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Cinema: Maurizio Battista, come a teatro racconto qualcosa che ho vissuto

08 marzo 2015 | 13.27
LETTURA: 6 minuti

Il comico romano dal 9 aprile 'per la prima volta da protagonista' nel film 'Uno, anzi due': per il cast ha scelto "non attori di moda ma attori bravi". Dal 10 al 22 marzo all’Auditorium Conciliazione con un nuovo show, 'Ero felice e non lo sapevo': "E' un'analisi della felicità, non dico come ci si può arrivare ma almeno come la si può assaporare in piccole dosi". Sulla satira politica: "A me non fa ridere chi la fa perché parla male di sé stesso". di Paola Lalli

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Maurizio Battista

di Paola Lalli

Che sia a teatro o al cinema, a Maurizio Battista piace raccontare e scherzare su cose "che ho realmente vissuto, che conosco", dice il comico all'Adnkronos. Molto spesso la sua satira prende di mira i comportamenti delle donne, negli aspetti della quotidianità. Ma prende spunto anche dai giornali, da quegli articoli bizzarri o dagli annunci, tutti realmente pubblicati. Il 9 aprile sarà sul grande schermo, "per la prima volta da protagonista" nel film 'Uno, anzi due', diretto da Francesco Pavolini. "Volevo fare una crociata sulle cose buone", sottolinea Battista, che del film è anche sceneggiatore, aggiungendo a proposito del cast che a comporlo sono "non attori di moda ma attori bravi, da Ninetto Davoli a Paola Cruciani, da Stefano Ambrogi a Ernesto Mahieux e Sergio Di Pinto che ha fatto 150 film. E se ha fatto 150 film ci sarà un motivo... Sarà bravo, immagino. La gente se li dimentica, pensa solo a quei quattro che ci stanno adesso".

Poi c'è Claudia Pandolfi, "che è stata eclatante. E c'è Silvan che fa il prete. Insomma mi sono detto: se devo giocare la prima partita in Champions League, la voglio giocare con i Maradona, con quelli bravi e con una sensibilità". "Tutto scaturisce da un evento: la morte del padre del protagonista tra le braccia di... mio padre è morto tra le mie braccia... - racconta Battista - Tornando al film, la morte improvvisa innesca una serie di simpatici equivoci che io devo coprire perché non ho detto niente a mia moglie e a mio figlio. Fino a che non esplode tutto...".

"E' un film buono, dove non ci sono parolacce e non ci sono donne nude... Due motivi per non andarci, insomma. A parte gli scherzi - dice - E' delicato e allo stesso tempo agrodolce, possono vederlo tutti, da 0 a 100 anni. E non ha età. Qualcuno mi ha detto: in che anno lo avete girato? Non si sa".

Romano doc, Battista dal 10 marzo al 22 marzo è all’Auditorium Conciliazione con un nuovo show, 'Ero felice e non lo sapevo'. "Andando avanti con gli anni mi sono reso conto che si perdono momenti belli per colpa della frenesia, per distrazione, perché non ti accontenti mai. E così è nato questo titolo. E' un'analisi della felicità, non dico come ci si può arrivare ma almeno come la si può assaporare in piccole dosi", afferma il comico aggiungendo: "Nello spettacolo dico che la felicità in realtà è l'attesa della felicità. E' l'aspettativa la cosa bella, anche perché può capitare che dopo l'aspettativa c'è la delusione. Come quando esci con una donna: il corteggiamento è la cosa più bella. Poi esci e resti deluso. Perciò: lei dice di sì? Non ci uscire più!".

Un po' di cinema, poca tv e tanto teatro "dove non ci sono raccomandazioni e dove mi diverto di più". "Prendi il cinema. Una scena, dopo 10 volte, la impara pure mia zia. Non è l'Oscar, ma la impara pure mia zia - dice il comico - In tv su 100, 99 non ci dovrebbero stare o forse dovrebbero fare tutt'altro. Ma a teatro non ti puoi raccomandare a qualcuno, perché la gente sta lì, la vedi. Non puoi bluffare. Stai lì tutte le sere, anche quando stai male, c'è il giorno in cui ridono di più e il giorno in cui ridono di meno. E' tutta una questione di equilibri che prima di metterli insieme...".

"Per lo spettacolo che inizia il 10, ad esempio, è tutto pronto a tavolino, ma poi lo devi fare. E non è un dettaglio... Sulla carta fa ridere tutto, poi però quando lo dici magari vedi la gente che non ride. Il ghiaccio. E in quel momento vorresti essere ibernato per 20 anni e tornare solo allora. Però poi c'è la magia... La professionalità, il dono, le capacità che quantomeno riescono a farti uscire vivo. E se riesci a uscire bene la prima, il resto è tutto in discesa", afferma. "Questo non accade al cinema - sottolinea Battista - che lo fa anche chi non è capace. Forse pure io... La tv pure... Ma a teatro no, non puoi essere incapace perché sennò la gente non viene. Sei tu, i fonici e quello che apre il sipario...".

Protagonista degli spettacoli di Maurizio Battista è molto spesso il romano "quello buono, quello colorato". E Roma con le sue "problematiche di città grande, come il traffico. Per andare da una parte all'altra della città ci vogliono tre ore, è meglio andare a Parma. Poi ci sono le buche. Quando lo racconto sembro esagerato, poi arriva 007 e gli si spacca il semiasse della macchina. Una Aston Martin che vola, tira i chiodi... Arriva a Roma e gli si spacca il semiasse".

Quotidianità dunque, con "i problemi che alla fine sono gli stessi ovunque. Io giro tutta Italia. E sono sicuro che se traducessi i miei spettacoli in cinese, riderebbero anche lì". "L'unica cosa che noto è che con il passare degli anni ci siamo persi qualcosa, i sapori, e al pane con la mortadella preferiamo il cibo orientale".

Ma in tanti anni di comicità una cosa non è mai entrata nel suo repertorio: la satira politica. "A me non fa ridere chi parla di politica perché chi lo fa parla male di sé stesso. Per me il comico che parla di politica è un subdolo - afferma Battista - E poi leggi i giornali e scopri che quel comico è peggio del politico che ha preso in giro... E' facile prendere in giro quello o quell'altro, i nomi sono quelli, quello col parrucchino o quello con la bandana. E' raccontare la vita che è complicato. Primo perché la devi vivere. Qualcuno diceva che gli autori finiranno quando questi smetteranno di prendere l'autobus... E questi non prendono l'autobus".

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