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Danza: van Hoecke, Edith Piaf la mia 'chanteuse des rues'

19 giugno 2016 | 14.36
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Edith Piaf e Jean Cocteau, 'protagonisti' a Ravenna di 'Chanteuse des rues', la nuova creazione di Micha van Hoecke.

Un omaggio a Edith Piaf, una dedica a Jean Cocteau, una biografia in immagini l'ultimo spettacolo firmato da Micha van Hoecke, 'Chanteuse des rues', in scena al Teatro Alighieri il 28 giugno nell'ambito di Ravenna Festival. ''Un'idea nata da Ravenna Festival e Cristina Muti - ha raccontato all'Adnkronos, Micha van Hoecke- Un legame indissolubile con la storica manifestazione che, negli anni, ha alimentato, nutrito la mia creatività. Ma la Francia, Parigi, Edith Piaf fanno parte della mia vita, della mia giovinezza, della mia educazione, della mia anima''.

Padre belga, pittore, madre di origine russa, cantante, fuggita dalla Rivoluzione, la Parigi di Micha è quella del XVII arrondissement dove abitarono Verlaine e Mallarmé, Manet e Zola, più tardi Jacques Brel, ma anche quella dei fuoriusciti russi, dei grandi maestri e danzatori, come Olga Preobrajenska, che fu la sua insegnante. ''Non solo Edith Piaf nel mio spettacolo. Ho voluto ricreare un mondo fatto di cultura, bellezza, solitudine, dolore, di straordinaria complicità''.

'Un legame indissolubile con Jean Cocteau che le dedicò 'le bel indifférent'- Morirono a poche ore di distanza

''Come il legame che unì per tutta la vita la grande artista francese e Jean Cocteau - ha aggiunto van Hoecke- 'La chanteuse des rues' e il celebre intellettuale dandy che dedicò alla Piaf 'Le bel indifférent'. Morirono lo stesso giorno a poche ore di distanza l'uno dall'altro''. In scena accanto allo stesso van Hoecke, anche la moglie di origine giapponese Miki Matsuse, Rimi Cerloj, Viola Cecchini, Gloria Dorlinguzzo, Yuri Mastrangeli, la fisarmonica live di Simone Zanchini, i giovani 'danActori' di Ravenna Festival.

'''Edith Piaf è per me la 'mère de la France'. E' madre, figlia, amante. Un simbolo nel mondo le sue canzoni, la sua inconfondibile voce, rappresenta Parigi, la Francia'', ha proseguito van Hoecke. 'Non, je ne regrette rien...', 'Milord', 'La vie en rose', 'L'accordéoniste', 'Les amants d'un jour', 'La foule... ''Numerose le citazioni, nel mio spettacolo, ad altri chansonnier legati ad Edith - ha anticipato ancora il coreografo e regista di origine russa- Yves Montand, Aznavour, Jacques Brél, molti dei quali scoperti e lanciati alla ribalta da Edith Piaf''.

''la biografia di una donna che ha conosciuto momenti di felicità assoluta e strazio indicibile'

''Perchè, diversamente da Juliette Gréco - ha continuato nell'intervista all'Adnkronos- più intellettuale, più aristocraticamente esistenzialista, Edith era una cantante che proveniva dalla strada. Per me - ha aggiunto- 'la vérité se trouve dans les rues', la verità si trova in strada. Le sue canzoni sono una sorta di autobiografia di una esistenza che ha conosciuti momenti di felicità assoluta, ma anche di strazio indicibile. Alla sua morte oltre 50mila persone, però, le resero omaggio''.

Non è la prima volta che Micha van Hoecke dedica una creazione ad un personaggio femminile. In passato ci furono 'Antigone', la 'Regina della notte', 'Maria Callas', 'Lucia', 'Le troiane', 'La muette de Portici'. ''Senza la donna non riuscirei a dare un senso alla mia vita - ha spiegato ancora - Ricordo che una volta andammo in vacanza con Maurice Béjart sul monte Athos dai monaci ortodossi. Un mese in solitudine... Per me un incubo. Ma a parte questo aneddoto sono convinto che la donna rappresenti la bellezza, il mistero, la sacralità. Basti pensare che sono le donne a dare la vita. Non gli uomini''.

'Aveva capito che l'amore è l'unica forza che può cambiare il mondo- E' il testamento che ci lascia'

Ritorna nello spettacolo la Parigi d'antan, quella del dopoguerra, attraverso le musiche, le canzoni, le videoproiezioni. ''Ma attenzione - ha precisato van Hoecke- non sarà nulla di didascalico, molte immagini sono legate ai miei ricordi di infanzia. Tutto era diverso e umano, un tempo. Persino i clochard, i delinquenti, i piccoli teppistelli, quei 'blousons noirs' esaltati da un hit 'L'homme à la moto', avevano una loro poesia, una loro straordinaria umanità''.

''Eppure, lo ripeto, Parigi è Edith Piaf - ha proseguito Micha van Hoecke- così vicina al divino, ad una sorta di disarmante sacralità. La 'petite robe noire', un'estetica essenziale, una piccola croce al collo. Il ricordo di un miracolo, quando bambina, riacquistò la vista dopo aver pregato Thérèse de Lisieux e poi questo continuo bisogno di amore, nel dare, nel ricevere''.

''Edith aveva capito proprio questo - ha concluso van Hoecke- l'amore è l'unica forza che può cambiare il mondo. Travolgere un'esistenza. E detto da una donna che, in amore aveva molto sofferto, mi sembra che Edith Piaf ci abbia lasciato un testamento meraviglioso e esaltante''.

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