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Myrta Merlino: "Come racconto il covid in tv? Denuncia, ma senza terrorismi"

22 febbraio 2021 | 19.04
LETTURA: 3 minuti

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Roma, 22 feb. (Adnkronos)

Quello fra fare un'informazione corretta "di denuncia" e "fare terrorismo" è "un tema importantissimo e un confine sottile. Da una parte sento di dover essere, mai come in questo momento, il cane da guardia dei cittadini. Da qui a sobillare i malcontenti o esagerare gli allarmi il passo è breve, e bisogna stare attenti". Myrta Merlino, in prima linea in tv da dieci anni con 'L'Aria che tira' e da un anno 'in trincea' dopo l'avvento della pandemia, racconta, in una conversazione con l'Adnkronos, le difficoltà e le sfide nel fare informazione in un tempo così complesso. "Riuscire ad esserci con un'informazione puntuale e corretta ma mantenendo sempre un'idea costruttiva è fondamentale -spiega la giornalista- Non ci dobbiamo dimenticare che le cose le stiamo raccontando per trovare soluzioni, quello è ciò che deve muovere".

"Penso che anche noi giornalisti nel nostro piccolo dobbiamo sentirci un pezzo di questa guerra -spiega la conduttrice- Quindi al fianco dei cittadini, ma con l'intento di aiutare. E' ovvio che in alcuni casi la denuncia è fondamentale. I tamponi, i malservizi, gli errori, i problemi con i vaccini, i ritardi, è giusto raccontarli. Però senza gettare la croce, o dire che tutto va a rotoli. Critici e costruttivi, difficile ma è il grande sforzo che dobbiamo fare".

Un anno di Covid ha segnato tutti, anche chi l'ha dovuto raccontare in tv. "Ho pianto in onda, non mi era mai successo -ricorda la Merlino- Quando una ragazza di 43 anni ha raccontato della morte della sorella. Oggi è un anno. Era il 21 febbraio, ero in onda, quando sono esplosi i casi di Codogno e Vo Euganeo e da quel momento ci siamo resi conto che era cambiato tutto". E il Covid, rivela la giornalista, ha cambiato anche lei. "La paura ma anche la sensazione di essere tutti sulla stessa barca, il patriottismo, che poi si è sgretolato e sono venute fuori tutte le differenze. Piano piano le persone più fragili, gli anziani, le donne sole, le madri, i precari... ho lavorato molto con la testa, ma anche molto col cuore, e questa esperienza mi ha cambiata dentro".

Perché "fare questo mestiere da donna ti fa capire, sentire qualcosa in più, inutile negarlo. Siamo dotate di un'empatia superiore, che ce lo permette". Un impegno premiato dagli ascolti record. "L'importante era non chiudere. Andare in onda in qualunque modo. Esserci era imperativo. La grande responsabilità di fare un'informazione corretta l'ho sentita tutta -dice la conduttrice, che ha recentemente ricevuto l'onorificienza di Cavaliere del Lavoro dal presidente della Repubblica- Durante il lockdown abbiamo fatto dei numeri mostruosi, credo dipenda anche dal fatto che quando c'è un momento difficile, e la gente vuole capire, La7 è un brand che ha una grande credibilità, e questa cosa ci ha molto pagato. E' come un patto mai tradito, quando il gioco si fa duro la gente sceglie di chi si può fidare. E questo mi da la certezza di aver fatto la scommessa giusta".

Un successo, quello di 'L'Aria che tira', che dura da dieci anni. "E' il mio quarto figlio", scherza la Merlino. Che, se deve cercare i motivi dell'affezione del pubblico, li descrive così: "Linguaggio facile, decriptando i tecnicismi e lavorando sulla semplificazione. Del linguaggio, ma mai del messaggio, e questo è importante".

(di Ilaria Floris)

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