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Metalmeccanici, stop trattativa: in arrivo 12 ore di sciopero e blocco straordinari

24 maggio 2016 | 13.30
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Si arena il confronto tra Federmeccanica e sindacati sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Dagli industriali non è arrivata nessuna apertura sul salario e i sindacati, al termine dell'incontro di oggi, hanno proclamato una nuova mobilitazione: 12 ore di sciopero da tenersi entro il 10 giugno prossimo. Non solo. Il 28 maggio e l'11 giugno è previsto il blocco degli straordinari; il 9 e 10 manifestazioni regionali.

"Federmeccanica sta mettendo in discussione contemporaneamente il modello contrattuale - fondato su due livelli contrattuali, e il ruolo e il valore del Contratto nazionale quale reale strumento di tutela dei salari e dei diritti di tutte le persone che lavorano nelle imprese metalmeccaniche", denunciano i leader di Fim, Fiom e Uilm, Marco Bentivogli, Maurizio Landini e Rocco Palombella al termine dell'incontro.

"Non c'è più tempo da perdere ed è necessario intensificare la mobilitazione con iniziative nei luoghi di lavoro e sul territorio", proseguono. "Questa è la condizione per far cambiare idea alle controparti e sostenere finalmente lo svolgimento di una vera trattativa per realizzare un buon Contratto nazionale per tutte le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici", dicono ancora tornando a denunciare la volontà degli industriali di "non riconoscere più alcun aumento salariale alla stragrande maggioranza della nostra categoria, e addirittura di penalizzare chi in questi anni ha svolto la contrattazione nei luoghi di lavoro".

A rispondere al nuovo sciopero dei sindacati è il direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi. "Nessun passo indietro sulla proposta - dice all'Adnkronos - perché non c'è alternativa al rinnovamento contrattuale".

Federmeccanica però non demorde e rilancia. "Noi siamo sempre disponibili al dialogo anche se lo sciopero non aiuta a trovare soluzioni. Certo, siamo in una fase di stallo, ma non escludo che si possa tornare al confronto", prosegue Franchi, ribadendo come la proposta sul tavolo del confronto potrà vedere delle aperture ma nessuna modifica nella sostanza.

"Oggi veniamo da una crisi che somiglia a una guerra da cui molte aziende ancora non riescono a uscire. La nostra priorità reale dunque è generare ricchezza e solo dopo distribuirla. Senza ricchezza come si può chiedere a un'azienda di incrementare i salari? Senza profitti come può incrementare indiscriminatamente i costi? Sarebbe come dare una spinta verso il baratro a quelle aziende in affanno", spiega ancora. Per questo, prosegue, "non ci possono essere altre vie se non quella, prima o dopo, di prendere atto che questa è la realtà con cui confrontarci e l'obiettivo quello di fare un contratto adeguato ai tempi cambiati".

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