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Mps, Profumo e Viola rinviati a giudizio

27 aprile 2018 | 11.23
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Il gup di Milano Alessandra Del Corvo ha rinviato a giudizio Alessandro Profumo, ex presidente di Mps, e Fabrizio Viola,  ex amministratore delegato della banca senese per aggiotaggio e falso in bilancio. L'ex presidente del collegio sindacale di Rocca Salimbeni, Paolo Salvadori, deve rispondere invece solo di falso in bilancio. A processo anche la banca. Il processo inizierà il prossimo 17 luglio davanti ai giudici della seconda sezione penale. 

Il giudice ribalta così sia la teoria della pubblica accusa sia della difesa degli imputati: entrambi avevano chiesto il proscioglimento. Al centro dell'inchiesta, finita davanti al gup Del Corvo dopo una richiesta di archiviazione da parte della procura, c'è la contabilizzazione non corretta nei bilanci della banca senese dei derivati Santorini e Alexandria, operazioni finanziarie messe in piedi tra il 2012 e il 2015. Solo per Salvadori è caduta l'accusa di aggiotaggio, mentre Mps deve rispondere per la legge 231 sulla responsabilità degli enti.

"Sono sorpreso ma confermo con determinazione di essere sereno per le scelte fatte in Mps - ha detto Profumo, attuale amministratore delegato di Leonardo -. Dimostreremo di aver sempre operato correttamente nell'interesse dell'istituto e dei suoi azionisti, peraltro in stretta collaborazione con Banca d'Italia e Consob, e riconfermo la mia totale fiducia nella magistratura".

Il pm Stefano Civardi, nella sua requisitoria, aveva chiesto il proscioglimento sostenendo che da parte degli imputati "non c'è stata l'intenzione di ingannare nessuno". Il rappresentante dell'accusa aveva anche evidenziato come "la contabilizzazione dei due derivati doveva avvenire a saldi chiusi e non a saldi aperti", ma ha riconosciuto la presenza di indicazioni puntuali di tutte le autorità di controllo che avevano indotto a contabilizzare a saldi aperti.

Nelle note integrative del bilancio ci sono tutti gli effetti di una contabilizzazione alternativa, dunque "non ci sarebbe stata l'intenzione di ingannare nessuno". Tesi non accolta dal giudice che ha deciso per il processo. I difensori di Viola preferiscono, al momento, non rilasciare dichiarazioni.

Profumo e Viola arrivano a processo dopo un iter piuttosto contorto: il gup di Milano, Livio Antonello Cristofano aveva disposto nell'aprile 2017 l'imputazione coatta nei confronti dei tre ex manager di Mps - tutti accusati di falso in bilancio e aggiotaggio -, dopo la decisione della procura di chiedere l'archiviazione e l'opposizione alla richiesta presentata dai piccoli azionisti e dal Codacons.  In quel caso fu disposta l'archiviazione, come chiesto dalla procura, per sette persone tra cui anche gli ex vertici di Rocca Salimbeni Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, già a processo a Milano, assieme ad altri imputati, per la gestione di Mps.

Nel frattempo, era intervenuto anche il pg Felice Isnardi che aveva disposto ulteriori accertamenti sulla posizione della banca, sfruttando la possibilità che gli concede l'articolo 58 della legge 231 di svolgere "gli accertamenti indispensabili e, qualora ritenga ne ricorrano le condizioni, contestare all'ente le violazioni amministrative conseguenti al reato".  Una nuova consulenza che è servita, in particolare, per accertare quale impatto avrebbe avuto la contabilizzazione dei derivati Santorini e Alexandria sui bilanci di Mps, dal 2012 fino alla semestrale del 2015, se l'operazione fosse stata effettuata "a saldi chiusi" anziché "a saldi aperti" come è avvenuto.

Una consulenza che oggi potrebbe aver inciso sulla decisione del gup Del Corvo di mandare a processo gli ex manager Profumo, Viola e Salvadori (per lui è caduta l'accusa di aggiotaggio) e la stessa banca senese.

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