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Mondo Rai/Appuntamenti e novità

15 maggio 2020 | 16.40
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(Fotogramma)

Una serata evento in diretta su Rai1: domani, sabato 16 maggio, “Europe Shine a Light - Accendiamo la musica”, il nuovo format che quest’anno prende il posto dell’Eurovision Song Contest, il programma musicale più visto nel mondo e annullato a causa dell’emergenza sanitaria. A condurre e commentare le performance dei 41 artisti - per l’Italia gareggerà Diodato - Flavio Insinna e Federico Russo, la "strana coppia" che accompagna ESC già dal 2016. Una location esclusiva e suggestiva come l’Arena di Verona farà da sfondo all’esibizione del vincitore della settantesima edizione di Sanremo, che proporrà il brano con cui ha conquistato il Festival: “Fai Rumore”. Una canzone già cantata spontaneamente dai balconi non solo italiani ma anche europei nella prima fase del lockdown. Insieme a Diodato, ospiti della serata saranno gli artisti italiani che hanno partecipato alle ultime edizioni di ESC: Mahmood, Ermal Meta e Fabrizio Moro, Francesco Gabbani, Francesca Michielin e Il Volo, oltre ad Al Bano che racconterà le sue performance sui palchi europei ed Enzo Miccio che commenterà le mise più curiose della serata. Non mancheranno spazi dedicati all’emergenza Coronavirus. L’anteprima partirà su Rai1 alle 20.35, dalle 21 le voci di Rai Radio2 (radio ufficiale per l’Italia): Ema Stokholma e Gino Castaldo, anche in video su Rai4 (canale 21 del digitale terrestre) e RaiPlay. Il nuovo formato creato dalla TV olandese quale alternativa a ESC, vedrà avvicendarsi sul palco virtuale anche numerose star della storia dell'Eurovisione. Mentre ogni artista interpreterà dal proprio paese "Love shine a light” dei Katrina and The Waves, brano vincitore dell’Eurovision 1997.

Alla vigilia di un’altra tappa fondamentale della Fase2, domani, sabato 16 maggio alle 21.05 su Rai2, il programma di Duilio Giammaria analizza la situazione. Siamo davvero pronti ad alzare le serrande? Tra linee guida del Governo, pareri del comitato tecnico scientifico, protocolli dell’Inail e autonomie delle Regioni, prevale la chiarezza o la confusione? E ancora, il Decreto Rilancio emanato dal Governo: le misure che hanno portato a diverse tensioni nella maggioranza politica, porteranno altresì serenità nelle e famiglie e nelle imprese? Petrolio racconta le ore convulse dell’attualità, ma si dedica anche con un grande reportage di Barbara Gubellini ad approfondire un tema che è sempre stato caro al programma: l’alimentazione. Il Coronavirus ci obbliga a ripensare il nostro modo di produrre, distribuire, consumare il fabbisogno alimentare. Cosa mangeremo e come lo produrremo? Il salto di specie del Coronavirus dal pipistrello all’uomo è un fenomeno dovuto a questioni alimentari e ambientali: un fenomeno destinato, drammaticamente, a ripetersi. Abbiamo imparato la lezione? Dalle proteine vegetali, alle farine di insetti, dalle vertical farm alle colture idroponiche fino alle antiche tecniche di lievitazione e fermentazione di alcuni alimenti: il futuro è già qui. Nel corso della puntata: Stefano Patuanelli, ministro Sviluppo Economico, Stefano Bonaccini, governatore della Regione Emilia Romagna, Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, Oscar Farinetti, imprenditore, Debora Rasio, nutrizionista, Anna Teresa Palamara, ordinario Microbiologia e Microbiologia Clinica all’Università Sapienza di Roma.

Domani, sabato 16 maggio, alle 20.30, Massimo Gramellini sarà di nuovo in prima serata su Rai3 con la sesta puntata di Aspettando le Parole. Dopo l’intervento in diretta da Torino di Nicola Lagioia, direttore del Salone Internazionale del Libro, la puntata si aprirà con l’intervista a Gino Strada, fondatore di Emergency con il quale si parlerà non solo di pandemia ma anche di migranti, questione tornata di stringente attualità e di cooperazione internazionale. Nel corso del programma saranno ospiti anche la ministra Teresa Bellanova, responsabile delle Politiche agricole alimentari e forestali, l’immunologo Alberto Mantovani, autore del libro Il fuoco interiore, la giornalista Milena Gabanelli, il filosofo Umberto Galimberti, l'olimpionico di ginnastica artistica Jury Chechi e Francesca Fialdini, conduttrice di Fame d’Amore, la docuserie di Rai3 dedicata al rapporto malato che può esistere tra amore e cibo. Massimo Gramellini ricorderà poi il maestro Ezio Bosso attraverso le sue stesse struggenti parole, tratte dal suo intervento a Le Parole della Settimana nel novembre 2018. Come sempre sarà dato spazio a tante straordinarie storie di vita quotidiana che hanno come protagonisti cittadini comuni che, nell’emergenza, hanno saputo distinguersi per capacità, generosità o professionalità. In apertura e in chiusura di puntata la “Dedica” e la “Buonasera”, i due monologhi di Massimo Gramellini ispirati da fatti di cronaca.

Nella puntata di “A Sua Immagine”, in onda domani, sabato 16 maggio, alle 15.55 su Rai1, Lorena Bianchetti racconterà la storia di 4 fratelli infermieri al tempo del coronavirus. Originari di Napoli, solo Stefania, 38 anni, è rimasta in città. Raffaele, 46 anni, opera a Lugano in Svizzera. Valerio, 43 anni, e Maria, 36 anni, a Como. Tutti e quattro sono “figli d’arte”: anche il papà Giorgio per 40 anni ha esercitato la stessa professione. I nostri quattro non si sono tirati indietro nella battaglia contro il coronavirus e combattono ogni giorno in prima fila. Hanno scelto di mettere a rischio la propria vita, come un gesto d’amore, per salvare altre vite. Convinti che “Ce lo ha insegnato questo virus: il nostro amore deve essere ancora più contagioso”.Alle 16.15 il commento al Vangelo ne “Le Ragioni della speranza” con suor Alessandra Smerilli, docente ordinario di Economia Politica alla Facoltà “Auxilium” di Roma. All’epidemia da coronavirus si è affiancata la sospensione di tantissime attività lavorative che ha prodotto preoccupazioni e difficoltà nei lavoratori e nei loro datori di lavoro. Suor Alessandra Smerilli racconterà la resilienza degli imprenditori. In una piccola sartoria della periferia romana che effettuava riparazioni e confezionava capi di abbigliamento, la proprietaria ha deciso di utilizzare i propri tessuti per realizzare mascherine e ha fatto della crisi un’opportunità. Un’altra testimonianza arriva da Carpi, dove un imprenditore, dovendo proseguire la produzione di beni essenziali, ha continuato a lavorare mantenendo fede anche ai suoi piani aziendali e ha assunto, proprio nel periodo del lockdown, sei persone in più. Questa puntata, prima e seconda parte, andrà in replica su Rai1, domenica alle 6.00.

Italo Balbo, classe 1896, originario di Quartesana in provincia di Ferrara, agli inizi degli anni ’20 aderisce al fascismo e diventa un sostenitore dello squadrismo e dell’olio di ricino. A Milano conosce Mussolini e conquista la sua fiducia, al punto da essere nominato quadrumviro della Marcia su Roma e membro del Gran Consiglio del Fascismo. Presto, però, la fiducia del Duce si tramuta in timore a causa della personalità ingombrante ed esuberante di Balbo. A “Passato e Presente”, il programma di Rai Cultura in onda domani, sabato 16 maggio, alle 20.30 su Rai Storia (canale 54) Paolo Mieli e il professor Mauro Canali ripercorrono la tumultuosa parabola della vita di Italo Balbo dal 1923, quando viene indicato da “La Voce repubblicana” come il mandante dell’omicidio di don Minzoni, ed è costretto a dimettersi da Comandante della Milizia, passando per le celebri trasvolate atlantiche, fino alla nomina a Governatore della Libia, con la quale Mussolini allontana da Roma un gerarca diventato troppo celebre. In Libia, Balbo si occupa di politiche inclusive nei confronti degli arabi, libera i prigionieri dai campi di concentramento, fa arrivare i coloni italiani, valorizza i siti archeologici come Leptis Magna e fa costruire la Litoranea che collega l’Egitto alla Tunisia: la via Balbea. Contrario alle leggi razziali e all’alleanza con la Germania, quando l’Italia entra in guerra Balbo rientra nei ranghi e si prepara a fronteggiare gli Inglesi. Pochi giorni dopo l’inizio del conflitto, il 28 giugno del 1940 l’aereo su cui si trova Balbo viene abbattuto dalla contraerea italiana per una serie di tragici errori.

E’ l’amore il tema del concerto che Rai Cultura propone domani, sabato 16 maggio, alle 19.15 su Rai5 (canale 23) per il ciclo di Sabato classica “Musica da camera con vista”, in cui il musicologo Giovanni Bietti presenta celebri pagine del repertorio per quartetto d’archi in alcune residenze storiche. il Quartetto Bresler (Masha Diatchenko e Chrystelle Catalano, vl; Maria Kropotkina, vla; Giovanni Inglese, vcl) interpreta il quarto movimento (Con moto) dal Quartetto n. 1 "Sonata a Kreutzer" di Leoš Janáček e il Notturno (Andante) dal Quartetto n. 2 in re maggiore di Alexander Borodin, nella Rocca dei Boiardo di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia. Regia tv di Antonio Marzotto. A seguire, per il Mittelfest 2019 viene proposto dalla Chiesa di San Francesco di Cividale del Friuli, il concerto della Savaria Symphony Orchestra diretta da Marco Feruglio. In programma musiche di Ludwig van Beethoven: Coriolano, ouverture op. 62 dalle musiche di scena per l'omonima tragedia di Collin; Sinfonia n.3 in mi bemolle maggiore op. 55 "Eroica" [Allegro con brio - Marcia funebre (Adagio assai) - Scherzo (Allegro vivace) - Finale (Allegro molto)]. La coincidenza tra il tema del Mittelfest 2019 (“Leadership”) e il 250° anniversario della nascita di Napoleone Bonaparte (1769-1821) è stata all'origine di un programma incentrato sulla sinfonia Eroica, la cui dedica - poi stracciata - di Ludwig van Beethoven al rivoluzionario generale, diventato presto tiranno, è storia e mito al tempo stesso. Totalmente beethoveniana è stata dunque l’inaugurazione del Festival, che ha incluso anche la drammatica ouverture Coriolano, ispirata a un’altra tragica figura di condottiero. Regia tv di Daniele de Plano.

Il racconto di un Paese in ginocchio, l’ora più buia ripercorsa attraverso le voci e le testimonianze degli inviati del Tg2 sul fronte del coronavirus. Un racconto dettagliato e puntuale da Nord a Sud. Uno spaccato del Paese come non l’avevamo mai visto: dal primo focolaio di Codogno all’emergenza ospedaliera, dal sacrificio di medici e infermieri alla morte di decine e decine di anziani nelle strutture di assistenza, alla crisi economica. Una narrazione in presa diretta quella che proporrà Tg2 Dossier con “Il racconto degli inviati”, domani, sabato 16 maggio, alle 23.30 su Rai2, che si collegherà in diretta con tutte le sue donne e i suoi uomini sul campo.

Un canta autore o un canta-attore, un intellettuale “collettivo”, un anticonformista. Oppure, l’“Adorno del Giambellino” secondo il critico Enzo Golino, o il “Filosofo ignorante” secondo se stesso, con ironia. La realtà è che Giorgio Gaber sfugge a qualunque definizione. Nel doc di Rai Cultura “Giorgio Gaber. L’utopia possibile” in onda domani, sabato 16 maggio, alle 17.50 su Rai3, per “Italiani”, a raccontare le storie del signor G. sono tre generazioni. Quella di Giorgio Casellato, suo arrangiatore e organizzatore e Ombretta Colli, l’amore di una vita; quella della figlia Dalia Gaberscik e quella del nipote Lorenzo Luporini, 22 anni. A questi si aggiungono i contributi di Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Gaber, di Paolo Rossi e di Walter Veltroni. Gaber si forma con il jazz, suona il rock’n’roll quando pochi in Italia lo fanno e, all’apice della popolarità e del successo televisivo, molla tutto e si dedica al teatro, anzi crea un genere nuovo: il Teatro-canzone, ispirato ai récital francesi, a quel Brel che tanto ammirava. L’anno di svolta è il 1970: in tournée con Mina, viene visto sul palco da Paolo Grassi e Giorgio Strehler che gli propongono di scrivere uno spettacolo tutto suo per il Piccolo di Milano. “Il Signor G” debutta al Teatro San Rocco di Seregno il 28 ottobre 1970 e dal gennaio del 1971 è al Piccolo Teatro di via Rovelli di Milano. C’è una presenza che lo accompagna senza mai mostrarsi, un pittore e poeta di Viareggio conosciuto in un bar milanese alla fine degli anni 50. E’ Sandro Luporini. Con lui nasce un’amicizia profonda e un sodalizio artistico totale. Sandro è l’altra metà di Gaber, da “Barbera e champagne” a “Io se fossi dio”. Gaber negli anni ‘70 conquista il pubblico, soprattutto giovane, teatro per teatro. I ragazzi - quelli del Movimento - vanno ai suoi spettacoli per vedere “che cosa ha da dirci oggi”. L’idillio finisce col decennio. Con “Polli d’allevamento” il pubblico fischia in sala, Gaber è contestato, troppo scomodo anche per i contestatori. Una pausa di riflessione e si ricomincia nel 1981 con “Anni affollati”. Gaber si dedica al teatro solo di prosa: per un’unica stagione (82/83) con Mariangela Melato ne “La storia di Alessandro e Maria”, con “Parlami d’amore Mariù” (87/88), dove la presenza delle canzoni si fa scarna, con “Il Grigio”, monologo in due atti del 1988-89. Infine, con un’intensa attività teatrale che va dalla scrittura di testi per Ombretta Colli alla messa in scena di “Aspettando Godot” insieme agli amici Enzo Jannacci e a Paolo Rossi, fino alla direzione artistica nel 1989 del Teatro Goldoni a Venezia. L’ultima sua apparizione è nel programma di Adriano Celentano del 2001: insieme a Dario Fo, Jannacci, Antonio Albanese e lo stesso Celentano, i 5 cantano “Ho visto un re”. E’ stanco, affaticato dalla malattia, canta da seduto. Ma vuole cantare.

Anche questa settimana “Passaggio a nord ovest”, il programma ideato e condotto da Alberto Angela, parte per una lunga esplorazione in continenti lontani, in remote epoche della storia e fa assistere a fenomeni naturali spettacolari. L’intera puntata di domani, sabato 16 maggio, alle 15.00 su Rai1, è dedicata al ritrovamento della nave Erebus. Nel 1845, due navi della Marina Britannica, la Erebus e la Terror, intraprendono una spedizione, guidata dal famoso esploratore Sir John Franklin, per scoprire il Passaggio a Nord-Ovest. Durante il viaggio, le due navi svaniscono nel nulla, senza lasciare tracce. Dopo anni di ricerche, viene individuato il relitto della Erebus, circa 100 miglia più a sud dell’ultima posizione conosciuta. Questo ritrovamento fa emergere un’ipotesi sorprendente, che alcuni dei superstiti abbiano percorso l’ultimo tratto sconosciuto del Passaggio a Nord-Ovest, portando a termine, inconsapevolmente, la spedizione.

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