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Martina (Fao): "Con covid +130 mln nuovi poveri, aumento drammatico ovunque nel mondo"

30 gennaio 2021 | 14.28
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Parla all'Adnkronos il vice direttore generale aggiunto dell'organizzazione internazionale: "Fame zero in 2030 a rischio, accelerare azioni e scuotere governi"

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Il nuovo senior advisor della Fao, Maurizio Martina con il direttore generale Qu Dongyu

"Se prima della pandemia gli indigenti a rischio povertà erano circa 700 milioni sul Pianeta, dopo questi mesi di pandemia covid -19 abbiamo avuto un aumento esponenziale drammatico, si parla di 130 milioni di nuovi poveri”. E’ lo scenario delineato da Maurizio Martina, in un’intervista all’Adnkronos, dal suo osservatorio nel nuovo ruolo di senior advisor della Fao. "Abbiamo vissuto in questi mesi shock dentro ai sistemi agricoli, alimentari e ambientali di ogni Paese che ci devono far riflettere rispetto alla prospettiva. -aggiunge - Ovunque nel mondo abbiamo assistito a un aumento drammatico di persone che entrano nella soglia critica della povertà alimentare: i numeri sono impietosi".

"La pandemia ci ha reso evidente che ovunque, nel mondo, purtroppo, l’incremento delle persone a rischio povertà è marcato, - sottolinea Martina - anche in Occidente, anche nel cuore dell’Europa e nel nostro Paese vediamo come sia drammatica l’esposizione di nuove persone a questa area di povertà alimentare pesantissima" osserva Martina.

"Basta vedere i numeri dell’accesso ai servizi sociali delle nostre città medio-grandi – aggiunge - per capire che c’è una fascia di popolazione, che per la prima volta in assoluto, è stata costretta a chiedere aiuto per potersi sfamare. Lo vedo anche nella mia città, Bergamo, dove più del 40% di nuove domande di aiuto, in questi mesi, provengono da persone che non avevano mai chiesto aiuto ai servizi comunali. Saremmo degli stolti a non essere preoccupati delle conseguenze sociali di questo anno drammatico che abbiamo alle spalle".

La Fao come altre organizzazioni si sta ponendo il tema di costruire programmi di risposta a questa situazione, ovunque nel mondo. E il tema del futuro dei sistemi alimentari, agricoli e ambientali "è cruciale. Abbiamo vissuto anche in questo anno tendenze molto pericolose - argomenta il senior advisor Fao – le restrizioni alle esportazioni di alcune materie prime agricole, il blocco dei trasporti nella logistica, e l’uso più spinto dei dazi, hanno messo in crisi comunità, territori, Paesi. Poi per fortuna, il sistema alimentare ha dato risposte ma non possiamo non valutare i rischi che corriamo possiamo ancora correre".

Rischi che, secondo Martina, dipendono dalla frequenza delle epidemie da malattie infettive, e quindi nuovi virus di tipo zoonotico (animali) con i cambiamenti climatici in atto, è un tema serio e va affrontato, e a questo proposito il tema della prevenzione delle ipotesi emergenziali che la stessa Fao si è posta tra i suoi obiettivi fondamentali".

Per il vice direttore generale aggiunto della Fao, stretto collaboratore del direttore generale della Fao, Qu Dongyu "l'obiettivo fame zero nel 2030, purtroppo con i numeri drammatici che abbiamo davanti, rischiamo di mancarlo". Per Martina "dobbiamo renderci conto a nove anni di distanza dal 2030 che la pandemia ha complicato notevolmente la situazione e quindi serve un’accelerazione di azioni, responsabilità, scelte da parte dei governi e della comunità internazionale".

"E’ inutile negarlo, anzi – aggiunge - bisogna dirlo per scuotere le responsabilità di ciascuno. La Fao è impegnata ogni giorno con il direttore generale e tutte le persone che vi lavorano a rendere evidente queste nuove sfide e a costruire nuove azioni per affrontare questi nodi".

La Fao ha presentato un articolato programma di risposta e rilancio dopo il covid in 7 grandi obiettivi attorno ai quali sta cercando di lavorare con ogni istituzione nazionale e internazionale "per fare passi concreti. – spiega Martina - A cominciare dalla prevenzione delle pandemie zoonotiche alla lotta allo spreco alimentare e poi la questione del commercio internazionale, di regole più forti per mercati più equi che possano garantire ai produttori una remunerazione equa, e poi il tema dell’utilizzo dei Big Data e della rivoluzione digitale nei modelli produttivi agricoli, perché una delle grandi sfide di oggi è utilizzare bene le tecnologie per aiutarci a vincere la sfida della trasformazione ecologica e quindi dei cambiamenti climatici". "Ma il tema è quanto costano queste tecnologie, possono essere per pochi o per tanti? - si interroga Martina - A me piace molto questo slogan, che non è mio ma che ho fatto proprio: ‘la vera sfida è più conoscenza per ettaro’, è molto importante per una maggiore sostenibilità".

Aprirsi a una pluralità di culture alimentari ma rilanciare la forza della Dieta Mediterranea, soprattutto nell’era post covid per combattere la fame nel mondo. Secondo Martina, infatti, "bisogna rilanciare strategicamente la forza delle differenti culture alimentari e in particolare l’approccio mediterraneo all’alimentazione. Sono convinto che una delle risposte più forti a quello che abbiamo vissuto, anche con la pandemia covid-19, sta ancora nella valorizzazione della pluralità delle diete e in particolare, per quello che riguarda noi, nella forza della Dieta mediterranea".

"Discutiamo pure di nuove frontiere con sincera curiosità scientifica ma in Europa e in Italia torniamo a dare valore alla nostra dieta. – sottolinea a proposito della discussione sui ‘novel food’ quali alghe e insetti - E’ interessante l’incontro con ciò che è diverso da noi, ma partirei da una fortissima valorizzazione della nostra esperienza". Secondo Martina comunque, "non abbiamo bisogno di chiuderci in noi stessi, in una logica autosufficiente e autoreferenziale né di pensare che il mondo è tutto uguale in una logica di omologazione globale. La via maestra è un mondo aperto fatto di pluralità e noi dobbiamo portare nelle relazioni globali la nostra identità alimentare e agricola". E quindi aggiunge: "Difendere la diversità e metterle in relazione".

Il ragionamento di Martina va ancora oltre. "Le diversità alimentari vanno intese non come conflitto ma come cooperazione. Dobbiamo essere consapevoli di un fatto che tanti conflitti nascono proprio a partire dalle sfide alimentari, dalle povertà alimentari. Spesso il cibo è, purtroppo, il detonatore di guerre e violenze. – osserva il senior advisor della Fao - Ricordiamoci sempre che il cibo è anche una gigantesca questione geo politica e quindi la comunità internazionale, dopo il covid, avrà bisogno di ragionare insieme della equità dei sistemi alimentari e agricoli. E’ una gigantesca questione di pace, di cooperazione e di stabilità. Ed è per questo che nel 2021 i grandi summit che ci saranno a livello di Fao e di Onu dovranno affrontare questa grande sfida".

(di Cristina Armeni)

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