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Moby Prince, nuova indagine in vista?

02 febbraio 2019 | 14.43
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(Fotogramma/Ipa)

Anche la Procura di Roma in campo per fare giustizia sulla strage del Moby Prince (10 aprile 1991). Il procuratore capo Giuseppe Pignatone, ricevendo i familiari delle vittime del più grave incidente della marineria italiana in cui morirono 140 persone, ha fatto sapere di aver ricevuto e acquisito agli atti la relazione conclusiva della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla tragedia del Moby Prince, resa pubblica il 24 gennaio 2018 in Senato dall'allora presidente Silvio Lai. Nei mesi scorsi la Procura di Livorno ha aperto un nuovo fascicolo di indagine sul disastro.

L'intenzione della Procura romana di valutare eventuali reati è stata manifestata il 23 gennaio scorso (ma la notizia si è appresa solo oggi) ai rappresentanti dei familiari delle vittime del traghetto Moby Prince ricevuti dal procuratore capo Pignatone insieme al procuratore aggiunto Lucia Lotti. All'incontro erano presenti Angelo e Luchino Chessa, in rappresentanza dell'Associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince Onlus, assistiti dai loro avvocati Carlo Melis Costa e Stefano Taddia.

Il procuratore Pignatone - informa una nota diffusa a firma di Luchino Chessa, presidente dell'Associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince Onlus, e Loris Rispoli, presidente dell'Associazione 140 - ha confermato di "aver ricevuto a suo tempo gli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Moby Prince, puntualizzando che i reati colposi emersi nella relazione conclusiva allo stato attuale sono tutti prescritti". Il magistrato "ha anche ribadito che tutto quello che è stato acquisito in occasione delle audizioni da parte della Commissione verrà valutato e nel caso si prefigurino reati di falsa testimonianza o reticenza la Procura potrà procedere con l'apertura di un fascicolo".

"Dopo un anno dalla chiusura dei lavori Commissione parlamentare d'inchiesta, la cui relazione ha ribaltato in modo straordinario le verità processuali del passato, i familiari delle vittime del Moby Prince, a quasi 28 anni dalla strage, hanno finalmente la reale speranza di giungere alla verità e di avere giustizia", commentano Luchino Chessa e Loris Rispoli.La Moby Prince era il traghetto passeggeri della compagnia Navarma che la sera del 10 aprile 1991, appena partito in direzione di Olbia, entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo all'ancora nella rada del porto di Livorno. Nel più grave incidente della marineria italiana morirono 140 persone: 65 membri dell'equipaggio e 75 passeggeri. Vi fu un solo superstite. La prua del traghetto squarciò una delle cisterne del greggio trasportato e si scatenò un incendio. Nonostante la vicinanza al porto, l'incendio fuori controllo provocò ingenti danni sia alla petroliera che al traghetto. Tutte e 30 le persone di equipaggio a bordo della petroliera non riportarono danni fisici. Secondo quanto emerso dall'inchiesta parlamentare, il disastro non è riconducibile alla presenza di nebbia e alla negligenza del comando del traghetto; la nebbia fu immotivatamente utilizzata per giustificare il caos dei soccorsi.

La commissione parlamentare d'inchiesta sul disastro del Moby Prince, hanno ricordato i portavoce dei familiari delle vittime, "ha lavorato senza interruzione per due anni e le conclusioni hanno ribaltato le verità scaturite dalle inchieste giudiziarie e dai processi, mettendo in evidenza circostanze mai emerse prima quali l'assenza di nebbia, un ancoraggio della petroliera diverso da quello riportato nelle carte processuali, una rotta del Moby Prince che ha subito una turbativa, una sopravvivenza a bordo del traghetto ben oltre i 30 minuti in totale assenza di soccorsi"."I dubbi sulla rotta della petroliera prima del suo arrivo a Livorno e sul materiale da esso trasportato, gli strani accordi tra le compagnie assicurative dopo due mesi dalla tragedia sono aspetti emersi nelle indagini della commissione parlamentare, ma rimangono alcuni punti che non sono stati analizzati, come cosa ha portato il traghetto in collisione", hanno osservato Chessa e Rispoli.

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