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Mutui, tasso fisso o variabile: ecco quale conviene

07 febbraio 2017 | 13.39
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Banche in difficoltà, spread, volatilità, incertezze legate al contesto politico. Il mercato azionario e quello obbligazionario possono nascondere insidie, ragion per cui molti italiani preferiscono rifugiarsi nel vecchio e solido mattone. Ma è un buon investimento? Secondo Paolo Cardenà, private banker e socio cofondatore di una società attiva nella consulenza finanziaria, tributaria e fiscale, dipende.

"In realtà - spiega l'esperto all'AdnKronos - le Borse sono quasi tutte sui livelli massimi e di certo investire in Borsa (non quella italiana) è stato molto redditizio negli ultimi anni". Prima di investire in immobili occorre considerare alcuni fattori, come "l'ampiezza del patrimonio, la qualità e la tipologia dell'immobile, le attese di rendimento o reddito, la tipologia e la località dell'immobile".

"Esistono poi altre variabili - prosegue Cardenà - quali, ad esempio, la fiscalità e i fattori di rischio e oneri connessi all'investimento immobiliare. Ciò premesso, ritengo che l'investimento immobiliare costituisca un asset da considerare nella diversificazione del patrimonio". E questo assume particolare rilevanza anche "nell'ambito della gestione di patrimoni elevati, dove ci si può permettere di acquistare un certo tipo di immobili soprattutto su piazza estere".

'Tasso fisso o variabile?', è la domanda che si pongono i potenziali investitori. "Dati i livelli ferocemente bassi dei tassi di interesse - risponde l'esperto - è fuor di dubbio che quella attuale costituisca un'ottima occasione per bloccare i tassi su livelli estremamente bassi e quindi la risposta è 'tasso fisso'".

Tuttavia, secondo Cardenà, "è bene ricordare che esistono tipologie di mutui che, pur essendo a tasso variabile (e quindi con tassi più bassi rispetto a quelli fissi), godono della particolarità di avere la rata costante. In pratica, in caso di aumento dei tassi, viene allungata la scadenza, entro certi limiti previsti contrattualmente".

Gli ultimi dati economici, inoltre, evidenziano un ritorno dell'inflazione. Tale dinamica "ha avuto dei riflessi nella parte sui rendimenti dei titoli, nella parte lunga della curva, mentre, nella parte breve i rendimenti, almeno in Eurozona, sono ancora negativi. Ma è evidente - sottolinea - che quando miglioreranno le metriche della ripresa economica e quando questa sarà più diffusa e robusta anche i rendimenti a breve saliranno, trascinando al rialzo anche i tassi dei mutui".

Per quanto riguarda lo spread, che ultimamente è tornato a far paura toccando di nuovo quota 200 punti, i motivi del rialzo secondo Cardenà vanno ricercati innanzitutto nella "situazione economica di un'Italia incapace di agganciare la ripresa".

Senza dimenticare "il debito pubblico in costante ascesa", le difficoltà di molte banche italiane e l'incertezza del quadro politico del Belpaese e di quello europeo, in vista delle elezioni in Francia, Germania e Olanda.

In ultimo, con il miglioramento delle metriche dell'inflazione, "i mercati hanno iniziato a considerare l'attenuazione delle misure di espansione monetaria adottate dalla Bce, che hanno consentito di godere di tassi particolarmente bassi, nonostante il continuo deterioramento dei conti pubblici e del quadro macro dell'Italia", conclude il private banker.

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