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'Ndrangheta: blitz Ros, cosca Mole' gestiva sale giochi a Roma e sul litorale

24 giugno 2014 | 17.04
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Tra i fermati c’è anche l’attore Stefano Sammarco, la cui professione gli avrebbe consentito di coprire l’attività illecita di spaccio di sostanze stupefacenti. Insieme a lui è stato arrestato il fratello Manolo e risulta indagato il padre

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L'indagine dei carabinieri del Ros, che ha portato a 54 provvedimenti cautelari nei confronti della cosca Molè, ha accertato l'operatività della cosca nella Capitale, in grado di gestire, tramite prestanome, alcune attività commerciali e le sale giochi nei quartieri Prenestino e Tuscolano. Dagli accertamenti è emerso che la cosca Molè si assicurava inoltre regolari proventi, imponendo le macchinette da gioco in numerosi esercizi pubblici delle province di Roma e Latina.

In alcuni quartiere della Capitale e sul litorale romano è stata accertata l'esistenza, spiegano gli investigatori, di una vera e propria spartizione territoriale tra le organizzazioni criminali per la distribuzione delle macchinette slot on-line, che, in alcuni casi, ha determinato contrasti che la cosca ha risolto a suo vantaggio forte dell'elevata caratura criminale.

Tra le società controllate dall'organizzazione, la 'Power play', che fino a pochi mesi fa gestiva la sala giochi 'Slot Gioia' di via Fumaroli, nella zona di Tor Tre Teste a Roma, all'esterno della quale, il 19 gennaio 2011, fu ucciso a colpi di arma da fuoco il vibonese Angelo Di Masi.

Nel corso delle indagini è stato accertato il prioritario interesse della cosca gioiese nella gestione delle sale giochi e del connesso settore delle slot machines, controllato dall’organizzazione con il supporto di sofisticate tecniche di elusione dei controlli predisposti dall’agenzia delle dogane e dei monopoli: attraverso l’azzeramento telematico dei bonus (che ogni singola slot deve rilasciare a seguito di un cosiddetto ciclo completo) o l’installazione di schede non legali e scollegate dal circuito di controllo dell’agenzia.

In tale quadro, l’attività ha consentito di approfondire tutti gli aspetti legati alle dinamiche organizzative e gestionali del settore: dalle direttive dei vertici alla materiale direzione delle società concessionarie e di distribuzione delle macchinette da gioco, al percorso degli introiti, che, in ragione di una prassi ormai consolidata, continuavano ad affluire nella cassa comune del sodalizio.

C’è anche l’attore Stefano Sammarco tra i 54 arrestati nell’operazione Mediterraneo dei Carabinieri condotta seguendo le direttive della Procura di Reggio Calabria. La sua professione gli avrebbe consentito di coprire l’attività illecita di spaccio di sostanze stupefacenti. Insieme a lui è stato arrestato il fratello Manolo e risulta indagato il padre.

L’indagine ha consentito di fare luce su un vasto giro di droga che faceva capo alla cosca Molè di Gioia Tauro. Il gruppo Sammarco, secondo gli inquirenti, gestiva un proprio gruppo di spacciatori a Civitavecchia. Già due anni fa l’attore venne arrestato e in quella occasione, rileva il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, tutti i sodali ‘’si davano manforte, occupandosi di assicurare al primo la più efficace tutela legale’’.

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