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Migranti, Onu: "Italia responsabile per naufragio con oltre 200 morti"

27 gennaio 2021 | 15.24
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Lo ha stabilito il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite sul disastro avvenuto in mare nell'ottobre 2013, chiedendo a Roma di avviare una inchiesta, punire i responsabili e risarcire i parenti delle vittime

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(Afp)

L'Italia è responsabile di non aver saputo proteggere la vita di 200 migranti annegati nel Mediterraneo nell'ottobre 2013, ritardando le operazioni di soccorso in mare. È quanto ha stabilito oggi il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite. La vicenda è stata esaminata su richiesta di tre siriani e un palestinese, sopravvissuti al naufragio, nel quale hanno perso le loro famiglie.

"L'Italia ha mancato nel rispondere prontamente alle varie richieste di aiuto dalla nave che stava affondando, con a bordo 400 adulti e bambini", nota il Comitato affermando che le autorità italiane "hanno mancato di spiegare il ritardo nell'invio della nave Its Libra, che si trovava soltanto a un'ora di distanza".

I migranti, fra cui molti in fuga dalla Siria, erano partiti all'una del mattino del 10 ottobre 2013 dal porto libico di Zuwarah. Alcune ore dopo, la loro imbarcazione ha cominciato a fare acqua, dopo essere stata raggiunta da colpi d'arma da fuoco sparati da una nave battente una bandiera berbera. Ciò avveniva in acque internazionali, 113 km a sud di Lampedusa e 218 km a sud di Malta.

Secondo la ricostruzione degli eventi, i migranti hanno chiamato diverse volte il numero italiano per le emergenze in mare. Ma alle 13 gli è stato risposto che erano nella zona di competenza maltese e gli è stato fornito il relativo numero da chiamare. Dopo numerose telefonate, una nave maltese è arrivata sul posto alle 17.50. A quel punto l'imbarcazione dei migranti si era già capovolta e, su richiesta urgente di Malta, la nave italiana Libra, che si trovava nelle vicinanze, è intervenuta alle 18. "A causa dell'azione rinviata, oltre 200 persone, fra cui 60 bambini, sono annegate", afferma il comitato.

"È un caso complesso. L'incidente è avvenuto in acque internazionali nell'ambito della zona maltese di ricerca e salvataggio ma il luogo era comunque più vicino all'Italia e una delle sue unità navali", ha sottolineato uno dei membri del Comitato, Hélène Tigroudja, secondo la quale, se le autorità italiane si fossero attivate subito, i soccorsi sarebbero arrivati "almeno due ore prima" dell'affondamento dell'imbarcazione dei migranti. Anche se il naufragio è avvenuto fuori dalla zona italiana di ricerca e soccorso, aggiunge, "le autorità italiane avevano il dovere di sostenere l'azione di ricerca e soccorso per salvare le vite dei migranti. L'azione rinviata dell'Italia ha avuto un impatto diretto sulla perdita di centinaia di vite".

Il Comitato chiede dunque all'Italia di avviare una inchiesta, punire i responsabili e risarcire i parenti delle vittime. I quattro ricorrenti avevano chiesto di chiarire anche le responsabilità di Malta, ma il Comitato non ha potuto procedere in quanto, a differenza che per l'Italia, non vi sono stati ricorsi precedenti davanti a tribunali maltesi.

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