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Mostre: 'Sotto casa di Federico', Roma celebra l'immaginario felliniano

05 maggio 2014 | 17.40
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Si inaugura domani (ore 19) la mostra 'Sotto casa di Federico', curata da Francesca Barbi Marinetti, con una trentina di opere ad inchiostro di china che per l'occasione Roberto Di Costanzo ha dedicato all'immaginario felliniano. Madrina dell'evento la danzatrice Rossella Brescia, protagonista, nel ruolo di Gradisca, di 'Amarcord' lo spettacolo di cui Luciano Cannito ha firmato regia e coreografia, prodotto da Daniele Cipriani. Il consueto Aperitif Art serale sarà ispirato al ricettario di casa Fellini. ''Il mio cinema non è letterario né narrativo, è pittorico. La luce ne rappresenta l'essenza, lo stile, l'ideologia''. Parte da queste parole il leit motiv dell'esposizione romana, allestita propria in quella strada tanto amata da Fellini. dove il grande regista abitò con Giulietta Masina.

Omaggiare Federico Fellini e ospitare il lavoro di un artista, visionario e poetico insieme, come quello di Roberto Di Costanzo è la felice sintesi di questo appuntamento espositivo in programma al Margutta RistorArte sino al 16 giugno. Una occasione importante, addirittura doppia, che consente di ricordare i 20 anni dalla morte del regista, e i 50 anni dalla vittoria dell'Oscar per '8 e ½'. L'appuntamento con Federico era da tempo nelle intenzioni di Tina Vannini. Il marito, Claudio, è sempre stato profondamente legato al regista. Numerosi i suoi ricordi. Il grande regista, infatti, è stato negli anni '80 un assiduo frequentatore del vegetariano di via Margutta e molti sono gli aneddoti che ancora circolano ricordandone l'eccezionale presenza.

Federico si firmava Federico. Così piaceva essere identificato il grande Fellini. Già dall'esperienza del Marc'Aurelio scriveva i suoi pezzi firmandoli con il proprio nome di battesimo. Secondo la testimonianza di Gianfranco Angelucci persino dal letto di ospedale quando, alla fine dei suoi anni, fu ricoverato per la grave ischemia che poi gli sarà fatale, scherzava raccontando che quando le infermiere lo chiamavano Signor Fellini, gli veniva spontaneo girarsi come se si rivolgessero a suo padre. Da qui il titolo della mostra, ad indicare una familiarità con il luogo e nel rispetto di uno spirito geniale che attingeva a piene mani dal rapporto diretto con il mondo e le persone.

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