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Mesina latitante, Grauso: "Sorpreso da fuga, ma non mi meraviglierei se si costituisse"

04 luglio 2020 | 14.12
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Roma, 4 lug. (Adnkronos) -

"Non mi aspettavo che Graziano Mesina si sarebbe sottratto alla giustizia, ma non mi meraviglierei nemmeno se da un momento all’altro si costituisse. D’impulso, la prima considerazione che ho fatto leggendo la notizia, è quella che sarebbe il caso, a quasi 80 anni di cui forse 50 anni passati in carcere, di lasciarlo in pace”. A dirlo all’AdnKronos è l’imprenditore ed editore cagliaritano Nichi Grauso, che ha conosciuto l’ex primula rossa del banditismo sardo. “Difendere Graziano Mesina, mi rendo conto, è un’operazione molto ardita – spiega Grauso -, però la sua è una storia particolare su cui sono stati scritti molti libri. Parliamo di un personaggio che certamente non è ignorante, sia chiaro, io non credo neanche alla fondatezza delle ultime accuse, quelle sul traffico internazionale di stupefacenti. Non so se ha combinato qualche scemenza, ma sicuramente non era il cartello colombiano della droga”.

Mesina, aggiunge Grauso, “era anche una persona che, al di fuori delle relazioni criminali, riconosceva i valori dell’amicizia. Noi uomini che non abbiamo la toga addosso siamo liberi di fare valutazioni che sono più di carattere umano e anche culturale. Graziano commise il primo crimine nei confronti di chi gli uccise il fratello, ma naturalmente questa non è una considerazione che si può fare sul piano del diritto, però era anche figlio di una cultura particolare, diversa rispetto a quella che viviamo noi”. Di una cosa Grauso è certo: “Io non me la sentirei di dirgli di costituirsi, perché questo appartiene alla sua libertà, al suo codice, alla valutazione della sua vita, significherebbe entrare negli aspetti più intimi di un uomo”.

Infine, Grauso rivela all’AdnKronos il particolare di una telefonata: “Mesina aveva intenzione di scrivere un libro sulla sua vita – racconta -, e ricordo che poco prima che venisse arrestato per via di quest’ultima inchiesta, ricevetti, mentre ero a Londra, una sua telefonata, nel corso della quale mi disse che del progetto del libro non voleva farne più nulla. Pochi giorni dopo Graziano Mesina venne arrestato. Ma in quell’occasione, forse per la prima volta, sentii la sua voce agitata. Era come se s’immaginasse il successivo arresto, o come se, probabilmente sbagliando, immaginasse una relazione fra la sua intenzione di scrivere questo libro e la possibilità di un arresto. Perché guardi che Mesina sa, o sapeva, tantissime cose, ad esempio sul sequestro di Farouk Kassam di cui lui gestì le fasi finali. Un intervento, il suo, di cui le istituzioni, almeno così mi ha sempre raccontato, erano al corrente”.

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