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Milano in coda per l'ultimo saluto a Umberto Veronesi. "Un pioniere"

10 novembre 2016 | 11.22
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Milano - Cittadini e pazienti in coda per l'addio a Umberto Veronesi - (foto AdnKronos Salute)

Milanesi doc e d'adozione, ma anche tanti italiani di passaggio nel capoluogo lombardo. Sono i cittadini che stamattina, numerosissimi, si sono messi in coda davanti a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, per dare l'ultimo saluto all'oncologo Umberto Veronesi, morto l'8 novembre alla soglia dei 91 anni . La camera ardente è aperta dalle 11 alle 22.30, in attesa della cerimonia di commemorazione civile di domani alle 11.

"Era un dovere venire a rendere omaggio a un maestro, che ha fatto conquiste importanti per la salute di tutti coloro che hanno potuto godere delle sue intuizioni, e di tutta l'umanità", dice Franco Iacona, 74 anni, che si definisce "un vecchio laureato" dell'università Cattolica di Milano. "Ha creato una corrente di pensiero - aggiunge - si deve molto a lui più che alle istituzioni. E' stato un pioniere". In fila ci sono anche tanti suoi pazienti.

Fra gli altri anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. "E' difficile spiegare quello che si prova quando si è malati, quando ti succede è un mondo diverso - afferma - Io credo nella medicina, a volte vedo anche medici che invitano a cure alternative, e invece bisogna fidarsi della medicina. Però, l'umanità di chi ti cura diventa fondamentale e in questo Umberto Veronesi era certamente un maestro anche per quello che è riuscito a fare allo Ieo", l'Istituto europeo di oncologia che ha fondato nel capoluogo lombardo.

Dopo la diagnosi di cancro, racconta il primo cittadino, "mi ha rassicurato, perché alla fine una persona malata ha bisogno di essere rassicurata dalla medicina. Io ho contato su me stesso, però mi sentivo protetto. Lui in questo era veramente molto bravo. Di quei momenti mi ricordo il fatto che lui mi disse 'questo è il mio numero di telefono, quando hai bisogno chiamami'. Io ero una persona qualunque, non che ora non lo sia - precisa Sala - Alla fine è questo che fa la differenza, perché quando si è malati ci sono momenti di tranquillità e momenti di paura, e poter contare sulle parole al di là delle cure è molto importante".

Anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha voluto salutare l'oncologo. "Veronesi è stato tante cose. Un grande uomo, innanzitutto, uno scienziato straordinario e uno straordinario ministro della Sanità. Io l'ho conosciuto, è una persona con cui mi sono molto confrontata, una persona di una grandissima umanità e venire qui per me era naturale per rendere omaggio come ministro della Salute a un grande scienziato, per tutte le cose che lui ha cominciato e che dobbiamo portare avanti".

Il ministro si è fermata per diversi minuti nella camera ardente, ha parlato e stretto la mano alla moglie dell'oncologo, Sultana Razon, e ai figli Alberto e Giulia. "Penso - ha detto all'uscita - alla grande battaglia per la prevenzione e per la ricerca scientifica, al pensiero che lui ha sempre avuto per le donne, per l'umanizzazione delle cure, per sconfiggere il cancro. Queste cose fanno parte della mia quotidianità come ministro, ma devono essere nella quotidianità di tutti gli italiani e le italiane. Per questo e per tanti altri motivi, anche per dare un abbraccio a una straordinaria famiglia, sono venuta qui".

"Veronesi - ha concluso Lorenzin - ha avuto le sue idee e le ha sempre tutte portate avanti con la fierezza che lo ha contraddistinto. Poi su alcune cose ci si poteva trovare d'accordo o meno, ma sicuramente c'è sempre stata una massima sintonia sul primato della scienza, del metodo scientifico e sulla necessità di dare speranza e umanità alla professione medica e alle cure e ai pazienti. Questo è un suo lascito incredibile". Poi è sempre stato "un grande lottatore. In questi ultimi tempi si è battuto per gli stili di vita corretti, per la lotta al fumo, per una corretta e sana alimentazione, per educare i giovani al rispetto del proprio corpo".

Le voci della gente comune in coda per l'addio a Veronesi sono tante e diverse. C'è Raffaele Reginella che racconta: "Da 10 anni sono in cura nel suo centro", l'Istituto europeo di oncologia, "e se sono qui è grazie a lui. E' per questo che, anche a nome della mia famiglia, sono venuto qui per dirgli grazie. Infinitamente grazie". Daniela Cerutti è una giovane donna. Anche lei ha deciso di mettersi in coda per dare un "omaggio a un grande guru della medicina". Così Stanislao Formichella, scrittore calabrese, di passaggio a Milano: "Ho saputo della scomparsa di Umberto Veronesi e ho ritenuto doveroso omaggiare un personaggio del genere che ha fatto tanto per la sanità italiana e ha salvato vite umane". Margherita, un'anziana signora, dice di aver conosciuto l'oncologo solo "attraverso la tv. L'ho sempre stimato per quello che ha fatto per le donne, per la sua grande umanità e professionalità. Non lo dimenticheremo mai".

Nonostante la giovane età anche Leo, 14 anni, Tommaso ed Ettore, 15, appena usciti da scuola hanno voluto "rendere onore" a Umberto Veronesi. "Di lui ci parlavano le nostre famiglie", dicono. E sono rimasti colpiti "dalle sue lotte. Contro il cancro, per la legalizzazione della cannabis, per uno stile di vita che ha adottato e sul quale ha dato esempio. Lo ammiriamo". Ettore racconta di aver sentito parlare dell'oncologo "quando la nonna si è ammalata di cancro e poi è morta lo scorso anno. Aveva fatto qualcosa per la Fondazione Veronesi. E quindi ho sentito parlare anche di questa realtà. Noi non lo abbiamo mai incontrato dal vivo ma era giusto rendergli onore".

Nella camera ardente l'omaggio delle istituzioni, testimoniato dalle corone di fiori, gigli rossi e rose bianche, inviate da presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, presidenti del Senato e della Camera. Fuori all'ingresso, in 4 quaderni, i tantissimi messaggi lasciati dai cittadini. "Grazie per averci resi orgogliosi di un cittadino che ha dedicato la sua vita alla vita", si legge. E ancora: "Grazie per il grande contributo alla ricerca e per aver reso onore alla nostra Italia. Speriamo sappiano fare buon uso della sua eredità".

E poi c'è l'abbraccio dei pazienti e dei familiari di malati. Dario ringrazia perché, scrive, "avevi salvato mia mamma, quando nel 1978 un tumore maligno al seno era considerato una condanna a morte". Rosangela invece ci teneva a esserci perché Veronesi "ha dato 10 anni di vita in più alla mia mamma". Una paziente Ieo riassume così, in poche parole, quello che è stato l'impegno della vita per l'oncologo: "Grazie aver messo al centro le donne".

Ma non sono solo gli italiani a mettersi in fila oggi per l'addio allo scienziato: in coda si osservano fra gli altri anche cinesi, russi e cingalesi.

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