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Meriam è a Roma. Il Papa la incontra in Vaticano e loda la sua fede

24 luglio 2014 | 09.18
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Atterrata all'aeroporto militare di Ciampino la giovane cristiana condannata a morte per apostasia in Sudan e poi liberata (LA STORIA). Ad accoglierla il premier Renzi e il ministro degli Esteri Mogherini (FOTO). Il presidente del Consiglio: "Meriam oggi è libera, la politica è anche questo"

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Meriam Yahia Ibrahim Isha è a Roma, da dove ripartirà per gli Usa. Ad accogliere all'aeroporto militare di Ciampino la giovane donna cristiana, condannata a morte per apostasia in Sudan e poi liberata, il premier Matteo Renzi e il ministro degli Esteri Federica Mogherini.

Meriam, che ha viaggiato a bordo di un volo di Stato, è stata accompagnata dal viceministro degli Esteri Lapo Pistelli. Con lei anche il marito e i due figli. L'operazione, si apprende alla Farnesina, è stata curata e organizzata dal ministero degli Esteri tramite la nostra ambasciata in accordo con il governo locale.

Poco dopo il suo arrivo la 27enne è stata ricevuta da papa Francesco. Il colloquio fra Bergoglio e Meriam, accompagnata dal marito disabile e dai suoi due bambini, è durato circa mezz'ora e si è svolto nel salone della Domus di Santa Marta. Il Papa, in particolare, ha ringraziato la donna e la sua famiglia dando atto della "bella testimonianza di fede", mentre lei ha a sua volta ringraziato per la vicinanza, le preghiere e il sostegno da parte del Papa e della Chiesa. Quindi, la conversazione è proseguita parlando della loro vicenda familiare e dei prossimi, auspicati sviluppi.

"La conversazione è stata serena e affettuosa e il Papa è stato davvero molto tenero e ha donato alla famiglia i rosari - riferisce Padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano - Da parte del Papa, questo incontro con Meriam e la sua famiglia vuole essere anche un gesto di vicinanza, di solidarietà e di presenza per tutti coloro che soffrono a causa della loro fede in situazioni in cui vi siano difficoltà o limitazioni per la pratica religiosa". Dunque, prosegue Padre Lombardi, "si è trattato di un gesto che va anche al di là di questo incontro così bello e attento con questa famiglia e che diventa un po' il simbolo per tutte le persone che vivono la difficoltà a testimoniare la propria fede. Il Papa ha voluto dimostrare la sua attenzione e la sua vicinanza".

E' merito dei "grandi rapporti di amicizia tra l'Italia e il Sudan" che hanno "consentito la collaborazione con rispetto reciproco" se si è arrivati alla svolta nel caso di Meriam. Lo dichiara ad Aki- Adnkronos International l'ambasciatore sudanese in Italia, Amira Daoud Hassan Gornass. La diplomatica sudanese sottolinea "l'apprezzamento" da parte dell'autorità di Khartoum per "le dichiarazioni delle autorità italiane, a differenza di altri Paesi europei e non, riguardo il caso (di Meriam, ndr)" che sono state "sempre nel rispetto della sovranità del Paese, come ad esempio l'ultimo appello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano". Gornass ribadisce che il governo di Khartoum ha consentito la partenza per Roma di Meriam con un passaporto sudanese "dopo che tutte l'accuse nei suoi confronti sono state ritirate".

"E' la fine di un incubo per Meriam e la sua famiglia". Così Antonella Napoli, presidente dell'ong Italians for Darfur, commenta l'arrivo a Roma di Meriam. "La notizia del rientro di Meriam è il compimento di un'azione internazionale in cui l'Italia ha avuto un ruolo di primo piano - prosegue la presidente di Italians for Darfur - Ieri pomeriggio, quando ho avuto la conferma che Meriam sarebbe arrivata in Italia, è stato uno dei momenti più belli della mia vita e questo è stato merito anche dell'ambasciatrice sudanese in Italia". "Il governo italiano - conclude Napoli - ha raccolto l'appello di Italians for Darfur e ha fatto in modo che questa vicenda si concludesse nell'unico modo possibile".

"Una ragazza che ha partorito in catene per le propria fede, oggi è libera. L'Italia è anche questo. La politica è anche questo #meriam" il messaggio su Twitter del premier Renzi.

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