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Medico dell'Esercito in missione in Libano, anche a Natale visite alla popolazione /Foto

22 dicembre 2015 | 19.01
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Visite mediche alla popolazione siriana - Esercito

C'è chi a Natale lavorerà senza sosta per garantire cure e assistenza a migliaia di chilometri di distanza dall'Italia a bambini e anziani che non possono permettersi quasi nulla (Foto). Sono i medici dell'Esercito Italiano, impegnato in Libano nella forza multinazionale Unifil con 1125 uomini. Camici bianchi con la divisa che ogni giorno, e lo faranno anche a Natale, si alternano per aiutare la popolazione locale e i rifugiati palestinesi e siriani che vivono nei campi profughi vicino alle basi. I medici dell'Esercito effettuano ogni mese 1000 visite, di questi il 45% riguardano siriani (50% bambini). Sono 5 gli ufficiali medici, con diverse specialità, impegnati ora in Libano. Oggi il premier Renzi è stato in Libano per una visita alla base Unifil di Shama.

"Siamo il 'medico di famiglia' che molte persone non hanno o non si possono permettere. Con la popolazione si crea un rapporto intenso e gratificante: l'esempio che portiamo nel cuore è quello di Maram, una bambina vittima di gravi ustioni sul petto e sulle gambe, ma non sul viso, che stiamo seguendo da tre settimane. Viene qui o andiamo noi e ormai abbiamo conosciuto la famiglia e i fratellini". Lo spiega all'Adnkronos Salute il Tenente Giuseppe Lobefaro, ufficiale medico di 27 anni alla sua prima missione all'estero, di stanza nella base nella municipalità di Al Mansouri, nel sud del Paese, sul mare.

"Quando prestiamo assistenza fuori dalla base, può capitare di fare 100 visite al giorno, sono le 'medical-care' - racconta Lobefaro - Le municipalità locali organizzano piccoli ambulatori dove possiamo fare semplici medicazioni, distribuire farmaci e visitare".

"Non sostituiamo il servizio sanitario libanese - precisa il giovane medico - ma cerchiamo di dare aiuto a chi non può accedere ad un sistema che è comunque a pagamento. Visitiamo tutti, dai bambini libanesi ai coetanei siriani e palestinesi rifugiati. Le richieste più frequenti sono per ustioni da acqua bollente e gasolio, perché molti vivono in condizioni precarie in tendopoli; poi ci sono ferite da taglio. La scarsa igiene - osserva - aumenta i casi di infezioni alle pelle, di tipo micotico e da stafilococco. Ci poi sono casi di malattie delle vie aree, ma non sono presenti focolai endemici di virus pericolosi".

In Libano all’Italia è affidato il comando del 'Sector West' di Unifil (United Nation Interim Force in Lebanon - Sw) con il Generale di Brigata Franco Federici. Il contingente italiano è il più numeroso e il Generale di Divisione Luciano Portolano è il Capo Missione e Comandante delle Forze Onu nel Libano meridionale. Attualmente la 'Joint Task Force-Lebanon' consta di 1.125 uomini e donne, principalmente composta da militari della Brigata alpina Taurinense​, di stanza a Torino. La missione dell'Italia è di assistere il Governo libanese ad esercitare la propria sovranità sul Libano ed a garantire la sicurezza dei propri confini, in particolare dei valichi di frontiera con lo Stato di Israele.

L'attività quotidiana dei medici e infermieri impegnati nelle basi italiane si svolge sia all'interno, con l'assistenza sanitaria ai militari, che all'esterno con le uscite nei villaggi. Ma spesso può capitare che l'ospedale della base diventi un punto di riferimento, una sorta di guardia medica, per gli abitanti. "Possono arrivare casi più complessi come accaduto di recente con un infartuato - ricorda Lobefaro - i locali ci vedono come una struttura di livello superiore rispetto all'ambulatorio, anche se qui ad Al Mansouri non abbiamo una sala operatoria". Quando esce fuori dalla base per le medical-care, il dottor Lobefaro ha una sua valigetta personalizzata: "Non deve mancare lo stetofonendoscopio, lo sfigmomanometro e l'otoscopio. Oltre ai farmaci, alle creme per le ustioni e alle garze", precisa il medico.

Il Natale per il medico sarà un giorno speciale, come per tutti i colleghi all'interno della base, ma come sempre ci sarà del lavoro da fare. "Almeno 6-7 ore le dedicheremo alle visite alla popolazione. Dare assistenza ai bambini o agli anziani che sono in difficoltà e vedere poi i loro sguardi e le loro reazioni ci ripaga pienamente. Cerchiamo anche di essere utili per la prevenzione, ad esempio con il collega cardiologo abbiamo proceduto ad alcuni screening sulla popolazione sottoponendo adolescenti ad un elettrocardiogramma".

"Qui, purtroppo, ci sono bambini che non l'hanno mai fatto nella loro vita - conclude - ma con questo esame è possibile scoprire malformazioni e altre anomalie cardiache e salvare la vita".

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