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Medicina: il diabetologo, molto vicini al pancreas artificiale

16 giugno 2014 | 13.53
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San Francisco, 16 giu. (Dall'inviata dell'Adnkronos Salute Margherita Lopes) - "Siamo davvero molto vicini al pancreas artificiale: oggi possiamo dire di avere già due dei tre componenti fondamentali per farlo funzionare al meglio". Parola di Emanuele Bosi, diabetologo dell'Irccs San Raffaele di Milano, che all'American Diabetes Association meeting di San Francisco ha seguito gli studi sugli ultimi device testati sui malati di diabete di tipo 1.

L'idea di un dispositivo in grado di 'mimare' l'azione del pancreas non è nuova. "Da studente lavoravamo già a un progetto simile. Ma solo oggi, dopo decenni di progressi tecnologici, stiamo risolvendo i problemi e ci avviciniamo al traguardo di un trattamento ottimale", spiega Bosi. Perché il pancreas artificiale funzioni sono infatti cruciali tre elementi: un sensore portatile in grado di misurare accuratamente la glicemia; un erogatore di insulina in versione micro e un algoritmo che abbia l'intelligenza della beta-cellula del pancreas, ossia dica quanta insulina erogare e quando. "Ebbene, oggi abbiamo i primi due, ma ancora manca l'algoritmo perfetto", dice Bosi.

In ogni caso "siamo molto vicini. Abbiamo sensori piccoli, precisi e indossabili, che misurano il glucosio nel liquido interstiziale. E microinfusori che erogano l'insulina. Insomma, già ci sono due componenti su tre, tutti miniaturizzati, un aspetto per ridurre l'impatto psicologico di questo device, specie fra i ragazzi".

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