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Muftì ucraino: "Ho lasciato la mia attività religiosa per combattere nelle forze armate"

17 maggio 2022 | 11.57
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Said Ibrahimov, 'Ho visto atrocità che Dio mai avrebbe permesso, Ai miei fedeli racconto che in Russia è successa una catastrofe spirituale perché se le persone avessero rispettato i valori della fede, tutto questo non sarebbe mai successo'

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Said Ibrahimov

"L'Ucrina è un paese molto religioso e secondo un detto 'sotto agli spari, sotto al fuoco, non ci sono infedeli. Perché laddove non c'é altro rimedio, l'unica via d'uscita è pregare Dio'. Io, che per 13 anni sono stato un muftì e per i 7 prima un imam, continuo a svolgere riti religiosi e a incoraggiare fedeli e non dove serve, ma ho formalmente lasciato la mia attività per entrare a far parte della difesa territoriale. Così da dare una mano anche più terrena". A parlare all'Adnkronos è Said Ibrahimov, un ex muftì a Kiev che oggi, in mimetica, si fa immortalare davanti a una ambulanza mentre imbraccia un fucile.

Da 'giurista' nella cultura islamica, autorizzato a emettere una fatwa, definisce il presidente russo "un uomo del Kgb sovietico assetato di imperialismo e deciso a non fermarsi pur di ripristinare il blocco del Patto di Varsavia". Con Putin, dice all'Adnkronos, non parlerebbe nemmeno se potesse, lo paragona ad Hitler e spiega la scelta coraggiosa di lasciare il sacro per il temporale e scendere in campo. "Ho rinunciato alla mia carica a inizio marzo per entrare a far parte della difesa territoriale a Sviatoshyno, un quartiere della Capitale - racconta - Ho poi lavorato con i paramedici, che si occupano di fornire un primo soccorso medico a feriti civili e militari e di portarli via dalla linea di fuoco. Abbiamo portato via i feriti da Bucha e Irpin, vicino al ponte e poi, dopo che i russi si sono ritirati dalla regione di Kiev, sono stato assegnato alla 57esima brigata delle forze armate ucraine in qualità di autista del mezzo dei paramedici. Da metà aprile ho lavorato nelle zone più calde del Donbass: ho visto atrocità che Dio mai avrebbe permesso".

"Anche se ho rinunciato alla mia attività religiosa - sottolinea Said - ho comunque dovuto svolgere dei riti religiosi, come quello per la fine del Ramadan, sia nella regione di Kiev sia nel Donbass, da dove molti attivisti religiosi e Imam sono fuggiti all'inizio della guerra. Mi è capitato di dover confortare molte persone di religione diversa dalla mia, atei anche, raccontando loro racconti del Corano, di Maometto, incoraggiandoli, cercando di calmarli. L'ho fatto soprattutto con i militari che si trovavano sotto il fuoco diretto. Oggi mi trovo a dover dare risposte a quanti mi chiedono il perché di tutto questo. Ed io è ai russi che rigiro questa domanda, perché si sono abbassati tanto a portare avanti questa guerra, uccidendo senza pietà donne e bambini".

"Ai miei fedeli racconto che in Russia è successa una catastrofe spirituale - aggiunge all'Adnkronos il muftì - perché se le persone avessero rispettato i valori della fede, tutto questo non sarebbe mai successo. I russi hanno deciso di annettere l'Ucraina, di distruggere i territori, la lingua, la cultura per via del loro desiderio imperiale di conquistare altri territori. Spiritualmente sono vuoti dentro, e questo accade da secoli: vivono saccheggiando e in questa aggressività vedono la loro felicità. Noi non difendiamo solo la vita delle persone, del nostro Paese, ma anche il diritto dell'Ucraina di essere un Paese libero e democratico, con la propria lingua, cultura, con i propri istituti religiosi".

Oggi al fronte, deciso a combattere per la resistenza, nutre vane speranze di un accordo per il cessate il fuoco. "Putin di sicuro non si fermerà - dice - una volta ha detto che la tragedia più grande del XX secolo è stata la caduta dell'Unione Sovietica. D'altronde, non va dimenticato che è una persona dei servizi segreti del Kgb, nemmeno russi ma sovietici, e ai nostri amici dell'Occidente deve esser chiaro che non si accontenterà solo dei paesi che facevano parte dell'ex Unione Sovietica. Vuole molto di più: ripristinare il cosiddetto blocco del Patto di Varsavia". Bene dunque, spiega, l'ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. "Quando nel 2014 la Russia aveva già invaso parte dell'Ucraina, molti pensavano non ci fosse bisogno di trovare un alleato, di entrare nell'Alleanza, fiduciosi che si potesse trovare un accordo con Putin. Proprio come accadde prima della seconda guerra mondiale, quando l'Europa, sbagliando, era convinta di poter fare accordi con Hitler".

"Sia Hitler che Putin hanno una loro grande idea - va avanti Said - come il primo voleva creare una razza ariana e conquistare i popoli che fossero al loro servizio, Putin ha la convinzione che la Russia sia un Paese superiore e il suo popolo eletto. Con lui è impossibile fare qualsiasi accordo, abbiamo già visto quanti leader europei abbiano cercato di parlarci, di dissuaderlo. Non ha sentito nessuno e ha scelto la via della guerra totale. Putin è al potere da più di 20 anni e in tutto questo tempo la propaganda russa ha inculcato al popolo la convinzione di essere l'eletto, superiore e in grado di attaccare qualsiasi Paese o popolo. Per questo erano convinti di poter conquistare l'Ucraina in tre giorni. Così come per la religione, con la convinzione che la loro chiesa ortodossa sia quella vera, giusta".

"Quanto al patriarca Kirill, va detto che sta svolgendo il ruolo di una struttura politica - spiega all'Adnkronos Said Ibrahimov - Nella Costituzione russa, al quarto grado degli ufficiali del governo, si trova proprio il patriarca della chiesa e nel caso in cui il presidente, il primo ministro e il Parlamento non siano in grado di svolgere i loro incarichi, sarà lui a governare. Tutta questa ideologia della grandezza del popolo russo, della sua superiorità e del suo ruolo di portatore della vera fede religiosa, è stata elaborata con il patriarcato di Kirill".

Se avesse modo di far ragionare il presidente russo, di lanciargli un appello, cosa direbbe? "Se pure avessi la possibilità di parlare con Putin non vorrei - risponde il muftì - ma se in linea generale potessi rivolgermi a tutta la popolazione russa direi 'salvatevi finché non è tardi, perché altrimenti distruggerete voi stessi, il vostro Paese, anche economicamente: perderete questa guerra, non soltanto nel campo di battaglia, ma spiritualmente, economicamente, intellettualmente e verrete buttati anche secoli indietro nella storia. Questo regime cannibale, con la sua voglia di saccheggiare, di stuprare, non la passerà liscia anche a livello morale, psicologico'. Ma sarebbe inutile - aggiunge - Sono certo che i russi non si fermeranno finché non saranno davvero sconfitti".

(di Silvia Mancinelli)

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