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Nagorno, da oggi l'accordo per cessate il fuoco

10 ottobre 2020 | 08.17
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L'annuncio di Lavrov dopo i colloqui a Mosca con ministri Esteri Armenia e Azerbaigian. Ma Baku denuncia: "Armenia non rispetta cessate il fuoco"

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Afp

E' stato raggiunto un accordo per un cessate il fuoco a partire dalle 12 di oggi, ora di Mosca (le 11 in Italia), dopo consultazioni trilaterali nella capitale russa tra i ministri degli Esteri di Russia, Armenia e Azerbaigian nel mezzo delle ostilità tra questi ultimi due Paesi per il Nagorno Karabakh. Lo ha annunciato nella notte il capo della diplomazia di Mosca, Sergei Lavrov, come riporta l'agenzia Tass.

Lavrov ha fatto riferimento a un documento firmato dai ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian "con l'obiettivo umanitario di uno scambio di prigionieri di guerra e di altre persone catturate" e "dei corpi delle persone morte" nei combattimenti.

L'annuncio è arrivato dopo una maratona di più di dieci ore di colloqui. "I dettagli concreti dell'attuazione del cessate il fuoco verranno concordati nel prossimo futuro", ha aggiunto Lavrov citando il documento. Armenia e Azerbaigian hanno accettato "ulteriori negoziati" per arrivare "rapidamente a una soluzione pacifica" del conflitto con la mediazione del Gruppo di Minsk.

Le ultime ostilità per il Nagorno Karabakh, esplose il 27 settembre, hanno fatto centinaia di morti. E gli scontri sono continuati anche ieri nonostante i colloqui in corso a Mosca. L'Armenia ha denunciato l'uccisione di 320 suoi soldati, mentre l'Azerbaigian - che non ha fornito un bilancio dei caduti - ha confermato la morte di una trentina di civili. Stime dell'Alto commissariato Onu per i diritti umani parlano di almeno 53 civili uccisi.

Ma a poche ore dal via, l'accordo sembra già non reggere. Il consigliere per la politica estera del presidente azero Ilham Aliyev, Hikmat Hajiyev, ha infatti denunciato: "L'Armenia non rispetta il cessate il fuoco temporaneo...l'Azerbaigian ha dovuto rispondere alla provocazione". Poi il consigliere ha ribadito che Baku continuerà la sua lotta per "la piena liberazione" dei territori occupati.

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