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Mo: Msf in prima linea, operazione di terra a Gaza sarebbe catastrofe

11 luglio 2014 | 11.37
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Al quarto giorno di offensiva aerea di Israele contro la Striscia, la situazione "è veramente preoccupante" e se scatterà un'operazione di terra, che "va evitata", sarà la "catastrofe". Parla Tommaso Fabbri, capo della missione a Gerusalemme di Medici Senza Frontiere, che è riuscita a riaprire una clinica a Gaza City, dove però "i pazienti fanno fatica ad arrivare".

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Al quarto giorno di offensiva aerea di Israele contro la Striscia di Gaza, la situazione "è veramente preoccupante" e se scatterà un'operazione di terra, che "va evitata", sarà la "catastrofe". A parlare è Tommaso Fabbri, capo della missione a Gerusalemme di Medici Senza Frontiere, che è riuscita a riaprire una clinica a Gaza City, dove però "i pazienti fanno fatica ad arrivare".

"La situazione a Gaza è preoccupante: tutti i giorni si osserva un aumento di scambi di fuoco, bombardamenti e missili da entrambe le parti - afferma in un'intervista telefonica con Aki - Adnkronos International - La situazione è molto preoccupante a livello di sicurezza e questo ovviamente ha un impatto sulle strutture sanitarie che cominciano a essere sature a livello di emergenza e soprattutto a livello di rianimazione, i servizi dove ci sono i feriti più gravi, motivo per cui inizia a esserci il bisogno di evacuazione e speriamo che le vie di uscita dalla Striscia siano rese il più accessibili possibile".

Secondo fonti mediche di Gaza, ad oggi il bilancio della 'Operazione confine protettivo' è di 98 palestinesi uccisi e 670 feriti. Dopo quattro giorni di attacchi contro la Striscia, dove già la situazione era preoccupante prima dell'avvio dell'operazione e dove la scarsità di farmaci è cronica, "serve tutto - dice Fabbri, che era a Gaza fino alla scorsa settimana - bisogna soprattutto garantire l'accesso e cercare di evitare un'operazione di terra". Questa operazione, sottolinea mentre Israele continua i preparativi e sposta ai confini della Striscia tre brigate di fanteria, "va evitata e lo dico per motivi medici, non politici", sottolinea il responsabile della missione a Gerusalemme di Msf.

Fabbri spera che "sia Israele che l'Egitto aprano le frontiere" per consentire ai malati e ai feriti gravi di uscire dalla Striscia e per permettere il passaggio dei medicinali, dopo che ieri le autorità del Cairo hanno riaperto il valico di Rafah per consentire l'ingresso nel Paese dei palestinesi bisognosi di cure. Se non si arriverà a una tregua, per Gaza "in futuro serviranno farmaci, medicine, materiale medico di emergenza", afferma, sottolineando come attualmente la situazione della sicurezza rappresenti un ostacolo per gli aiuti e l'assistenza ai palestinesi.

"Il nostro staff medico rischia la vita a ogni spostamento ed è un problema anche per i pazienti raggiungere le strutture - dice - Se Israele darà il via a un'operazione di terra la situazione diventerà catastrofica, noi iniziamo a prepararci a questa eventualità".

"Ci stiamo preparando per intervenire con un'équipe che possa operare per la chirurgia di emergenza e che dovrebbe entrare nei prossimi giorni nella Striscia, appena sarà possibile - spiega Fabbri, precisando che attualmente lo staff nella Striscia di Gaza è composto da "quattro espatriati e 70 palestinesi" - Stiamo lavorando anche con la donazione di farmaci e di materiale medico salvavita per le urgenze". "Stiamo cercando di raggiungere un ospedale di Khan Yunis dove solitamente lavoriamo - conclude - e cerchiamo di rientrare il prima possibile con tutte le difficoltà della sicurezza, mentre prosegue la collaborazione con altre strutture in coordinamento con il ministero della Salute".

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