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Misteri della fertilità, 1 donna su 3 diventa mamma 'da sola' dopo Pma fallita

29 luglio 2016 | 15.58
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- FOTOGRAMMA

Speranze accantonate, poi la sorpresa: una coppia su 3 riesce a concepire naturalmente un bebè dopo il fallimento delle tecniche di fecondazione assistita. Una realtà di cui sporadicamente i ginecologi parlano, ma che finora non era mai stata 'fotografata' da uno studio scientifico. A pensarci, gli scienziati del Greenwich Nhs Trust, dell'Imperial College e del King's College di Londra, che hanno seguito 403 aspiranti mamme e papà per un periodo di 6 anni dopo i tentativi di procreazione medicalmente assistita. Gli impressionanti risultati delle loro osservazioni appaiono sulla rivista 'Human Reproduction'.

All'interno del campione il 96% delle coppie non aveva ottenuto una gravidanza con la fecondazione in vitro, eppure è emerso che 3 su 10 hanno avuto un bebè naturalmente negli anni successivi. "Abbiamo calcolato circa un 30% di possibilità di concepimento naturale nei 6 anni che seguono i cicli di terapie per l'infertilità - dicono gli autori - su questo però non abbiamo una spiegazione facile. Una possibilità è forse che ormai la procreazione medicalmente assistita viene offerta anche a coppie con problemi di sterilità non così gravi, per cui anche se i cicli di Pma falliscono per le motivazioni più varie, poi si riesce comunque a ottenere una gravidanza spontanea".

Nello studio, gli autori hanno rilevato che l'87% dei concepimenti naturali è avvenuto entro due anni dal termine dei trattamenti per l'infertilità. Inoltre circa un quarto delle donne che avevano avuto un figlio grazie alla fecondazione assistita è poi riuscito ad averne un altro in modo spontaneo. Allan Pacey, direttore di 'Human Fertility', commenta l'articolo evidenziando sia come questo studio debba rappresentare una fonte di speranza per le coppie alle prese con l'infertilità, sia come il lavoro possa aiutare i medici a dare un miglior counselling ai propri pazienti.

"Quello che andrebbe sempre detto alle coppie - commenta all'Adnkronos Salute Andrea Borini, presidente della Società italiana di fertilità e sterilità e medicina della riproduzione (Sifes-Mr) - è che la fecondazione in vitro è un metodo per aumentare le possibilità di concepimento rispetto a quanto avviene con i metodi naturali e che è un tentativo che andrebbe ripetuto alcune volte per ottenere l'embrione sano e giusto, che in natura non si trova tutti i mesi". Inoltre, "va fatto notare che il campione, fra l'altro esiguo, è formato soprattutto da coppie in cui il problema di infertilità era inspiegato o legato soprattutto a mancata ovulazione, mentre nelle situazioni in cui esiste un severo fattore maschile di sterilità o forte endometriosi, le gravidanze spontanee non sono assolutamente così comuni".

"E' invece importante segnalare - prosegue Borini - che oggi l'accesso alla Pma molto spesso è conseguenza di richieste pressanti da parte delle stesse coppie, mentre l'appello che lancio ai medici è quello di preferire percorsi 'a step' se di fronte si ha una coppia in cui la donna ha fino a 33-34 anni con un anno di tentativi vani alle spalle. Caso diverso se la donna ha 40 anni: va 'risparmiato' più tempo possibile per ottimizzare le sue chance di concepire, per cui è indicato indirizzare la coppia alla fecondazione in vitro. E discorso differente anche per una coppia giovane, ma magari con 5 anni di tentativi andati male. Ciò che consiglio alle coppie è sempre di affidarsi a specialisti con esperienza, che potrà fare un adeguato counselling per ogni singolo caso", conclude.

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