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Migranti, padre Zanotelli: "Spari libici crudeltà disumana, Ue dov'è?"

21 agosto 2020 | 16.34
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Il missionario comboniano interviene sul naufragio del 17 agosto: "Non si può continuare così, è inaccettabile". Secondo sopravvissuti i miliziani avrebbero sparato contro il gommone poi affondato

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(Fotogramma) - FOTOGRAMMA

"Quello che è avvenuto in mezzo al mare il 17 agosto è di una gravità estrema. Direi un atto di crudeltà disumana. I miliziani libici, secondo le testimonianze dei sopravvissuti, hanno sparato contro il gommone provocandone l'affondamento. Una quarantina di persone a bordo sono morte annegate. Non si può continuare così, è inaccettabile. Quello che più mi sconcerta è la posizione del governo italiano, i suoi silenzi mentre c'è chi, fuggendo da fame, guerre e violenze, continua a perdere la vita, le sue politiche migratorie con nessuna rottura rispetto al passato. Nel Mediterraneo, tra l'altro, attualmente non ci sono più navi salva vita, bloccate nei porti per presunte irregolarità". Non nasconde la sua preoccupazione padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, che, interpellato dall'Adnkronos, interviene sulla strage del 17 agosto a largo delle coste libiche, "il più grave naufragio del 2020", secondo Oim e Unhcr. A bordo del gommone affondato c'erano 81 persone, per lo più provenienti da Senegal, Mali, Ciad e Ghana: 45 sono morte, tra cui 5 bambini. Si sono salvati in 36, tutti trasferiti in un centro di detenzione libico.

"Eravamo alla deriva quando siamo stati raggiunti da una motovedetta libica. I miliziani ci hanno detto che ci avrebbero salvati e riportati in Libia se gli davamo i cellulari e i soldi, ma non avevamo soldi. E’ cominciata una discussione e alla fine loro hanno sparato sul gommone, hanno colpito il motore e alcune taniche di benzina. Ci siamo gettati in acqua, ma molti di noi sono morti". Questo il racconto che alcuni sopravvissuti al naufragio del 17 agosto hanno fatto ai volontari di Alarm Phone, secondo quanto riporta 'il Manifesto'. "Dopo qualche ora - prosegue la testimonianza - è arrivato un peschereccio che ci ha salvati e portati a riva".

"Rispettare il diritto internazionale è un obbligo, i diritti umani tornino al centro dell'agenda politica - esorta padre Zanotelli - Chi fugge dai centri di detenzione in Libia ha tutto il diritto di essere accolto, non di essere lasciato solo, morire in mezzo al mare. Stiamo parlando di gente disperata che subisce ogni giorno torture e abusi. Come si fa a restare indifferenti? L'Europa è assente e si sta rendendo complice delle tante morti che avvengono in Mediterraneo. Ci sarà il giorno in cui davanti a un Tribunale pagherà per le sue responsabilità".

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