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Moro, da indagine internazionale su mail ex Br Casimirri scambi con Lojacono su via Fani

06 luglio 2021 | 16.05
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L'ex terrorista Persichetti: "Pm dice che prima Lojacono parlava con me, ma era durante lavoro preparatorio libro su Brigate rosse, se fossero emersi nomi nuovi polizia sarebbe intervenuta"

Da un indagine internazionale sulle caselle postali elettroniche del superlatitante delle Br Alessio Casimirri, ormai cittadino nicaraguense, sarebbero emerse una serie di conversazioni con l'ex brigatista Alvaro Lojacono sull'agguato di via Fani. E' quanto ha rivelato il pm Eugenio Albamonte nel corso dell'udienza del Riesame sull'istanza di dissequestro atti (rigettata dal Tribunale) presentata dalla difesa dell'ex terrorista e oggi ricercatore storico Paolo Persichetti, indagato dai pm di Roma per associazione sovversiva finalizzata al terrorismo e favoreggiamento con l'accusa di aver divulgato materiale riservato "acquisito e/o elaborato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sequestro e l'omicidio di Aldo Moro".

A riferirlo è proprio Persichetti, che oggi, sul suo blog insorgenze.net, ha spiegato come il pm, in udienza, nello spiegare l'indagine a carico dello stesso Persichetti, abbia fatto riferimento al fatto che "Lojacono conversasse prima con Persichetti che poneva domande, sollevava questioni e poi ne parlasse con Casimirri". "Non ho ancora avuto accesso a queste carte, e nemmeno i giudici del riesame che hanno deciso sulla parola del pm, posso solo ipotizzare che con tutta probabilità ciò avveniva negli anni in cui era in corso il lavoro preparatorio che ha portato al libro “Brigate rosse, dalle fabbriche alla campagna di primavera”.

"Con tutta evidenza - sottolinea Persichetti -, in quegli scambi non ci sono nomi nuovi, altrimenti le autorità di polizia sarebbero già intervenute, ma ai loro occhi questa normale attività di interrogazione delle fonti testimoniali, proprie di un lavoro di ricerca storiografica, appare sospetta, degna di ulteriori accertamenti e sequestri. A più di quarant’anni dai fatti, la polizia vuole ficcare il naso nella ricerca storica, criminalizzando l’attività di studio e ascolto delle fonti".

PERSICHETTI: 'SCAMBIO LETTERE FIORONI-LOJACONO PER AUDIZIONE EX BR IN COMMISSIONE' - A quanto ricostruisce Persichetti in una dichiarazione ai giudici del tribunale del Riesame ci fu uno scambio di lettere tra l'ex Br Alvaro Loiacono e l'allora presidente della Commissione Moro 2 Giuseppe Fioroni per concordare un'audizione dell'ex brigatista, condannato tra l'altro per il caso Moro e per l'omicidio del giovane militante missino Mikis Mantakas.

In particolare, Persichetti, dopo aver ricostruito le sue vicende personali e il percorso che lo ha portato a diventare un ricercatore storico e a lavorare sugli anni 70 e in particolare sulle Br e il caso Moro entrando anche in contatto con la Commissione, racconta di come nel luglio del 2015 dalla Commissione fosse stato audito "il ministro degli Esteri che nel riassumere le vicende estradizionali aveva riportato delle informazioni errate riguardo alla posizione" di Lojacono.

L'ex Br, spiega Persichetti, "mi comunicò il suo disappunto e l’intenzione di intervenire sulla questione. Informai il membro della commissione con cui ero in contato, il quale a sua volta ne parlò con il presidente Fioroni che si mostrò subito interessato. In effetti nell’autunno del 2015 la Commissione Moro 2 aveva avviato una nuova fase: il presidente della Commissione si era convinto della necessità di audire gli ex militanti delle Br che in passato avevano sempre rifiutato, in ragione delle ricostruzioni complottiste avanzate dalle commissioni. In alcune dichiarazioni pubbliche aveva dichiarato che era venuto il momento di ascoltare questi brigatisti. L’intenzione di intervenire espressa dal dottor Baragiola sembrava quindi confortare i progetti del presidente Fioroni".

E' a questo punto che si arriva alla corrispondenza Fioroni-Lojacono: "Tra il novembre e la fine del dicembre 2015 ci fu un intenso lavorìo che portò ad uno scambio di lettere tra il dottor Baragiola e il Presidente Fioroni, un flusso comunicativo che mi pose inevitabilmente nella posizione di veicolatore dei reciproci messaggi che passavano attraverso una terza persona, un membro della Commissione. E’ nell’ambito di questo contesto, assolutamente noto al Presidente Fioroni, che ho inviato alcune pagine della bozza della prima relazione attinenti ad un punto cruciale della vicenda, su cui si focalizzava l’attrito tra il nostro lavoro di ricostruzione del sequestro e l’ipotesi portata avanti dalla Commissione, ovvero l’abbandono in via Licinio Calvo delle tre vetture con cui i brigatisti erano fuggiti da via Fani. Ed è a partire dalle richieste di chiarimenti fatte a più testimoni, non solo al dottor Baragiola, che è iniziato il lungo percorso di ricostruzione dell’azione di via Fani in tutti i suoi aspetti, logistici e politici. Un lavoro condotto in completa trasparenza, senza alcun artificio cospirativo, attraverso le mail e i vari social e appuntamenti in presenza con le fonti residenti in Italia".

"Signor Baragiola - scrive Fioroni in una lettera a Lojacono del 18 dicembre 2015 che l'Adnkronos ha potuto visionare - ho letto con attenzione la sua lettera dello scorso 25 novembre, con la quale ha inteso rettificare alcune dichiarazioni rese alla Commissione che ho l'onore di presiedere dal ministro degli Affari esteri nel corso della sua audizione dello scorso 15 luglio e, in particolare, l'affermazione secondo cui 'i giudici italiani, nell'estate 1988, richiesero la sua estradizione alla Svizzera senza successo'. Le documentate circostanze da lei riferite meritano certamente adeguato approfondimento e l'Ufficio di presidenza della Commissione, integrato dai rappresentanti dei gruppi, ha pertanto disposto gli opportuni accertamenti. Ove dovesse confermarsi che la condanna da Lei subita in Svizzera si riferisce ai medesimi fatti per i quali è stato condannato in contumacia in Italia, occorrerebbe riconoscere l'anomalia di una simile situazione e prendere atto della necessità di porvi rimedio".

"Venendo poi - si legge in un altro passaggio della lettera - alla sua decisione di rifiutare un'eventuale 'convocazione per un interrogatorio' da parte della Commissione, posso comprendere che nell'ottica di un 'ex militante comunista', quale Ella si definisce, vi siano perplessità e diffidenze nei confronti dei lavori di una Commissione parlamentare di inchiesta. La invito tuttavia a considerare che un suo contributo alla ricostruzione del caso Moro non solo risponderebbe all'esigenza di chiarire gli aspetti ancora oscuri di una vicenda che ha drammaticamente segnato la storia del Paese, ma le consentirebbe anche di rappresentare, in sede istituzionale, il punto di vista di coloro che nella sua lettera sono definiti i 'vinti' dei conflitti degli anni".

Nei prossimi giorni, annuncia poi Fioroni nella lettera a Lojacono, "sarà inoltrata alle autorità elvetiche una richiesta di assistenza giudiziaria al fine di consentire lo svolgimento da parte della Commissione, in territorio svizzero, non già di un interrogatorio, ma di una sua libera audizione, nel corso della quale avrebbe l'opportunità di chiarire la sua posizione e illustrare la sua versione dei fatti (...) Auspico pertanto - su conforme avviso dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi - che non voglia opporsi a una simile iniziativa di reciproco interesse".

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