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Morì per sfuggire a stupro, prescritta una delle accuse

28 novembre 2019 | 17.09
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Martina Rossi, studentessa genovese 20enne precipitò dal balcone di una camera di un hotel a Palma di Maiorca. Si tratta del reato di morte come conseguenza di altro reato

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Prescritta l'accusa di morte come conseguenza di altro reato. Lo ha dichiarato la Corte d'appello di Firenze, presieduta da Angela Annese, chiamata a giudicare Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, i due 27enni di Castiglion Fibocchi (Arezzo) condannati in primo grado dal Tribunale di Arezzo, il 14 dicembre scorso, per la morte di Martina Rossi, la ventenne studentessa genovese che precipitò dal balcone di una camera al sesto piano dell'hotel Santa Ana a Palma di Maiorca il 3 agosto 2011.

Nel giudizio di primo grado il tribunale aveva inflitto ai due imputati una condanna a sei anni di carcere riconoscendoli colpevoli di morte come conseguenza di altro reato e tentata violenza di gruppo, e stabilendo quindi una pena di tre anni per ogni reato.

Secondo la ricostruzione dell'accusa al processo di Arezzo, al ritorno dalla notte in discoteca, la 20enne sarebbe salita in camera dei due giovani di Castiglion Fibocchi perché nella sua camera le amiche erano in compagnia degli altri due ragazzi della comitiva di aretini e avevano formato due coppie.

Secondo il pm la giovane sarebbe stata oggetto di un tentativo di stupro, come proverebbe il fatto che i pantaloncini le erano stati sfilati e non furono mai ritrovati, e come proverebbero i graffi al collo di Albertoni.

Poi, sempre secondo il pm e i legali della famiglia Rossi, Martina avrebbe tentato una fuga disperata: vide il muretto sul balcone che separava la stanza dei due giovani da un'altra e lo considerò la via di fuga ideale, ma in preda alla paura successiva all'aggressione e tradita dalla scarsa vista, poiché era miope e non aveva gli occhiali in quel momento, perse l'equilibrio e cadde nel vuoto, quasi sulla verticale del muretto stesso.

Il muretto che separava le due camere, un divisorio di circa un metro di altezza e quaranta centimetri di larghezza, secondo i legali della difesa, Stefano Buricchi e Tiberio Baroni, avvocati rispettivamente di Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, sarebbe stata, invece, la prova del suicidio della giovane perché - questa la tesi sostenuta durante tutto il dibattimento - poteva essere scavalcato con facilità, e se Martina fosse voluta scappare, avrebbe potuto farlo senza grosse difficoltà.

Dopo il pronunciamento della Corte d'appello di Firenze che ha dichiarato estinta per prescrizione l'accusa di morte come conseguenza di altro reato, in caso di una condanna dei due imputati anche in secondo grado la pena potrebbe essere dimezzata.

La presidente della Corte d'appello ha poi rinviato il processo al 20 settembre 2020 con possibile prosecuzione per il 5 ottobre.

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