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Maturità, parla Bussetti

04 maggio 2019 | 15.01
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Il ministro sull'assenza del tema storico alla prima prova: "Polemica infondata"

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Marco Bussetti (IPA/Fotogramma)
Roma, 4 mag. (AdnKronos)

di Stefania Quaglio
La Storia "è fondamentale" e resta sia "nel percorso di studi", sia alla maturità "anche più che in passato". Ad assicurarlo il ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti, che in un' intervista all'AdnKronos risponde alla polemica "tardiva" e "infondata" che ha visto in questi giorni lettere, manifesti, firme, appelli a difesa di 'un bene comune che è in pericolo, sminuito, umiliato, rimosso' ovvero la storia che, a giudicare dagli allarmi, sembrerebbe essere stata cancellata dalla scuola italiana mentre, in realtà, è stato solo eliminato il tema storico alla prima prova dell’esame di Stato, nel quale però la storia continuerà comunque a essere presente all’interno di altre tracce trasversali.

"Devo dire in tutta sincerità - afferma Bussetti - che sono stupito dalle polemiche suscitate da questa nuova maturità. Un esame che, mi preme ricordarlo, è stato riformato dal governo Gentiloni sostenuto dal Pd. Noi - sottolinea - oggi infatti stiamo attuando una legge del 2017. E abbiamo cercato in questi mesi di farlo al meglio, con importanti correttivi, accompagnando le scuole a questo traguardo. E soprattutto nell’interesse degli studenti. Mi pare - evidenzia - che le contestazioni di questi giorni siano quantomeno tardive. Parliamo di una norma di due anni fa. Viene da chiedersi perché tanto clamore solo adesso? Perché quello che andava bene ieri oggi non va più? Anche nel merito è difficile comprendere questa 'mobilitazione'".

"Nessuno - ribadisce il ministro - ha intenzione di penalizzare una disciplina come la Storia che è fondamentale per la crescita di cittadini responsabili e consapevoli. E infatti sarà presente sia nel percorso di studi dei ragazzi, sia alla maturità. Anche più che in passato". Bussetti spiega quindi che "per quanto riguarda l’Esame di Stato, la storia sarà proposta, in modo trasversale, non in una sola tipologia di prova, come accadeva prima, ma in più tracce. Gli studenti - ricorda - hanno avuto modo di verificarlo grazie alle simulazioni nazionali della prima prova che abbiamo sottoposto loro nei mesi scorsi. I temi proposti in quell’occasione sono stati molto apprezzati dai maturandi che hanno potuto affrontare questioni storiche più che negli anni scorsi. Occorre poi ricordare una cosa - aggiunge - la prima prova dell’Esame è una prova di lingua italiana, il cui obiettivo è l’accertamento delle competenze linguistiche e argomentative. Non è una prova 'disciplinare'. E la storia è una materia fondamentale. Come la filosofia, l’arte, l’economia, il diritto. Cosa direbbero gli studiosi di questi ambiti se dovessimo inserire storia e basta? La prova di italiano si articolerà in sette tracce e una sarà di certo di argomento storico".

Tornando quindi alla levata di scudi di storici e intellettuali a favore del tema storico, Bussetti ribadisce: "Sono piuttosto sorpreso dal fatto che una protesta di questo tipo sia scaturita due anni dopo l’approvazione di una legge. Rispetto le posizioni di chi manifesta e di chi sta firmando in questi giorni l’appello. Sono convinto che la Storia rappresenti un bene comune. Ed è proprio per questo che non mi sognerei mai di eliminare questa disciplina dal percorso di crescita e di studi dei nostri giovani".

Quanto all'accusa che l’aver abolito il tema specifico possa portare ad una marginalizzazione della storia nel curriculum scolastico, Bussetti non ha dubbi: "Se così fosse - sottolinea - vorrebbe dire che la scuola si limita a preparare i giovani a un esame, non alla vita. E sappiamo tutti che non è così. Non ci sarà alcuna marginalizzazione della Storia nel curriculum scolastico. E, ripeto, anche per quanto riguarda la maturità i ragazzi affronteranno temi storici più che in passato, quando questa disciplina era confinata in un’unica prova".

Oltretutto il tema di storia all’esame di maturità è sempre stato, da parte degli studenti, una scelta 'marginale' - solo l'1,1% - e, secondo Bussetti, "questo dato bassissimo dovrebbe far riflettere tutti, in particolare gli storici, a partire dai tanti che hanno firmato l’appello. E penso anche che dovremmo chiederci cosa serve veramente ai ragazzi: un’etichetta su una prova o un ventaglio di proposte che possano dare loro la possibilità di misurarsi sulle conoscenze – anche storiche – apprese e maturate nel corso degli studi? Credo che dovremmo guardare più alla sostanza che alla forma. E, al massimo, - sottolinea - interrogarci sul perché negli anni passati il tema storico sia stato scelto da così pochi giovani. È questo che gli studiosi dovrebbero chiedersi e aiutarci a capire. L’obiettivo formativo ed educativo dei nostri ragazzi è comune. Dovrebbe vederci insieme, non su fronti contrapposti".

Quanto infine alla richiesta di incrementare le ore dedicate nel corso degli studi a questa disciplina, Bussetti ribadisce: "La storia è una disciplina trasversale. È fortemente correlata alla letteratura, al diritto, alla geografia. Gli studenti - evidenzia - la incontrano in maniera diversa anche in ore dedicate ad altre materie. Certamente si può incrementare lo spazio dedicato a questa disciplina, nessuno vieta alle scuole, nell’ambito della loro autonomia, di adoperare i docenti dell’organico potenziato per approfondire questioni storiche. Gli addetti ai lavori - docenti, sindacalisti, studiosi - queste cose le sanno benissimo. Non ridurrei tutto a un 'conteggio' di tempi, non è così che riconosciamo il valore della Storia nella formazione dei nostri giovani".

Ai firmatari dei diversi appelli, il ministro fa quindi notare che "i numeri parlano chiaro. Nella 'vecchia maturità' il tema storico, come ho già sottolineato, era scelto dall’1,1% degli studenti, un dato in calo costante di anno in anno. Si può pensare di 'ripristinare' un simile flop? Le prove incentrate sulla storia che abbiamo proposto ai maturandi in occasione delle simulazioni della prima prova, invece, sono state apprezzatissime dai ragazzi. In ogni caso, voglio dare appuntamento al giorno seguente la prova di italiano: tutti potranno rendersi conto che - su mia specifica disposizione - saranno proposte agli studenti tracce con una precisa connotazione storica, a dimostrazione - conclude - dell’infondatezza di questa polemica".

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