a Roma il partito democratico" si sia "giocato la possibilità di vincere ancora e chissà per quanto tempo". "Un danno enorme per tutti noi", insomma, ed è per questo che "non solo Lei, sindaco, ma l'intera città dovrebbe essere risarcita per questa brutta storia vissuta e subita".

E Marino? Nel post a commento dell'assoluzione parla sì di "sollievo", ma - come i suoi sostenitori, del resto - non può certo "affermare di essere allegro. Penso infatti a tutte le persone, familiari, amici, compagni di sogni e progetti che hanno sofferto con me, e per me, in questi anni. Questa sera - scriveva ieri - mi sento solo di dire grazie a tutti voi e agli straordinari professionisti che mi hanno assistito. Voglio a tutti un gran bene e vi sono davvero grato per il vostro affetto oltre che onorato della vostra stima". A rispondergli in centinaia, tantissimi ricordando affettuosamente il motto utilizzato allora in campagna elettorale, quel "Daje!" che ora suona come un nuovo inizio.

ORFINI NON SI SCUSA - Alle polemiche social, l'ex presidente dem Matteo Orfini risponde con un lunghissimo post su Facebook, dove il parlamentare Pd precisa di non sentire il dovere di scusarsi: "Ieri Marino è stato assolto per la vicenda degli scontrini. Alcuni, compreso qualche dirigente del Pd, mi chiedono di scusarmi per la scelta di sfiduciarlo. Ovviamente - sottolinea tra l'altro - non credo di doverlo fare, perché quella scelta l'ho assunta spiegando fin dal primo momento che non era legata all'inchiesta. Marino non era adeguato a quel ruolo, stava amministrando male Roma, la città era un disastro. Provai per un anno ad aiutarlo, troverete decine di dichiarazioni dell'ex sindaco che lo riconosceva".

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