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Confessioni

Giffoni: Mark Ruffalo, ho sempre sognato di essere Hulk, Brando e Mastroianni

18 luglio 2015 | 19.27
LETTURA: 5 minuti

"Sognavo di essere Hulk, Brando, Mastroianni"

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Mark Ruffalo (Foto Infophoto) - INFOPHOTO

Mark Ruffalo, l'incredibile Hulk, ha parlato di una delle più difficili esperienze della sua vita. Lo ha fatto al Giffoni Film Festival, parlando con i 3600 giurati raccolti in Sala Truffaut. L'occasione della confessione è arrivata quando un ragazzo ha chiesto all'attore se poteva parlargli di quando aveva avuto un serio problema di salute perché, ha detto il giovane giurato, "sto attraversando un'esperienza simile anch'io".

Ruffalo si è guardato intorno, ha mormorato 'siete fantastici, andate dritti al punto, eh?'. Poi ha messo da parte ogni reticenza e si è aperto: "E' vero, diversi anni fa ho avuto un problema con un tumore benigno al cervello che mi ha provocato una paralisi parziale del viso -ha raccontato Ruffalo - Quanta paura può avere un attore di non muovere più la faccia? Potete immaginarlo. Mi hanno aiutato mia moglie, i miei figli. Ho anche pregato molto - ha aggiunto - non ero abituato a farlo".

Dopo l'operazione, la riabilitazione. "Facevo tutti i giorni la terapia, è stata dura, facevo sedute continue di agopuntura e un giorno, mentre mi trovavo in macchina con mia moglie diretto allo studio del medico, ho sentito la palpebra che cominciava a muoversi. Allora ho urlato come un pazzo: 'Oh mio Dio, posso tornare a fare l'attore!". I ragazzi applaudono ma Ruffalo/Hulk guarda il ragazzo che gli ha posto la domanda: "Non conosco la tua situazione, vedo solo che sei molto giovane e allora voglio dirti una cosa: ragazzo, sei tu il mio eroe".

Hulk ha così abbracciato Giffoni. Entusiasta, accompagnato dalla moglie Sunrise Coigney, il 47enne attore di 'The Avengers', dichiara subito chi sono i suoi eroi: "Da bambino sognavo di essere Hulk -dice - e poi Marlon Brando e Jerry Lewis. Quando ero ragazzino mia nonna ci mandava a letto presto ma poi veniva da me e mi diceva se volevo andare a vedermi un film in televisione con lei. E così, mentre lei si fumava una sigaretta, una notte mi vidi 'Un tram che si chiama Desiderio' e appena comparve Brando esclamai 'Io voglio essere come lui, voglio fare quel film!'".

"Ma anche Marcello Mastroianni - prosegue Ruffalo - è stato un mio eroe: fascino, seduzione, comicità ma anche quel po' di cattiveria, ha saputo esprimere tutti gli stati dell'essere umano". Non finisce qui l'elogio del cinema italiano: "Lina Wertmuller, Fellini, Sorrentino con la Grande Bellezza. Ecco, il cinema italiano ha una grande capacità di riflessione e di rappresentare la grande bellezza della vita quotidiana e la meschinità. Questa è l'italianità ed è una cifra poetica che cerco di portare dentro la mia recitazione, è un modo di recitare molto diverso da quello che si fa in America".

La parte di Hulk gli ha cambiato la vita: "La sera prima della decisione sono andato a dormire alle quattro di notte e mi hanno detto 'se domattina trovi una limousine nera, vuol dire che la parte è tua'. La mattina dopo la limousine era proprio lì', davanti casa". Recitare con la tecnologia e gli effetti speciali non è semplice ma Ruffalo ha la sua ricetta: "Malgrado sia l'arte più antica, mi ha aiutato il teatro -spiega- Perché nel teatro si ha bisogno di molta immaginazione, proprio come quando reciti con la tecnologia, devi immaginare che sulla scena ci siano cose che non ci sono nella realtà".

Recentemente ha recitato in 'The normal heart', film ispirato alla storia vera di Lerry Kramer, scrittore omosessuale. "La sentenza della Corte Suprema che ha dato il via libera in Usa ai matrimoni gay è stata molto importante -dice- sono stato felice anche se ci siamo arrivati tardi. Quel giorno Larry Kramer mi ha detto 'non stiamo facendo abbastanza' ma poi si è raccolto in se stesso e ha pianto di gioia".

Il suo prossimo film è 'Spotlight', in cui vengono denunciati casi di pedofilia legati alla Chiesa Cattolica al fianco di Michael Keaton e Rachel McAdams mentre non sa ancora se ci saranno nuovi episodi di Hulk perché, scherza, non vorrei che il pubblico invece di vedere l'incredibile Hulk alla fine vedesse l'incredibile bulk (l'incredibile massa)".

La chiusura è su Giffoni e, ancora, sull'Italia: "L'amore innocente che questi ragazzi hanno per il cinema è fantastico -dice- Non mi aspettavo questa accoglienza ma non sono sorpreso perchè conosco il calore delle mie tradizioni. E' vero quello che diceva Truffaut, questo è il festival più necessario. Per me - conclude Ruffalo - il carpe diem (il motto scelto da Giffoni 2015) è un atteggiamento che non deve riferirsi a un solo giorno. Per me il carpe diem è stato lanciarmi nel vuoto senza rete per diventare attore, anche quando trovavo chi non credeva in me, chi rifiutava di darmi le parti e chi diceva che non avevo chance perchè sembravo troppo italiano ma non ero italiano e non parlavo neanche italiano".

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