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Migranti, 9 anni fa la strage di Lampedusa, sindaco: "Dramma epocale ma Ue immobile"

03 ottobre 2022 | 19.01
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La provocazione di Mannino: "La Porta d'Europa? Portiamola all'ingresso del Parlamento europeo"

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"L'anno prossimo saranno trascorsi dieci anni dalla strage del 3 ottobre 2013 in cui persero la vita 368 persone e trovarsi a parlare sempre delle stesse cose, senza che l'Europa muova un dito, fa molta rabbia". Nella sua prima volta con indosso la fascia tricolore, nel giorno in cui sulla più grande delle Pelagie si ricordano le vittime della strage di migranti, Filippo Mannino, sindaco di Lampedusa, lancia una provocazione. Dinanzi al monumento diventato simbolo dell'accoglienza, la Porta d'Europa, alla presenza del presidente della Camera Roberto Fico, ha detto: "Sono arrivato a pensare che il posto giusto per questa porta non sia più Lampedusa, la dovremmo portare nel cuore dell'Europa, all'ingresso del Parlamento europeo. Magari vedendola tutti i giorni potrebbe sollecitare una riflessione, richiamare un'urgenza. L'immigrazione è un problema europeo ed esige una risposta europea. Adesso".

Sindaco da appena novanta giorni, Mannino nelle scorse settimane ha già dovuto accogliere il 'suo' primo migrante morto, l'ennesima vittima dei viaggi della speranza. "Invece, mi dovrei occuparmi di altro, innanzitutto di accogliere le persone da vive e non da morte - dice all'Adnkronos -. Io sono un semplice sindaco, non ho la soluzione ma certamente il mio compito è sensibilizzare le Istituzioni, la politica, l'opinione pubblica. La mia comunità convive con il fenomeno dell'immigrazione dal 1988, conosciamo il dolore di chi arriva e i disagi che la nostra piccola isola sostiene, mentre l'Europa sta a guardare. Da decenni. Questo è inaccettabile". Invoca una riflessione "vera e non di circostanza" il primo cittadino di Lampedusa per evitare che "commemorazioni come queste si traducano in sterili e retoriche esibizioni".

'Non basta commozione serve approccio strutturale a fenomeno'Il dito è puntato contro l'Europa. "Ad oggi non ha una politica migratoria, non riesce a far decollare i corridoi umanitari per far viaggiare le persone in sicurezza, non vuole cambiare il regolamento di Dublino, che lascia l'Italia a dover affrontare da sola un dramma di dimensioni epocali". Nella sua prima volta da sindaco alla Porta d'Europa Mannino ha avvertito "una responsabilità in più". "Non basta la commozione, serve un approccio diverso, non più emergenziale ma strutturale - avverte -, perché quello che è accaduto ieri, può ripetersi oggi, tra 15 giorni o un mese". Perché "i 38 barchini approdati in un giorno, gli oltre 2mila migranti ammassati dentro l'hotspot o le difficoltà a trasferirli a causa del maltempo" rischiano di non essere l'eccezione ma la regola. "Il Viminale e la Prefettura di Agrigento in questi mesi ci sono stati vicini - sottolinea il primo cittadino -, ma non basta. Servono politiche lungimiranti perché Lampedusa e l'Italia non siano lasciate da sole ad affrontare un fenomeno di dimensioni europee. Occorre un'assunzione di responsabilità collettiva". Una richiesta che il sindaco Mannino ha ribadito al presidente della Camera, Roberto Fico, volato oggi sull'isola per ricordare le vittime della strage del 3 ottobre. A bordo delle motovedette della Capitaneria di porto, della Guardia di finanza e dei carabinieri la terza carica dello Stato, il primo cittadino, il presidente del comitato 3 ottobre, Tareke Brhane, e alcuni dei sopravvissuti hanno raggiunto il punto esatto della strage e lanciato in mare una corona di fiori. Per non dimenticare. "Servono politiche lungimiranti", ripete il sindaco, che al nuovo governo e al nuovo parlamento chiede "attenzione ai territori di frontiera. Qui i problemi non sono quelli di una qualsiasi altra città d'Italia". Nell'attesa di un cambio di rotta, Lampedusa continuerà ad accogliere chi approda sulle sue coste. "Siamo al centro del Mediterraneo, non possiamo girarci dall'altra parte davanti a esseri umani che rischiano la vita in mare", conclude. (di Rossana Lo Castro)

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