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Tv: Miriam Leone, in 'Non uccidere' sono un ispettore dal passato oscuro

09 settembre 2015 | 17.04
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Miriam Leone in una scena di 'Non Uccidere'

"Un personaggio complesso, che vive un conflitto interiore, o meglio 'il' 'conflitto': sua madre ha ucciso suo padre a coltellate e lei ha assistito, vivendo poi la sua vita da sola, perché la madre è stata arrestata dal suo attuale compagno", e "se tu non ti puoi fidare di tua madre non ti puoi fidare di nessuno". Così Miriam Leone descrive, all'Adnkronos, il ruolo di Valeria Ferro, l'ispettore di polizia che l'attrice interpreta in 'Non uccidere', la nuova fiction crime, targata Freemantle e diretta da Giuseppe Gagliardi, va in onda in 12 episodi a partire dall'11 settembre su Rai 3.

Nella serie ogni episodio è costruito intorno a un’indagine chiusa: un caso verticale che riguarda un delitto in famiglia o, più genericamente, un delitto consumato dentro una comunità chiusa, come un monastero, un quartiere a prevalenza musulmana, la scena omosessuale torinese, e che arriva a soluzione a fine puntata.

"Valeria è una ragazza introversa che vive un conflitto con la madre- spiega Leone che è figlia, nella fiction, dell'attrice Monica Guerritore- e che ha vissuto questo trauma e decide di diventare l'ispettore integerrimo", ma "deve affrontare i suoi lati oscuri. E' un segugio che ha un intuito infallibile, ma anche un carattere di m....", dice l'attrice.

Circa le difficoltà che l'ex Miss Italia ha dovuto affrontare per calarsi nel difficile ruolo, l'attrice osserva che "quando hai una sceneggiatura ben scritta e un regista che ha in testa molto bene il progetto hai già fatto abbastanza", ma la parte le ha richiesto comunque un grande sforzo, sia fisico che psicologico.

"Dal punto di vista fisico ho lavorato molto per trovare la postura, la camminata, che doveva essere quella di una donna che a 13 anni si è come messa il busto, ed è cresciuta come se fosse chiusa in un guscio - racconta ancora Leone- Per quanto riguarda l'aspetto psicologico, ho dovuto parlare con chi fa questo lavoro, mi sono fatta spiegare come si ricerca la verità, ed è come scendere nei sotterranei della psiche. Valeria fa il suo lavoro con distacco, è completamente annegata in questo sottosuolo di crimini e morte".

Una figura "completamente diversa da me, perché molto chiusa, per niente femminile, con un look minimal e trasandato". Miriam è soddisfatta, anche se ancora non si è rivista sullo schermo. "Ho fatto del mio meglio, non so come sia il risultato ma so che ci siamo impegnati tutti tantissimo".

Un successo, quello delle fiction a soggetto criminal-investigativo, che non accenna a diminuire, e che l'attrice prova a spiegare così: "Il male attrae, perché ci sembra distante ma poi è quello che accade molto vicino a noi". Ma 'Non uccidere', ci tiene a sottolineare, "è diversa perché non c'è ricerca della finzione ma una ricerca del realismo e della verità, anche nella messinscena".

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