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Miraggio eterologa, il tour dell'aspirante donatrice di ovuli che spiazza gli ospedali /L'inchiesta

14 gennaio 2016 | 12.44
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(Fotogramma)

di Michela Perrone e Lucia Scopelliti

Ai camici bianchi che incontri non sembra vero: "Lei è la prima da sempre a informarsi su come donare ovociti alle donne che vogliono accedere alla fecondazione eterologa ", procedura ora inserita nei nuovi Lea in arrivo. "Su alcuni aspetti non sappiamo bene come muoverci, ma troveremo il modo". L'AdnKronos Salute ha fatto un viaggio in incognito negli ospedali milanesi, per capire quale sia la reazione delle strutture sanitarie di fronte a una donna che voglia donare i propri gameti. Risultato: medici spiazzati. Alla sorpresa iniziale segue il disorientamento sul percorso da proporre, che in alcuni passaggi chiave resta un rebus ancora da sciogliere.

Primo passo: la telefonata di ricognizione. Su 4 istituti sentiti - Policlinico, Humanitas, Fatebenefratelli e Institut Marquès di Barcellona, che ha un poliambulatorio front office a Milano - solo i primi 2 hanno fissato un appuntamento conoscitivo. Al momento del contatto telefonico, avvenuto nel mese di novembre, l'ospedale di zona Porta Nuova ha risposto di non accettare donazioni, mentre la clinica iberica preleva ovociti solo in Spagna, da donne che vi risiedano da almeno 3 anni. Nei 2 ospedali che acconsentono a fornire informazioni, .al di là della cortesia e della buona volontà dei medici restano da chiarire alcuni aspetti come la garanzia dell'anonimato.

Entrambe le strutture assicurano cartelle virtuali 'nascoste' - ad accesso limitato - e garantiscono che troveranno il modo per far superare alla donatrice il banco dell'accettazione senza avere un codice che l'associ alle motivazioni per le quali si trova in ospedale. Resta da capire come svolgere tutti gli esami preliminari senza essere identificata. I medici che accompagnano la donatrice nel percorso si danno da fare , ma considerata anche la 'latitanza' di donne disposte a regalare i propri ovuli, non sanno ancora bene come muoversi e alcuni nodi vengono al pettine al momento del colloquio. Come l'aspetto economico, che alla fine degli incontri resta sempre in sospeso.

Ore 17 di un pomeriggio d'autunno. Alla fine di un lungo corridoio semideserto c'è la sala del Policlinico in cui avviene il colloquio con i 2 medici, un uomo e una donna, che accolgono l'aspirante donatrice con grandi sorrisi e molta gentilezza, facendo di tutto per farla sentire a proprio agio. I 2 esperti spiegano nei dettagli il percorso e i rischi: "Prima occorrono test genetici e ginecologici, oltre a una valutazione psicologica per essere sicuri che le motivazioni siano abbastanza forti" per affrontare un iter così impegnativo. Se non emergono controindicazioni, "si procede con l'induzione farmacologica dell'ovulazione: punture quotidiane per un periodo da 10 a 30 giorni. A parte la prima, le altre potranno essere effettuate a casa, ma dovrà venire da noi ogni 2 giorni per controllare che tutto proceda bene".

Seguono le domande di routine sulla salute dell'aspirante donatrice: operazioni, farmaci assunti, stile di vita, tumori o malattie genetiche in famiglia. I check ogni 2 giorni potranno essere fissati la mattina presto, prima dell'inizio della giornata lavorativa. Dopo la terapia ormonale si procede con l'intervento vero e proprio: una ventina di minuti durante i quali un ago aspirerà gli ovuli per via transvaginale . L'operazione è in day hospital e, se non insorgono complicanze, la donatrice può tornare a casa dopo qualche ora di osservazione.

Durante l'incontro conoscitivo vengono anche descritti i rischi legati all'iperstimolazione e al possibile incremento del rischio di tumore, oltre alle infezioni che si possono contrarre durante l'intervento. Le percentuali sono comunque molto basse e al termine della chiacchierata i 2 medici consegnano un dettagliato consenso informato e lasciano i propri contatti personali. "La ringraziamo anche solo per averci pensato", è il saluto con cui ci congedano. Resta un'incognita il capitolo economico: l'assicurazione è che "in qualche modo" le analisi saranno erogate gratuitamente.

Approccio diverso all'Istituto Humanitas di Rozzano, dove l'aspirante donatrice deve passare dall'accettazione per accreditarsi. Viene aperta immediatamente una cartella dove sono registrate le informazioni fornite durante il colloquio. Dopo una chiacchierata più sintetica sul percorso da seguire e sui rischi connessi, viene proposta ed eseguita immediatamente un'ecografia interna, da considerarsi come "piccolo benefit" per l'azione che forse si intraprenderà.

Anche in questo caso viene assicurata la gratuità degli esami e si parla di un possibile rimborso per il tempo messo a disposizione, di cui comunque "sarebbero da chiarire le forme di erogazione" .

Nel documento d'indirizzo sulla fecondazione eterologa, approvato dalla Conferenza delle Regioni il 4 settembre, si precisa infatti che "non potrà esistere una retribuzione economica per i donatori/donatrici, né potrà essere richiesto alla ricevente contributo alcuno per i gameti ricevuti". Ma "non si escludono forme di incentivazione alla donazione di cellule riproduttive in analogia con quanto previsto per donazione di altre cellule, organi o tessuti" .

Più disinvolti sulle questioni economiche all'Institut Marquès, dove dopo la prima telefonata la comunicazione procede via mail. Per effetto di un malinteso (la struttura pensava a un'aspirante mamma, non a una donatrice), arriva un listino prezzi destinato alle coppie che vogliono ricorrere a fecondazione eterologa in questa struttura, privata non convenzionata.

Per un bebè in provetta 'chiavi in mano' il pacchetto base è di 6.645 euro. Però gli aspiranti genitori possono accedere a una lunga lista di servizi aggiuntivi che favoriscono il lieto fine della procedura, ma possono far lievitare il conto finale fino a quasi 9 mila euro. Tra gli 'optional' l'embrioscopio per una migliore selezione degli embrioni da impiantare (450 euro), o l'ecclosione assistita, incisione dell'involucro dell'embrione per facilitare il suo impianto (225), e il maquillage embrionario (325 euro).

Chiarito l'equivoco, arriva la spiegazione, rigorosamente via email: "Purtroppo qui da noi non è possibile donare in quanto la nostra è una struttura adibita a effettuare visite e controlli in preparazione a un possibile trattamento in Spagna. Le donatrici che assegniamo sono persone che donano ovociti direttamente nella nostra clinica di Barcellona. Per poter donare in Spagna, però, bisogna avere una residenza di almeno 3 anni".

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