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Napoli, si dimette l'assessora de Majo: "Attacchi di ogni tipo"

08 marzo 2021 | 19.58
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L'addio dell'assessore alla Cultura e al Turismo in una lunga lettera

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Fotogramma /Ipa

Eleonora de Majo si dimette dal ruolo di assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. In una lunga lettera Di Majo spiega di non riconoscersi più "da tempo in questo progetto politico amministrativo", ma fa capire che decisive per la sua scelta sono state "le ultime vicende, che riguardano la composizione della Commissione tecnico-popolare per la scelta della statua di Maradona". Vicende che "stanno assumendo la piega di un pesantissimo accanimento personale, che è arrivato alla perquisizione in casa con il sequestro di telefoni e computer, motivo per cui sono irreperibile da qualche settimana, e dalla pubblicazione sui giornali cittadini di atti che mi riguardano relativi a indagini ancora in corso di cui a stento io stessa avevo avuto conoscenza".

Il riferimento è alle indagini della Procura di Napoli sulla guerriglia sotto la sede della Regione Campania il 23 ottobre 2020, che vedono tra gli indagati un ultras poi inserito, in qualità di rappresentante della tifoseria organizzata napoletana, nella commissione che dovrebbe individuare il miglior progetto per tributare una statua a Diego Armando Maradona all'esterno dello stadio a lui intitolato.

De Majo sottolinea che "siamo nell'ambito delle scelte politiche, scelte per le quali non devo in alcun modo giustificarmi perché sono state fatte nella massima trasparenza e correttezza e che rivendico fortemente, perché al di là delle ricostruzioni strumentali, coinvolgere i settori popolari del tifo all'interno di una commissione che avrebbe dovuto giudicare il progetto del monumento da dedicare a Maradona, e che vede al suo interno autorevoli esponenti del mondo della cultura e dello sport e della famiglia del Pibe de oro, è esattamente quella idea di politica in cui credo, che è una politica che include, che coinvolge, che permette a tutti di partecipare, che aiuta il dialogo tra pezzi di città apparentemente lontani".

Ci sono però anche "ragioni assai più profonde e di più lunga durata rispetto ai fatti recenti, che hanno di certo amplificato la sensazione di estrema lontananza da questa amministrazione: non ho mai fatto mistero dell’enorme scetticismo nei confronti dell’indicazione di un candidato sindaco per le prossime amministrative, calata dall'alto e senza confronto con la città". Il riferimento in questo caso è alla candidatura a sindaco di Alessandra Clemente, annunciata dal sindaco uscente Luigi de Magistris.

"Nessun pregiudizio - aggiunge de Majo - piuttosto la convinzione da principio che quella candidatura non sarebbe riuscita ad interpretare né a farsi portavoce delle battaglie, delle rivendicazioni e delle scelte più radicali, innovative e progressiste che hanno caratterizzato le fasi migliori di questo decennio, né a costruire una visione di città inclusiva, capace di guardare innanzitutto alle fragilità e di sfidare l’asfittico dibattito tra ceto politico che si sta sviluppando alla vigilia del voto".
"Questi anni - scrive de Majo - sono stati estremamente faticosi sul piano politico e su quello personale. Le ultime vicende sono solo l'epilogo di una storia assai più lunga".

"Ho subito attacchi di ogni tipo - spiega - mai sull'azione amministrativa, ma sempre sulle scelte politiche e sulle opinioni. Sono stata attaccata dal segretario della Lega Matteo Salvini, letteralmente perseguitata sui social network per mesi dai suoi seguaci leghisti. Sono stata attaccata per le mie posizioni a favore della causa palestinese. Attacchi che puntavano e puntano ancora oggi solo a delegittimare il mio percorso politico di donna militante prima e di donna delle istituzioni poi, che ha semplicemente scelto di restare fedele alle proprie idee e di non voltare mai le spalle alla propria comunità e al proprio mondo di provenienza. Se tutto questo ha fatto paura sono felice di aver fatto paura".

De Majo sostiene di aver fatto "il massimo possibile in un anno difficilissimo, con risorse esigue, imparagonabili a quelle degli anni precedenti, ed infinite restrizioni, cercando di ascoltare ed incontrare tutti, restando fedele a due principi fondamentali, che questo Paese troppo spesso dimentica: che il lavoro culturale sia lavoro e come tale va protetto e tutelato, e che la cultura è linfa vitale delle città, senza la quale crescono rapide le passioni tristi, il rancore, la barbarie sociale. Quello che sono riuscita a fare lo devo innanzitutto a Napoli, città che anche quando è in ginocchio reclama bellezza e per la quale ho avuto l'onore di ricoprire un ruolo prestigiosissimo. Spero solo di essere riuscita a lasciare un piccolo segno positivo in questo tempo così buio", conclude de Majo.

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