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"Mio marito picchiato a sangue", il racconto della moglie di uno dei pescatori di Mazara

19 dicembre 2020 | 12.22
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Marika Calandrino

"Il giorno del sequestro mio marito è stato picchiato. L'ho capito quando ho visto una sua foto, pochi giorno dopo il sequestro dei pescherecci, e aveva un occhio gonfio e una parte del viso arrossata. Conosco mio marito e ho capito subito che ha subito violenze... E' stato pestato a sangue". A parlare è Marika Calandrino, la moglie di Gaspare Giacalone, marittimo di 33 anni, tra i 18 pescatori sequestrati e liberati tre giorni fa dalla Libia. Era il primo settembre scorso quando Gaspare Giacalone si trovava sul peschereccio 'Anna Madre'. Nelle vicinanze ci sono anche i pescherecci 'Natalino', 'Antartide' e 'Medinea'. All'improvviso il sequestro.

Due pescherecci, 'Natalino' e 'Anna Madre' riescono a fuggire, ma i loro comandanti, Gaspare Giacalone e Bernardo Salvo, vengono prima trasbordati. Gli equipaggi però riescono a fuggire. "E mio marito Gaspare è stato picchiato per questo - racconta oggi Marika, 26 anni - Quando ci siamo sentiti il 13 novembre al telefono non ne abbiamo parlato. Ma noi ci capiamo al volo, abbiamo un nostro linguaggio. Disse solo 'Aiutateci' e io lo rassicurai che stavamo facendo il possibile".

Dopo la liberazione Marika è riuscita a parlare con il marito. Ma neanche questa volta hanno avuto modo di parlare di quanto accaduto lo scorso primo settembre. "Aspetterò che torni e poi ne parleremo con calma - dice - devono superare questo trauma che hanno subito". Marika non vede l'ora che Gaspare possa finalmente rivedere la loro piccola Gaia, che ha un anno e mezzo. Non la vede da quattro mesi, perché il marittimo si è imbarcato il 20 agosto. "L'ha lasciata che non sapeva neppure camminare e ora la ritrova che corre", dice Marika. "Sarà una grande emozione vederli abbracciati - racconta - in questi mesi ho mostrato tutti i giorni la fotografia del padre alla piccola. E lei baciava sempre la foto gridando 'papà'. Domani potrà dirglielo dal vivo".

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